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giovedì 10 luglio 2008

Fleet Foxes live @ Bowery Ballroom, NYC -- July 9, 2008

Il concerto dei Fleet Foxes che ho appena assistito e' stato semplicemente strepitoso, uno dei migliori (se non il migliore) dell'anno, senz'altro il piu' emozionante. Questi cinque di Seattle sono cantanti e musicisti impressionanti. Non scherzo: dal vivo sono molto, molto, molto meglio che su disco -- il che da' la misura, visto che sia l'EP sia l'album sono a mio parere tra le cose piu' belle di quest'anno. Giuro in tre anni a New York non ho mai visto una indie crowd esaltarsi cosi' tanto. I primi tre pezzi (l'incipit con l'a cappella di Sun Giant mi ha scombussolato a tal punto che quasi mi stavo commovendo) sono stati eseguiti in medley, con il pubblico che non riusciva a farsi sentire tra l'uno e l'altro. Alla fine del terzo pezzo, ci sono stati applausi e urla da stadio per quasi due minuti di fila. Il giovane cantante Robin Pecknold ha una voce stupenda. Pur costipatissimo ha cantato in maniera magistrale e ha intrattenuto il pubblico con cortesia e senza menarsela. (Notarella personale: a fine serata ho scoperto che Aja, la ragazza di Seattle amica di amici conosciuta un anno fa (e poi mai piu' rivista), che ho reincontrato per puro caso fuori dalla bowery ballroom e che ha risolto il mio problema-no-biglietto facendomi entrare gratis come guest proprio dei Fleet Foxes e' .... la sorella maggiore di Robin).
E ti diro': visto che e' stato appena aggiunto un concerto ulteriore domani (2 concerti a Union Hall, il secondo a mezzanotte), da mezzogiorno saro' a dare battaglia sul sito della ticketmaster. Perche' sai, a parte gli scherzi, di musica ne ascolto parecchia. Ma di nuove bands capaci di scrivere ed eseguire musica con cosi' tanta grazia, gusto, perizia e personalita' ne conosco poche. Chiudo lasciandovi al nuovissimo video di White Winter Hymnal (opera dell'altro fratello Sean) e alla struggente Tiger Mountain Peasant Song con cui hanno chiuso lo show (qui sotto, nel live di presentazione dell'LP un mese fa a Londra).


giovedì 15 maggio 2008

Cut Copy live @ Bowery Ballroom, NYC -- May 14, 2008

Degli Stratagemmi. Always be nice with the bureaucrat. Lezione che noi italiani abbiamo imparato un mezzo migliaio di volte, no? I biglietti per i Cut Copy sono andati esauriti prestissimo. Craigslist dava cifre assurde: gente che offriva $80 al pezzo, altra gente che chiedeva piu' di $100. Follia pura. Fortuna che uscendo da uno dei seicento concerti cui ho assistito di recente alla Bowery Ballroom ho chiesto a uno dei buttafuori se ci fosse un modo per prendere dei biglietti per l'esauritissimo concerto di sti benedetti Cut Copy. Non ve la sto a fare troppo lunga: dopo un tiramolla non comodissimo, sono riuscito a entrare pagando $20, vale a dire face value senza ticketmaster fee (sogno bagnatissimo di ogni concertgoer newyorkese). Il tutto perche' ero stato nice col burocrate di turno che - lo dico per inciso - non ho corrotto affatto: solo si era preso a cuore la mia aspirazione a vedere il concerto dei Cut Copy. Again: never fight with the redtapers - be nice and enjoy life.

Dei Gusti. I Cut Copy sono, in meno di una manciata di settimane dall'uscita del disco con cui diventeranno famosi, un baluardo del gay partying/dancing, etc. etc. Nessun problema, sia chiaro. Normalmente e' indice che sei finito nel posto giusto. Solo, essendo tuo malgrado orribilmente straight, devi sempre ricorrere ai ripari - soprattutto se sei alto uno e ottantasei e pesi costantemente meno di settanta chili - e i ripari sono sempre 'ste riserve di tipine ultracool e mezze assatanate che, non sai come, vanno (sempre? solo?) a eventi a netta maggioranza gay. Giuro che aspetto ancora il saggio fondamentale di chi mi spiega perche' le tipine piu' arrazzate del pianeta vadano sistematicamente a fare baldoria in posti a maggioranza gay. Okay, lo capisco dalle nostre/vostre parti perche' so quanto le eterocrowds possano essere fastidiose nel Belpaese. Ma ai concerti cosiddetti "indie" a NY non me lo spiego per nulla. Forse, per uno scherzo del destino, e' solo nei posti (per te) veramente ostili che le ragazze decidono essere il momento buono per strusciartisi addosso manco fossi Prince. A Mosca era cosi' nei posti dove temevi di essere ucciso any time. In ogni caso, non riesci mai a sfruttare il grasso che cola.

Degli Stili. Scusate ma i Cut Copy sono la rappresentazione vivente del come e del perche' vivisezionare la musica alla ricerca di definizioni (noise-pop e' stata una delle ultime perle ... ma dai, anche a parlare di dubstep non ti senti un po' pirla?) sia un esercizio un po' ... whatever (e capisco tenete tutti famiglia). Lo dico perche' il singolo uscito in concomitanza con il disco, Lights & Music, e' la quint'essenza del, scusate, rock 'n roll: un riff di basso e una melodia, un qualcosa che era ovvio che prima o poi qualcuno avrebbe utilizzato, ma nessuno lo aveva mai fatto. Dopo i Nirvana tutti hanno cercato 4 giri di accordi per replicare quello che i Nirvana avevano fatto cercando di replicare Pixies e Breeders. Fino al 2001 sembrava una battaglia persa, poi arrivo' Fell In Love With A Girl. E chi di voi non ha detto, a 2003 inoltrato: "ah gia', eccheccazzo, 'sto riff del nuovo dei White Stripes ... ma ci voleva tanto?!" [ignora per un secondo che sia la canzone simbolo del simpaticissimo mondiale vinto in Germania]. Etc., etc. Tutti a lamentarsi sempre e dire, ma no, il rock e' morto dai, ci sono troppe poche note, troppi pochi strumenti, e' tutto gia' stato scritto, etc. Poi tra i tanti ti arrivano nel 2008 quattro outsiders zoticoni dall'Australia, ti escono con la linea di basso di Lights & Music e tutto il resto. And when you believe they call it rock and roll.

Del Giudizio. Non vi diro' mai come e' stato il concerto.


lunedì 5 maggio 2008

The Teenagers live @ Williamsburg Music Hall, Brooklyn - May 3, 2008

"They sound much better than the first time I saw them ... a couple of months ago at the Mercury Lounge" faccio a Stevie col senso di colpa di quello che lo ha trascinato a un concerto sapendo non sarebbe stato granche'.

Stevie a me: "I am so glad I didn't go with you to that show."

giovedì 3 aprile 2008

Fuck Buttons live @ Bowery Ballroom, NYC -- March 28, 2008

ne avevo viste parecchie

ma uno che canta nel mangiacassette della fisher price mi mancava
[pics: thx ryandombal]
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il concerto dei Fuck Buttons e' stato superbo.
gia' solo il sentire le loro canzoni a quel volume inumano e' stata un'esperienza.
eppoi le luci, queste melodie che piano piano riescono a svincolarsi dalle severe mura di suoni ultradistorti, i due che si dimenano da una parte all'altra del tavolo, la reazione del pubblico -- da bambino il futuro me lo immaginavo cosi' e vedermici, beh, in un certo senso mi ha tranquillizzato.
capita raramente di sentire un gruppo dal vivo proprio nel momento in cui il disco inizia a pigliarti.


per festeggiare, finito lo show, mi sono intrufolato senza farmi troppe domande in un edificio sulla bowery in cui imperversava un house party, che mi ha ricordato ... ogni altro house party che abbia mai frequentato. fortuna che c'era pure un rooftop con bella vista su downtown e, colle orecchie che ancora fischiavano, ho dato sfogo alla mia celeberrima capacita' visiva, girando il primo minuto del seguito di Croverfield (coming to your screen soon).

venerdì 14 marzo 2008

Lightspeed Champion live @ Mercury Lounge, NYC - March 5, 2008

qualche giorno fa ho visto lightspeed champion allietare la serata a una settantina di avventori della mercury lounge. il nostro fa ridere parecchio: le battute tra una canzone e un'altra parevano il frutto di una piu' o meno studiata self-conscious ironia da sfigato che non fa ridere ed e' terrorizzato per questo. irresistibile. come sapete icepick mi paga dugentomiladollariepassa l'anno per assistere a concerti che poi non racconto mai - non rivuole la grana indietro, mi dico, perche' immagino gli piaceranno i resoconti completamente estemporanei che poi butto giu'. bene. sulla via del texas - no, niente sxsw for me this year - sono stato folgorato dal ricordo di due cose accadute al concerto di lightspeed champion. la prima e' quando il nostro ha confessato di avere le labbra completamente impastate e appiccicose e senza che fosse per via del crack ("that would be cool, wouldn't it") e si e' scusato, dicendo - tanto non ci sono reporters qui stasera. siete tutti bloggers. dopo di che' si e' riscusato quando ha fatto notare il rivolo che gli scendeva dal colbacco - non vorrei pensiate stia piangendo mentre canto queste mie canzoni cosi' drammatiche. in realta' quello di cui volevo parlare e' una terza cosa accaduta al concerto. la cover di heart in a cage - "questa la facciamo sempre come bis o quando il concerto va particolarmente male o particolarmente bene". non ci ha specificato a che cacchio stessimo assistendo - ma e' partita questa cover acustica. grande esecuzione - come lungo tutto il resto del concerto, peraltro. e che canzone. no, dico, sento gente menarla con gli strokes. ora, sara' che rispecchiano vari mondi in cui sono cresciuto - lambire un minimo di glamour dalla sponda di chi e' un music junkie cazzaro con un amore incondizionato per la new york degli anni settanta, il brasile degli anni settanta, i guided by voices, le giacche di tweed del nonno e le chuck taylor prima che tornassero di moda - che nessuno di noi, me e loro, ha vissuto, sara' che mi gira sempre un po' il cazzo sentire a destra e sinistra critiche alla loro asserita coolness da parte di gente che fa la figa spacciandosi per sfigata, sara' che gli strokes ci hanno fatto rivenire voglia di uscire, bere e scopare verso la fine del 2001 (a me non era mai mancata, ma uso il plurale per indicare il mondo occidentale bianco e intellettuale), ma heart in a cage e', scusate, un pezzo della madonna - ha un beat in terzine, tipico dei van halen degli esordi, ma senza ride e con un fracco di hi hats e timpani, la voce di julian non e' mai stata cosi' distrutta, in patetica autocommiserazione e pero' lucida al tempo stesso. e il songwriting e' superbo: trovatemi una migliore cantilena che faccia da colonna sonora per cinque pirla che suonano sul chrysler, cantano per terra su un'affollata broadway, etc etc. (sorry, icepick -- just imagine i said torre velasca and corso buenos aires). si chiamava tiro, un tempo, late eighties or so, quel dono che solo poche bands in disparati stati di grazia riuscivano a buttar fuori. credetemi. ve lo dice uno che ritiene il primo minutoetrentasettesecondi di angel of death una delle cose piu' alte mai scritte nella storia della musica pop, classica o contemporanea che sia.

lunedì 25 febbraio 2008

High On Fire live @ Club Europa, Brooklyn -- Feb. 10, 2008

Un paio di settimane fa il buddy Fred mi ha trascinato in una gelida domenica di febbraio a vedere i californiani (Oakland, baby!) High On Fire, in tour per promuovere l'ultimo, apprezzato, Death Is This Communion. Il concerto si e' svolto al Club Europa, locale parecchio zarro a Greenpoint con una sfilza di bionde e sorridenti bariste polacche dalla maglietta aderente e push-up. Piu' che a un concerto metal, pareva di essere a un addio al celibato (il rapporto di 20/1 tra uomini e donne presenti nel pubblico, tipico da concerto metal, rafforzava l'impressione).
Non ho ancora capito se ho ripreso ad ascolticchiare metal (nuovo, intendo -- i classici e' gia' da un po' che li sto ripassando), per raggiunta nausea del revival post punk o altro. Tant'e': ne e' valsa proprio la pena: nonostante fossi stanchino - tre gruppi di supporto e l'inizio a mezzanotte di una domenica sera non hanno aiutato - il concerto e' stato una bomba. Scopro adesso che l'ennesimo social network woozyfly ha appena messo in rete l'intero footage, che propongo all'istante nei links qui sotto. Immagini e suono eccellenti, bisogna dire. Edulcoro la pillola per gli indie kidz: Overkill and Exodus are the new Ramones, at least t-shirtwise ......

Qui la prima parte.

E qui la seconda.

p.s.: avevo inizialmente deciso di embeddare il filmato, che pero' andava in autoplay in modo alquanto arrogante (e quindi in perfetto stile metal); dopo poco mi sono sentito un po' in apprensione per voi gentili lettori che rischiavo di far licenziare per via della cagnara francamente eccessiva per una mattina in ufficio.

can i borrow a "post-a-punti" without a single link?

  • Sono reduce dal concerto dei Magnetic Fields a Town Hall. Due ore di parole e musica superbe. Stephin Merritt ha una voce meravigliosa, e' uno dei migliori lyricists in circolazione ed e' il band leader meno convenzionale che abbia mai visto -- Frank Black al suo confronto potrebbe condurre un programma in Rai. Il suo humor cinico da grumpy smartass e' irresistibile, cosi' come ogni scambio di battute con quella buonissima anima di Claudia Gonson. Il set e' stato interamente acustico, il che' e' buffo se si pensa che l'ultimo disco, il favoloso Distortion (suonato piu' o meno per intero), e' stato prodotto perche' suonasse come Psychocandy. E la resa delle canzoni piu' recenti (su tutte Three-Way, Xavier Says e The Nun's Litany, cantata da Merritt) ha dell'incredibile. Il che in realta' non soprende piu' di tanto -- sono i Magnetic Fields santo cielo.
  • Ho scoperto di avere due (o tre, mai capito come si calcolano) gradi di separazione con Banksy: fortuna che 'sto blog non lo legge nessuno, perche' in teoria avevo promesso di non dire nulla.
  • James Murphy awwww-moment. Mi vien detto che JM abbia salvato la prima e unica serata da dj del mio amico Zach un par di anni fa nel Lower East Side, quando il mixer non funzionava e Z. chiese aiuto al nostro (allora fidanzato, oggi sposato, con l'ex roommate della migliore amica di Z.), che scese dal suo appartamento in Ludlow e aggiusto' tutto -- "he's the sweetest nicest guy", dice Zach (e ci credo, visto che e' un miracolato: come dire che se quando ti si buca una gomma arriva Ross Brown con il suo team o quando sei disperato e potenzialmente finito riesci a presentarti alle elezioni perche' tanto hai il popolo italiano che ti salva).
  • Si vocifera di secret show dei Wilco a breve. Intanto, godiamoceli al SNL della prossima settimana.
  • Infine, con il sottotitolo "Am I the new Jack White or something?", ho appena scoperto - o, temo, inventato - il gioco piu' bello del mondo.

    Parlo del gioco che ho tirato fuori dal cilindro alle 3.18am di domenica mattina in un affollato Annex: richiede una camicia con due taschini sul petto e due bottiglie di Red Stripe [Dario, caro -- so la Red Stripe essere oramai tuo segno distintivo, but let's not be silly: in Jamaica nel '93 ci sono andato io], da infilare nei taschini. Funziona che fai bere e tu stesso bevi la Red Stripe dai taschini simulando di essere una pornostar. Lo so, e' di un'idiozia incredibile, ma dopo pochi minuti lo faceva tutta la sala, o quasi.

mercoledì 13 febbraio 2008

Foals live @ Bowery Ballroom, NYC -- Feb. 12, 2008

Circa un annetto fa, dietro segnalazione di Inkiostro, i Foals sono finiti sul mio iPod con il singolo d’esordio Hummer. La canzone e’ saltellata da una playlist all’altra per un bel po’ di mesi. Col tempo si sono aggiunti altri pezzi, alcuni convincenti, altri meno, che hanno definito un po' meglio l'area dove i nostri si collocano: non tanto, come sembrava, nella disco-punk dei Rapture o dei Radio 4, ma piuttosto in un incrocio tra Gang Of Four, l’unza danzereccio e ossessivo alla El Guapo e la decostruzione dei Battles. Quando ho visto che avrebbero suonato alla Bowery Ballroom (che amo a tal punto da farci l’abbonamento stagionale se solo esistesse), non ci ho pensato ne’ uno ne’ due e ho preso i biglietti. Con un sold-out sfiorato senza avere ancora fatto uscire il disco di esordio (leakato nei giorni scorsi, mi dicono), il giovane quintetto di Oxford ha dimostrato molta personalita’ e consapevolezza nelle proprie capacita’. Si tratta di cinque musicisti tecnicamente mostruosi (su tutti il bassista, che pare il figlio di gattone Mecir), in grado di trasmettere parecchia adrenalina senza fortunatamente essere autoindulgenti -- sai, il filone e’ pur sempre quello del revival post-punk per cui non puoi metterti a fare piu’ di tanto il virtuoso. Il pubblico pare abbia goduto assai e alla fine ci si e' risollevati l'umore (le condizioni atmosferiche ci stanno vessando da un po' di giorni).
E la fine del raw bulletin? Mah, direi puo' aspettare. Sai com'e', anche qui si e' un po' come la casa delle liberta' e si fa vivaddio un po' quel cazzo che ci pare (cit.).

lunedì 11 febbraio 2008

raw bulletin part. II: No Age live @ Warsaw, Brooklyn -- Feb. 9, 2008





I No Age sono un duo losangelino (batteria e chitarra) uscito la scorsa estate con l'interessantissimo Weirdo Rippers (che raccoglie una sfilza di singoli precedenti), targato Sub Pop e finito dodicesimo nella classifica di fine anno di Pitchfork. Il concerto e' stato splendido. Grazie a un set tirato e parecchio rumoroso, i due hanno coinvolto al meglio il pubblico per un'abbondante quarantina di minuti di lo-fi anfetaminico. Suoni molto sporchi, voce distorta del batterista Dean Spunt che quasi fatica a emergere dal frastuono della Gibson SG di Randy Randall, trame sonore che rieccheggiano il punk hardcore californiano degli anni '80, ma anche Fugazi (la voce ricorda Ian MacKaye quando non strilla) e i Sonic Youth piu' sperimentali. Il bello e' che le loro canzoni hanno pure sprazzi melodici, soprattutto nei cantati, che creano un contrasto molto forte con la ruvidita' dei riffs di chitarra e il pestare scarno e assillante della batteria. Divertente il finale con tanto di chitarra scaraventata nella folla da Randy e fan rintronata che pensa di potere deliziare il pubblico strimpellando una chitarra assolutamente non connessa all'impianto -- sentiva il feedback e pensava fosse farina del suo sacco: una sorta di unplugged del sistema nervoso centrale, insomma.

Finito il concerto incontra Jason e Wes, scambia quattro chiacchiere, sfoggia la t-shirt di Goo (con dietro scritta Marc Jacobs Fall 2008), gentilmente rimediatagli la sera prima. Poi va a prendere da bere. Fa una fila dalla durata esagerata, per via della lentezza della signora che dispensa Kielbasa e Pierogi. Fa in tempo a rientrare nella ballroom che iniziano i

Liars (to be continued)

domenica 10 febbraio 2008

raw bulletin

Esce di casa dopo aver finalmente visto Eastern Promises on demand. Sale su un taxi in direzione Upper East Side, che' Dan Deacon suona gratis all Whitney Museum. Nel tragitto ascolta l'ultimo dei Black Mountain, che attualmente ritiene il miglior disco del 2008. La FDR Drive e' chiusa causa incidente quindi si sale su first avenue fino alla cinquantunesima e poi si inizia lo zig zag tra il traffico di midtown. Arriva al Whitney e trova una coda lunga meta' isolato, manco fosse Dylan a Manchester nel 1966. Si mette in fila e guarda da fuori alcune lussuose case. Poi arriva Stevie, che non vedeva da mesi, da prima che andasse in Russia. Chiaccherano. Gli racconta di Mosca e di Parigi. Stevie gli racconta di Bilbao e San Sebastian. Un secondo prima che arrivi Zach, un'addetta del museo comunica che non c'e' piu' spazio per vedere Dan Deacon. Cosi' Zach, Stevie ed M. si trovano senza un valido motivo nell'ultima zona dove vuoi essere un venerdi' alle sei e mezza di sera. Decidono di andare a bere e non e' impresa facile trovare un posto decente da quelle parti. Dopo aver camminato al freddo per un buon dieci blocchi, trovano una brasserie sulla terza e 59esima. Niente di che ma un buon riparo. Come Zach, ordina una Stella Artois, mentre Stevie prende un Manhattan. Parlano tra l'altro di Lost (inveiscono contro gli autori per avere seccato prematuramente Naomi), di The Wire, di American Gansgter, di The Insider. Zach dice che un suo amico ha lavorato assieme a Jeffrey Wigand, il chimico interpretato da Russel Crowe in The Insider. Dice che a detta di quell'amico, R. Crowe ha semplicemente clonato quell'uomo, prendendone quasi tutte le fattezze. C'e' tempo per un altro giro di bevute, in cui si parla di amici in comune, di amici di Zach e Stevie che si mollano e di coppie che si formano in maniera non esattamente corretta. E tempo per ricevere una telefonata e sentire che i Sonic Youth hanno suonato alla sfilata di Marc Jacobs. Poi via su un taxi rediretti a downtown e M. espone le ragioni per cui non impazzisce per In Rainbows. Arrivano da Satsko, ristorante asian fusion in Eldridge tra Houston e Stanton. Si scolano una bottiglia di sake in tre; non una grandissima idea, scoprira' piu' tardi.
Arrivano altri loro amici, tra cui un hedge fund manager che si scopa la segretaria 23enne (che ha sbaragliato la conoscrrenza alla job interview placidamente ammettendo che avrebbe voluto scoparsi il capo) e un tizio dell'Arkansas trapiantato in California, gia' nello staff della Casa Bianca nei '90s e oggi in citta' per un paio di rallies pro Billary. Il cibo e' buono, anche se a meta' cena M. scopre che non fa bene mangiare tonno crudo. E' pieno di mercurio, gli viene detto. Chiede che cosa si rischia e nessuno sa dargli una risposta, ma lo convincono che insomma mangiare mercurio non deve fare particolarmente bene. Tanto lui stava mangiando del manzo. La cena fila via con tre bottiglie di ottimo Malbec. A un certo punto, parte un trio jazz che suona da dio. Lasciati Zach e Stevie, un'ora piu' tardi M. e' al 205 ad aspettare un'amica. Un'ora e mezza piu' tardi balla al 205 con l'amica e sentono anche la reggae band al piano di sopra. Due ore piu' tardi vaga tra il Motorcity (da dove se ne esce con un bicchiere di Jack & Coke pieno e il buttafuori che non prova nemmeno a farmarlo) e l'Annex. Da li' in poi piu' nulla. Ricorda una difficoltosa trattativa sotto casa con un tassista che non accetta carta di credito e lui non riesce a prelevare. Ricorda un'impossibile salita di due piani di scale. Si sveglia il giorno dopo. Ha un prisma di cristallo conficcato nel cranio, merito del sake e di un'infinita' di vodka & tonic. Sta molto, molto male. Non c'e' nessuna cura che funzioni. Sente che il suo corpo e' avvelenato. L'unica e' mettersi in posizione fetale e aspettare. Aspettare. Ascolta anche della musica, ma poi si stanca. Poi alle sette di sera esce a farsi un sandwich e si dirige a Williamsburg. Sta un po' meglio. E' sempre bello passeggiare per Williamsburg, soprattutto la sera. Era tanto che non ci andava. Attraversa Bedford, prende Driggs e cammina, cammina fino a superare il parco e arrivare al Warsaw per i concerti di No Age e Liars. Il buttafuori che gli controlla la ID gli chiede se tenga al Milan o all'Inter. Risponde piccato "none." Il Warsaw e' un centro culturale polacco. Ha una sala da ballo enorme. Tutto il personale e' polacco. Servono kielbasa e pierogi. Non ha contanti con se' ed e' un peccato perche' le t-shirts sono bellissime. Si siede sotto il palco. Non ha soldi e non riesce a prelevare. Beve acqua. Si guarda in giro. Naviga svogliatamente con l'iPhone. Deve aspettare un'ora buona prima dell'arrivo dei

martedì 29 gennaio 2008

Vampire Weekend -- Live @ Virgin Megastore NYC Jan. 28, 2008

Oltre ad essere stata, non smettero’ mai di dirlo finche’ non mi abbattete, un'annata musicalmente clamorosa (personalmente si contende la palma di annata del decennio con il 2002 e il 2004), quella del 2007 e’ stata anche l’annata del “secondo disco” (un po' tipo il '93). Vale a dire un sacco di bands che tra il 2004-2006 se ne sono uscite con dischi di esordio eccellenti, chesso’ LCD Soundsystem, Clap Your Hands Say Yeah, Arcade Fire, M.I.A., Beirut, Band Of Horses, Bloc Party, hanno fatto uscire il secondo disco l'anno scorso. Alcune hanno bissato eccome, altre hanno un po’ toppato, per quanto mi riguarda. Tutto questo per dire che piu’ che nuove bands, nel 2007 si e’ ascoltata gente che gia’ era in giro, seppur da poco. Eccezioni di nota nella dance e in alcuni generi un po’ borderline (No Age, A Place To Bury Strangers, Yeasayer, su tutti).

Quest’anno, forse perche’ nessuno aveva una mazza da fare nelle prime due settimane di gennaio, io in testa (ma la musica, quella in senso figurato intendo, e’ ahime’ cambiata), ci si sta affannando un po’ tutti a pescare delle next big things et similia. E ne stanno spuntando fuori un bel po’, almeno a sentire noi, gran traduttor dei traduttor di [fill with one or more among: pitchfork, stereogum, brooklynvegan, etc. etc. etc.].

Un par di volte nelle ultime settimane Dario e stamane Inkiostro hanno scritto cose carine nei confronti dei MGMT, per cui rimando volentieri ai loro post (anche se nella mia valutazione complessiva ci metterei un bel bemolle).

Dal canto loro, i Vampire Weekend (noantri se ne parlo' qui e qui), sorta di gruppo gemello dei MGMT (anche per conterraneita’), hanno avuto l’onore di presentare iersera un cordiale showcase al Virgin Megastore di Union Square, proprio contestualmente all’uscita del disco, fresco di importante endorsement di pitchfork (8.8 e menzione nell’ambita sezione “best new music” – quella senza la quale un fracco di oramai stimatissimi musicisti sarebbero probabilmente ancora a servire frappuccini).

Come spesso accade in queste occasioni, mi diverto assai a farvi perdere tempo parlando dei cavoli miei, senza descrivere una cippa di quello che ho visto. (Del resto, questo simpatico blog “Icepick”, ossia “il blog che piace alla gente che piace o almeno che si piace” (Franco, non ti ringraziero’ mai abbastanza), mi ha finalmente permesso di dedicarmi al cabaret, attivita’ che avrei sempre voluto intraprendere, prima di venire folgorato dalle Istituzioni di Gaio.) Ma a sorpresa questa volta vi parlero’ dei Vampire Weekend, che’ siete tutti li’ che fremete come delle scimmiette curiose per capire se si tratti o meno dell’ennesimo tanto fumo e poco arrosto. Alcune cose si sanno di gia’ e non c’e’ certo bisogno di me per ricordarle: i VW fanno ripetute citazioni di sonorita’ africane/reggae/caraibiche/world, etc. etc. Da qui, la curiosita’ di come sia stata la resa dal vivo del materiale di ‘ste quattro simpatiche canaglie.

Piccola parentesi: sono scandalosamente giovani. Ma giovani come fossero un gruppo di liceali, non sto scherzando. Per di piu’ tutti essenzialmente puliti (per i milanesi: tipo quelli del Tito Livio, per intenderci). E solo perche' ho promesso di non parlare di me che non vi tedio un secondo di piu' sul pubblico, che’ c’e’ voluto un ottimo show per distrarmi dal fatto che stavolta probabilmente ero il piu’ vecchio in una crowd per la maggior parte composta da NYU kids in their freshman year (te ne accorgevi, tra l’altro, per l’odore di alcol che trasudavano: classico della bevuta nel dorm prima dell’uscita).

Dicevo, un ottimo show. Sti picciriddi cordiali e sorridenti (il cantante sembra il compagno di classe che ti passa la – peraltro perfetta - versione di latino senza assolutamente fartelo pesare) suonano molto bene. Anche se l’impianto era quello che era, i nostri quattro pargoli hanno dimostrato di avere un tiro da fare invidia a tanti loro colleghi piu’ navigati e dal fisique du role piu’ credibile. Il batterista, su tutti, e’ notevole nel riuscire a pestare come un dannato ma al tempo stesso conoscere cosa sia la “dinamica” in un pezzo, che per il genere che fanno e’ tutto (odioso tutorial per chi non ha mai suonato: in soldoni, dinamica consiste nell’alternare fasi di "forte" a fasi di "piano", ossia tra fasi rumorose e non – Smells Like Teen Spirit, a sua volta, per ammissione di Cobain, ispiratasi ai Pixies di Debaser e Gouge Away, e’ la canzone che meglio di ogni altra la descrive). In piu’, il tarantolato leader Ezra Koenig e’ dotato di un’estensione vocale non indifferente oltre che di un timbro tutto particolare. Lo show case e’ consistito in 6 pezzi, tra cui gli oramai "classici" A-Punk, Mansard Roof, Oxford Comma, Cape Cod Kwassa Kwassa (nota: anche loro non hanno resistito la pessima tentazione di sparare tutti i pezzi migliori a inizio cd; ma che ci vuoi fare, lo fanno circa tutti oramai, dato un pubblico con una soglia di attenzione che non va oltre i dieci secondi, come bene ha detto di recente Cru7do).
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Nonostante la proverbiale shyness/awkwardness/snobbery, aggiungici quel che vuoi, dei newyorkesi, la risposta del pubblico e’ stata assai convinta e piu’ o meno tutta la sala si e' lasciata andare come si augurava qualche giorno fa Dario. Sebbene si parli dei VW e non dei Clash, questo sia ben chiaro, posso tranquillamente ammettere che i nostri sono molto piu' solidi di quello che l'apparenza lascerebbe intendere e, per quanto ho potuto assistere, sono assai piu' presentabili e meno infastidenti di molti loro peers, tipo quelli di cui si diceva su (ma probabilissimo che dietro le sembianze da geppi colle faccine d’angelo, si nascondano dei serial killers). Dicevo, si parla dei VW e non dei Clash -- ma per un concerto gratis il giorno dell’esordio discografico, sinceramente puo' anche andare bene cosi’.

martedì 27 novembre 2007

Moscow I love you but you're bringing me down

Dovrei parlare un po' di Mosca, lo so, ma che diavolo volete che vi dica se non un ammasso di impressioni qua e la’? Se e’ pero’ questo che volete, perche’ altro proprio non saprei dire (non saprei nemmeno parlare in modo coerente e strutturato di Milano, pensa un po’), queste sono le cose che sono andato dicendomi con piu' frequenza nel corso di questi due mesi:

· Non sorridere mai. Fai il duro. Ti viene bene in fondo: tutti sti anni di good karma newyorkese ti stavano rendendo piu’ fesso di un ospite di Buona Domenica. Gira con il grugno di Tony Soprano e sarai trattato decentemente. La gente che sorride ed e’ gentile viene trattata malissimo; no bullshit: la vita e’ dura e sorridere e’ da superficiali.

· Non adirarti se, mentre cammini in strada, in un bar, in un club, vieni preso a spallate da gente che non fa il minimo sforzo per evitarti. E’ cosi’ che si fa. Come sopra, adeguati al costume locale e vedrai che ci proverai anche gusto a prenderli a spallate; in fondo tanti anni di pogo saranno pure serviti a qualcosa, no?

· Li ammiri perche’ hanno un modo tutto loro di fare pub crawling. Dalla cinque del pomeriggio in poi, vedi per le strade uomini e donne di ogni eta’ ed estrazione sociale deambulare per le strade con un drink in mano: birra, energy drink, Smirnoff ice, Bacardi breezer, fiaschette varie, bottigliette di vodka, whisky, rum. Camminano, chiaccherano, fanno l’aperitivo per la strada. Economico e pratico. Del resto – momento di imparaticcio, thx Lonely Planet – l’Islam non fece breccia secoli e secoli fa perche’ il di allora regnante si rifiuto’ di privare il proprio popolo dell’alcool.

· Mettiti il cuore in pace che quello che indossi non da lavoro e’ la cosa piu’ out che una persona potrebbe mettersi da ste parti, dove lo stile vagamente minimalista non fa figo ma soltanto pezzente. Qui e’ rimasto tutto al 1983; o meglio, qui si stanno godendo il loro 1983 e non hanno intenzione di abbandonarlo neanche per sogno. Per cui adeguati ad essere squadrato con fare sprezzante da dei cafoni che neanche i gioiellieri di Valenza Po.

· Della musica hai gia’ detto che qui e’ un po’ la capitale mondiale dello schifo. Gente che invita James Murphy a fare il DJ e non gli riserva nemmeno il ruolo di headliner. E tanto lui non si scompone: ride, balla sul palco mentre i New Young Pony Club fanno la cover di Pump Up The Jam e poi fa ballare tutti, come al solito, con della musica clamorosa che solo lui.

· Ti passano accanto le ventenni piu’ arrapate del pianeta (prima che si diano una calmata e decidano di diventare delle zarine pure loro). Il che sarebbe ovviamente una figata (e lo e’ per un fracco di gente), se non fossi gia’ occupato. Invece e’ una bella tortura, che’ donne che ti toccano il culo manco fossi Paul Banks mentre tu non puoi reagire non e’ una cosa poi cosi’ divertente. A tacere di simil modelle che passano mentre chiaccheri colla tua fidanzata e ti fanno l’occhiolino. Poi scopri che il bar in cima alla torre del tuo albergo, uno dei migliori della citta’, ha un rapporto troie / resto del mondo di 4 a 1. Quasi come l’Ippopotamo di Fantozzi, per capirci.

· Resti sempre senza parole, a meta’ tra il divertito e il terrorizzato, se pensi che con dei pilastri di civilta’ cosi’ solidi, nell’ordine, questi sono riusciti a: cacciare Napoleone a calci; regalare all’umanita’ i migliori romanzieri dell’800; vincere una guerra mondiale; cambiare l’ordine mondiale con una rivoluzione tutto sommato assurda (ma ai primi del secolo scorso, come peraltro di questo secolo, davano tutti un puo’ fuori di matto); sterminare una buona parte della popolazione, ora per punizione, ora per incapacita’, ora perche’ non avevano altro da fare (per inciso: il busto di Peppino Stalin e' sempre stabile nella Piazza Rossa); vincere un’altra guerra mondiale; impegnarsi in un’altra guerra che a rigor di logica avrebbero dovuto vincere a mani basse; iniziare a fare un po’ schifo; farsi umiliare persino da rocky quattro e collassare in sei minuti; essere terra di nessuno per dieci anni buoni, con una sfilza di ladri e assassini che pigliano il potere; perdere pure una guerra intestina; diventare terra di quell’unico che, mentre prevaleva nella rivincita di quella guerra intestina, ha cercato in qualche modo di contenere quei ladri e assassini, alleandosi con alcuni, segandone altri; incazzarsi di brutto con il resto del mondo per avere irriso loro, la loro nuova ricchezza e il loro gusto per lo sfarzo cafone e fine a se stesso; e in tutto cio’ non avere mai, ma nemmeno per un secondo, pensato che la democrazia e il pluralismo fossero cose che valesse minimamente la pena perseguire.

Alla fine archiviero' il tutto come un momento strano ma in fondo interessante della mia vita: ho vissuto in un posto completamente assurdo, con bottiglie di greco di tufo vendute al ristorante per 130 dollari e tassisti che mi hanno fatto fare il giro della citta’ con meno di 10 dollari (ma con una probabilita’ di morte, mutilazione o invalidita’ permanente che ogni volta si aggira tra il 20 e il 30 per cento). Non so se mi manchera', e anzi non lo penso proprio (sto sinceramente considerando di baciare il suolo di JFK al ritorno), ma di certo sara' stata un'esperienza e avro' di che ammorbare il prossimo coi miei racconti.
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Ma tranquilli, sul blog questa lenzuolata basta e avanza.

venerdì 16 novembre 2007

A ben vedere un saltino in rehab non sarebbe poi una cattivssima idea

Dopo questa brillante prestazione il pubblico di Birmingham ce la manderebbe a calci nel sedere ...


(thx Product Shop NYC)

Update - Il video e' stato a quanto pare tolto. Mentre nel frattempo provo a cercarlo (questo qui, sempre dalla stessa serata e' assai meno clamoroso, ma serve a dare l'idea), leggi qui di come la nostra abbia lasciato il palco tra i boo del pubblico.

domenica 4 novembre 2007

Napalm Death live @ Tochka, Moscow -- 3 novembre 2007


http://userserve-ak.last.fm/serve/_/2555029.jpg
Dopo aver perso la proverbiale mezz'ora incapace di dare indicazioni decenti al mio, peraltro cortesissimo e azzimato, gypsy cab driver (il suo taxi e' uno dei pochi senza il vetro anteriore fracassato), arrivo finalmente al club Tochka. Passato il non insormontabile feis control (e' pur sempre un concerto dei Napalm Death, dopo tutto), una gentile signorina all'altezza del metal detector iniza a farmi una serie di domande in russo cui ovviamente non so dare risposta. Fattole capire che non sono in grado di interloquire, lei apre un cassetto da cui tira fuori in rapida successione: un coltello a serramanico, una lama da inserire sotto la fibbia della cintura, un coltellaccio alla rambo e una pistola. La scena e' surreale. Il mio perenne senso di colpa latino mi fa per un secondo pensare di essere accusato di porto d'armi illegale, ma la cosa e' ovviamente un po' forzata. Ne' mi sta cercando di vendere armi per meglio difendermi in quel girone infernale che e' il pogo a un concerto dei Napalm Death. Si tratta semplicemente di armi confiscate ad altri avventori (una pistola santo cielo!) e lei e' in cerca di un'autodenuncia da parte mia. Non essendoci nulla da dichiarare, a quel punto scatta in me un sentimento di inadeguatezza per non avere armi da contribuire in quel mitico cassetto. Provo invano a porgerle l'inalatore aerosol, che lei scarta con sorriso tra il materno e il preoccupato (per le mie sorti nella bolgia).
Riuscito miracolosamente a intrufolarmi senza nemmeno il biglietto, entro nella sala stracolma quando i nostri stanno gia' suonando. Da buon codardo mi posiziono sulla scala che scende verso la "platea". Da qui ho un'ottima visuale di quello che succede sul palco e sotto. Mamma mia. Mai visto niente di simile. Si combinano la tipica violenza degli shows dei Napalm Death con l'approssimativa gestione della sicurezza dell'organizzazione russa. In qualsiasi momento sul palco, oltre ai musicisti, si possono scorgere due addetti alla security vestiti come se fossereo alla festa no martini no party e un numero variabile di fans in procinto di fare stage diving (diciamo dai due ai cinque). La scena e' piu' o meno sempre la stessa: un fan salta su, si gode due secondi dionisiaci di divisione del palco con i propri idoli, dopodiche' viene violentemente spintonato giu' dal fighetto della security. Vedo gente finire direttamente faccia a terra, faccia sul palco o sui monitors, oppure con testa, scarpe, gambe, tronco in faccia ai fans nelle prime file. In passato ho assistito a un buon numero di concerti thrash metal, Slayer inclusi, tutti abbastanza violenti. Ma quello che mi colpisce qui e' la totale, ma proprio totale, noncuranza per l'incolumita' fisica: scarpate in faccia, gomiti alti, testate, di tutto e di piu' tra duecento russi di sesso e corporatura variabile, dall'armadio dell'armata rossa al metallaro mingherlino, dal punk completamente ubriaco alla tipina da centro sociale. In tutto cio' i Napalm Death sono impassibili (per quanto possibile, dato che si devono ogni tanto dimenare dai fans piu' esagitati che li abbracciano, cercano di mollare improbabili high-fives e di fare dell'estemporaneo air guitar e in un caso, addirittura, air drum -- genio!) e offrono una performance superba: suoni ultra saturi, pezzi eseguiti perfettamente al sincrono e in maniera energica ed aggressiva.
Finito il set, grandi boati e pacche sulle spalle, che si e' sopravvissuti anche questa volta. Mentre esco scorgo un gruppo di persone presso la tizia del metal detector: si tratta dei proprietari di coltelli e pistola di cui sopra, tutti in fila per riprenderne possesso.
Welcome to Moscow, baby.

venerdì 26 ottobre 2007

la piramide logora chi non ce l'ha


Gustoso passaggio nell'intervista che Thomas Bangalter dei Daft Punk ha rilasciato all'LA Weekly.

So that's really you up there in the pyramid, right?

You know, the people who ask that question don't seem to realize this – when you've got 20,000 or 30,000 people completely screaming at you up there, why would we want someone else in our place? If you were us, would you be somewhere else? I answer that question with a question.

Well, I would be very tempted to sneak out into the crowd at some point to see it from their point of view. How could you resist taking a fifteen minute break, outfitting a roadie with a helmet while you stand out in the crowd?

Yeah, well, you've got your answer and I've got mine. I would not trade my place with someone else – obviously in a lot of respects.
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giovedì 25 ottobre 2007

Smaltimento arretrati #2: LCD Soundsystem live @ Randall's Island -- 6 ottobre 2007


(pic: matte's "mattel" digcam)

Si', lo so. E' passato un po' di tempo. Non dirlo a me che con la trasferta moscovita mi pare siano passati 3 anni. Comunque mi ero preso l'impegno morale di parlare del concerto degli LCD Soundsystem di qualche settimana fa a Randall's Island. Ed eccomi qua.

Che dire? Non penso di esagerare se azzardo che allo stato attuale gli LCD Soundsystem sono la migliore live band in circolazione. Trovatemene un'altra che riesca:
  • a eseguire alla perfezione canzoni dance, che su disco suonano parecchio elettroniche, con pressocche' esclusivo utilizzo di strumentazione rock standard;

  • ad avere suoni perfetti anche in spazi aperti capaci di contenere fino a 50.000 persone (merito del loro leader che passa meta' del tempo a dare indicazioni ai tecnici dei banchi mixer, quasi fosse un direttore d'orchestra);

  • a fare ballare dall'inizio alla fine del concerto tutto il pubblico, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, compresi quelli che sono li' per caso, per un altra band o per accompagnare degli amici;

  • a riuscire a mettere in piedi uno show straordinario anche quando il proprio cantante e leader e' chiaramente waaaaay waaaaaasted (mitico il suo: "New York I love you / and New Jersey and Long Island too");

  • a fare un concerto della madonna pur indugiando in una versione di venti minuti di "Yeah" che ha tolto spazio ad altri classici tipo "Daft Punk Is Playing At My House" e "Losing My Edge";

  • a lasciare sorriso stampato su faccia di ognuno/a dei presenti (anche per un bel po' dopo la fine del live set).
Magari non sono il miglior gruppo in circolazione (chi lo sa questo) e magari non sono nemmeno il vostro gruppo preferito (non sono il mio ad esempio, anche se bazzicano posizioni molto, molto alte). Ma di questi tempi dal vivo sono imbattibili. Tra le chicche della serata cito solo "Someone Great" con Regine degli Arcade Fire alle tastiere e la oramai leggendaria "Tribulations".

Questo vi volevo dire. Vi lascio con il (bel) video di "Someone Great" (con mia lacrimuccia per il finale su rooftop a Williamsburgh).


martedì 16 ottobre 2007

arretrato da smaltire (sia pure in parte): Blonde Redhead, LCD Soundystem, Arcade Fire live @ Randall's Island (6 ottobre 2007) - Prima Parte

Tra uno sbattimento e l'altro per il pseudo trasloco, una settimana fa ho buttato giu' qualche (si fa per dire) riga sul concerto del 6 ottobre a Randall's Island (isolotto tra Harlem, Bronx e Queens) dove in una splendida giornata/serata post-estiva ho avuto la fortuna di vedere in un colpo solo Blonde Redhead, LCD Soundsystem e Arcade Fire. (Si', lo so, c'erano pure i Les Savy Faves, peraltro reduci da un ottimo ultimo disco, ma a causa di segnalistica inesistente e traffic officer assolutamente inflessibile, ci e' toccato uscire e rientrare al casello e perdere mezz’ora, mentre in coda sulla sopraelevata ascoltavamo i LSV dilettare i fans puntuali.) Ora pero' ho da fare un fracco di altre cose e non ho molto tempo di portare a termine il post. Tenendo conto della lunghezza, finirlo vorrebbe dire occupare un'intera pagina di blogger e non e' proprio il caso. Per cui, vai di spezzatino. Oggi mi gira di parlare di quanto sta sotto, prossimamente integrero', con calma.

I Blonde Redhead sono stati il primo gruppo che ho visto e a chi interessa solo di musica e non di me, delle mie sfighe e di Finanza 101, consiglio di saltare il prossimo paragrafo.

Causa ennesimo pacco di Icepick, avevo un biglietto di cui disfarmi. Peccato che, invece del biglietto per concerto dalla line-up perfetta, mi sembrava di avere per le mani dei Cirio bonds nel 2003: fuori dall'ingresso avro’ contato una ventina di venditori disperati come me con la patata bollente in mano e nessuno degli avventori che ci si filava minimamente (del tipo che non ti guardavano nemmeno in faccia quando gli chidevi se serviva biglietto, very humiliating). Con un c.d. face value di 40 dollari gli unici compratori erano bagarini che riacquistavano a 10 dollari, non un cent di piu’. E dagli torto: sapevano bene che quelli come me che arrivavano presto con un biglietto in piu', per non perdere nulla del concerto, volevano assolutamente chiudere una vendita al piu’ presto, anche se a valori rovinosi. I bagarini contavano di rivendere i biglietti qualche ora dopo, quando si sarebbero presentati degli sbigliettati, indecisi fino all'ultimo momento se andare al concerto, e disposti a pagare una trentina di dollari... Tipico delle situazioni di non scarsita' (o, a girarla, di caduta di valore) del bene negoziato (il posto avrebbe potuto tenere anche 50.000 spettatori e se ne stimavano solo 22.000/25.000 in arrivo), in cui il mercato e' in mano ai compratori (l'opposto di quello immobiliare, insomma), sono i piu' bravi e scafati gli unici che riescono a fare soldi (e tanti). Per quanto mi riguarda questi bagarini avrebbero potuto andare tranquillamente a lavorare al desk di Lehman Brothers (o forse, a bene vedere, erano appena stati licenziati da LB). Resomi conto che quella era la situazione, mi sono rassegnato a vendere il biglietto per un pugno di dollari. Forte di un’umiliante $30 loss, entro nell'immenso field e anche qui, ancora una volta a mie spese, sperimento the consequences of poor decision-making. Dopo essermi scolato tutto l'East River la sera precedente e aver passato l'intera mattinata con un hangover che mi pareva di essere un eroinomane in crisi di astinenza (si’: pruriti endocutanei e voci inesistenti, quella roba li’), il mio stomaco iniziava a batter cassa lamentando una fame bovara. A un buon duecento metri abbondanti di distanza dal palco, mi sono avventato verso il primo degli svariati baracchini che mi si paravano innanzi. Ma che bel pirla: non potevi immaginarti che avresti fatto una fila piu’ lunga, essendo quello piu’ vicino all’ingresso? No, eh? E in piu' ha insistito: nonostante ti sia stato detto che sono ancora nella friggitrice, hai chiesto pure le french fries, che ti stufano sempre dopo la terza! Risultato: i Blonde Redhead partono senza di me e iniziano, come per punirmi (e giustamente), con il mio pezzo preferito dal loro ultimo disco, l'evocativa e melanconicissima Dr. Strangelove. Io mi riesco a sgangiare dal kiosko-sulla-240-yarda solo quando gia' suonano il pezzo successivo e, dopo goffa corsetta mentre mi ingollavo hot dog e patatine, raggiungo infine una postazione con distanza dal palco assai piu' civile.

Come sono stati i Blonde Redhead? Una grande prova in territorio potenzialmente ostile, con fans non li' per loro e suono che si temeva si sarebbe perso con estrema facilita' in uno spazio cosi' ampio. Invece il trio ha in serbo un set superbo e tirato: sia i suoni sia l'esecuzione sono eccellenti (non sembra di essere ad un evento all’aperto), la presenza scenica e' ottima (Kazu che sopra abito corto bianco cantava imbracciando una fender jaguar era veramente molto sensuale). Su tutte, ho trovato fenomenale la resa di 23. E devo ammettere che, saranno la vecchiaia e/o la lontananza da casa che hanno reso i miei nervi piu' deboli di quelli di Dave Mustaine, mi sono sorpreso a nutrire un bel po' di orgoglio patrio (e meneghino) a vedere i gemelli Pace suonare con cosi' tanto carattere davanti a ventimila persone con skyline al tramonto sullo sfondo. Ma essendo io un epigone di quel genere che al liceo fracasso' i maroni a tutti, ossia del romanticismo lombardo (i.e., continuazione dell'illuminismo mascherata da romanticismo, una roba un po' nu-metal insomma), tronco subito con il melodramma per occuparmi di cose ben piu' importanti: tempo e denaro. Terminato il concerto dei Blonde Redhead mi fiondo a ordinare delle birre e constato come il "mercato" della vendita della birra presso gli stands alla sinistra del palco sia in preda alla totale irrazionalita' (che io avevo abbracciato poco prima per l'hot dog e le french fries): file sterminate presso i primi venditori (roba da cinque/dieci minuti) e nessuna attesa presso gli ultimi in fondo, distanti si' e no quaranta metri. E chissa' quante cose nella vita sono la' dietro e noi non le acciuffiamo perche' siamo nella fila sbagliata e non abbiamo occhi per vedere.

Okay, scusate, la greediness si e' impossessata ancora di me e mi ha fatto dimenticare che qui si parla di musica, non di grana. Perfetto, avanti allora con gli LCD Soundsystem. Che dire? Per ora niente. Torna a leggere nei prossimi giorni e ti dico. Anche degli Arcade Fire. (Ma se mi paghi ti scrivo e-mail dettagliata.)
UPDATE -- For all the bastards who happen to be in NYC tonight, you should really go here.

lunedì 8 ottobre 2007

Boris live @ Music Hall of Williamsburgh

La settimana scorsa il sottoscritto e il compare Fred sono andati a farsi deliberatamente violentare i timpani dalla band piu' rumorosa del pianeta, il cult-act giapponese Boris. Il concerto e' stato intenso e spettacolare, merito di una band che suona in maniera perfetta e della straordinaria partecipazione del pubblico in totale adorazione (quasi non sembrava di essere a NYC ... ma tutto si spiega se pensi che c'erano metalheads involved ...). Lascio spazio alla ben piu' competente penna del compare Fred, che anche in vista dell'imminente e sciagurata campagna di Russia del sottoscritto, ci terra' aggiornati nel corso dei prossimi due mesi su quel che succede da queste parti a NYC.

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Green Matamps.

Doubleneck Guitar/Bass combos.

Sunn Model Ts.

Ringing Ears.

Rattled lower intestines.

These are the trademarks of a Boris show. The amazing, and amazingly diverse, japanese Doom/Drone/Experimental kingpins Boris tore through a show that (somewhat predictably) went light on Sunn/Earth guitar strokes, but heavy on the heavy. And by heavy, I mean it all: reflective metalgaze-y passages taking full advantage of the honorable Michio Kurihara (of Ghost fame), as well as riffs to make Matt Pike as giddy as a school child.

Wata, who is probably pound for pound, the baddest riff-meister in existence (cause lets face it, how many 100lb japanese female guitarists are there?), set her amps ablaze as they opened with "Rafflesia", digging deep through tracks from Pink, Akuma No Uta, and their ridiculously prolific catalog. In between multiple stage-dives, ridiculous fills, and resonating gong hits (yes, that is G-O-N-G) drummer Atsuo added a touch of personality to their otherwise stoic stage presence. The guy is a maniac. Takeshi, plays a doubleneck guitar/bass combo ala Jimmy Page..... is anything cooler than that?

The real treat though was seeing the great Michio Kurihara single-handedly take the show from great to monumental with his creeping feedback, sustained e-bow notes, and interstellar solos....

If you missed the show at the Music Hall of Williamsburg, get your ass to the Bowery Ballroom on October 28th. If you can't, get a copy of Akuma No Uta, some headphones, turn it up to 11, and swallow a vibrator. It'll be close, but not the real thing.

For those unfamiliar with Boris's daunting discography, check out this amazing tutorial.

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Una postilla assai faceta: dopo l'ultimo pezzo prima dei bis, quel fantastico invasato del batterista Atsuo si e' cimentato in un eccellente esercizio di stage diving e crowd surfing. Peccato che la folla che lo trasportava (ancor piu' invasata di lui) non ha calcolato bene forza e misure e ha letteralmente scaraventato il nostro malcapitato con faccia sullo spigolo del palco, travolgendo l'equipment della deliziosa chitarrista Wata (equipment che vedi nella foto sotto). Come Atsuo non si sia fracassato il viso e' evidentemente un segreto da samurai (scusate, ci ho provato, ma proprio non sono riuscito a trattenere l'orrendo luogo comune).(pic: thx bosbos)
La scena e' stata un capolavoro di drammaticita' metal e l'esilarante epilogo della (questa volta involontaria) rivolta del pubblico contro il proprio idolo mi ha vagamente ricordato questo:

Spero che nei prossimi giorni qualche buon anima si decida a mettere su you tube il filmato dello schianto di Atsuo, che peraltro, come se niente fosse, si e' rigettato senza indugi sulla folla anche al termine dei bis! Ecco: stavolta l'ho scampata e non ho parlato di un volo da kamikaze ... D'oh!

(thx Fred)

venerdì 28 settembre 2007

random thoughts while hippie chick sings

In attesa di loro tra poco e tutti loro tra una settimana, ecco il resoconto del concerto di mercoledi' scorso di Bat for Lashes, un quartetto di ragazze di Brighton vestite come delle sciamane veterohippie (leggi: disgraziate), che fanno un indie pop dal sapore fiabesco che richiama Bjork, Siouxsie & the Banshees, ma anche un poco Nico e i Led Zeppelin del periodo folk. Il disco di esordio ha un tre/quattro pezzi belli e i restanti che filano via un po' anonimi. Il concerto e' stato piacevole anche se non clamoroso. Le ragazze sanno intrattenere il pubblico (pare uscirono gran bene dallo scorso Glastonbury), per cui lo show e' stato a tratti divertente, anche se l'esecuzione ogni tanto ha lasciato a desiderare (il sincrono ragazze!). Curiosa e variegata la strumentazione che le nostre utilizzano roteando, ovviamente, i ruoli (dai, lo sai che di sti tempi per essere qualcuno nel mondo indie, se proprio non riesci a suonare per almeno un quarto d'ora coi Broken Social Scene, devi come minimo scambiarti gli strumenti con gli altri bandmates). Tra arpe, clavicembali, campanellini, carillon e diverse altre diavolerie, ho particolarmente apprezzato il bastone di un paio di metri che, percosso con violenza sul palco, e' stato il beat di un pezzo intero. Quanto alla loro leader, l'anglopakistana Natasha Khan, oltre a confermare che ha una gran bella voce e tiene con dignita' il palco, aggiungo che e' effettivamente una bella figliola, come anticipatomi da un caro amico che confesso' di avere contratto una cotta per lei la scorsa primavera.
Ma a me in realta' sarebbe premuto parlar d'altro, precisamente della Bowery Ballroom, luogo del concerto. E non di come la' abbia assistito a shows sempre molto belli (su tutti: Voxtrot, Yeah Yeah Yeahs, nonche' un immenso Rob Pollard con la sua ventina di Coors Light di ordinanza). E nemmeno di come, sara' l'atmosfera intima, sara' non so che altro, sia una delle venues che i musicisti che suonano da ste parti preferiscono: gli Interpol ci hanno fatto il warm-up show per il loro attuale tour -- pare bello, dicono quelli che ci sono stati, ma chi si fida piu' della loro clientela... Comunque, non di questo volevo scrivere. Mi piaceva l'idea di parlare della Bowery Ballroom perche', forse complici i tre bellissimi bars, li' la mia mente e' solita partire sempre per la tangente e fare scintillanti considerazioni che spaziano dalla bassa cucina (dove ritengo di eccellere) ai massimi sistemi (dove ritengo di fare cagare). Anche l'altra sera mi ero lanciato in considerazioni che li' per li' mi parevano assolutamente fondamentali. Ecco alcuni dei temi trattati: degli italiani e di quanto in questi tempi correnti si stiano sempre piu' sul cazzo a vicenda, sentimento che Bush e' riuscito a importare pure qui tra gli ammerigani (tra di loro, che a noi ci adorano e pensano che siamo i piu' fighi del mondo); dei blog musicali e di come facciano quasi sempre endorsement e quasi mai critica (Dario: che concerto del cazzo che hai postato sul blog!); del come tutta la puppa che si e' letta sul fatto che Grillo non sia un vero blogger puzzi di chiacchera da conventicola accademica che non si capacita di come tutto quel traffico di buzzurri vada solo da lui; degli indierock kidz dell'ultimissima generazione, una massa informe di scenesters, mi dice la vecchia che c'e' in me, mentre qualcos'altro che c'e' in me soggiunge che perlustrerebbe volentieri l'80% delle scenesters che lo circondano; del perche' la stella artois sia molto piu' buona qui che in Italia e del perche' a Milano le birre vengano spillate da cani; del perche' convenga sempre essere generosi con le mance nei bars; e un fracco di altra roba. Il problema e' che le considerazioni me le sono dimenticate tutte, vecchio fulminato anacoluto che non sono altro. E tutto sommato mi dico chissenefrega: perche' no, il parossismo di tornare a casa e scrivere tutto subito, proprio no. Che senno' questo diventa un altro dovere di cui il mio-senso-del proprio non ha bisogno.
Per cui, come ogni m-blogger di quarta, vi lascio con la fotina in alto a sinistra e due video di iutiub. E buone cose sto weekend!
(pic: Getty Images)
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Bat for Lashes - What's A Girl To Do

Jesus & Mary Chain - Just Like Honey