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martedì 2 marzo 2010

lo-fi-de-fi-ned

Lo-fi is an abbreviation of the term low fidelity, and fidelity means how faithful something sounds when compared with its original source. In truth, albums from bands like the Electric Light Orchestra and Def Leppard have a much lower fidelity than anything Pavement produced, as those recordings have no relationship to what a living, breathing band could sound like live. A better term for Pavement would actually be mid-fi, because their material falls somewhere between amateur authenticity and imaginative construction. But—as always—technical reality rarely matters when discussing pop music. Whenever a normal person says he prefers lo-fi music, it means he prefers bands like Pavement: imperfect sound forevermore.

Once again Klosterman proves he's the smartest mofo out there.

giovedì 7 maggio 2009

Vitamine per Milano: Vitaminic Days (18 maggio / 6 giugno)

Altro che quel carrozzone oramai esausto della settimana del design. Finalmente Milano riacquisisce la centralita' artistica che le spetta con i Vitaminic Days organizzati dagli amici della crew di Vitaminic. Dal 18 maggio al 6 giugno, sui palchi di alcuni dei migliori locali della scena indie e undergound di Milano (Casa 139, Circolo Magnolia, Music Drome, Rocket, Bitte) si alterneranno bands ed artisti che piu' hanno fatto parlare di se' nell'ultimo paio d'anni. Si tratta dei nomi che giravano sulla bocca di tutti al recente SXSW di Austin. E tutti ovviamente ben coccolati dalla stampa (cartacea e in rete) che conta. Sta allo spettatore adesso decidere se la fama e' meritata o meno e da milanese in esilio vi consiglio di non perdere questa opportunita'. Per chi non sta a Milano qualche chilometro e' piu' che giustificato -- gli after show parties organizzati dalla vitaminic crew sono noti per essere superdivertenti.

Ecco una mia personale selezione tra i nomi presenti alla rassegna (qui tutto il programma):
  • Si parte con l'acclamatissimo Andrew Bird il 18 maggio al Music Drome. Polistrumentista di Chicago, per la verita' in giro da un bel po', con gli ultimi due albums si e' andato ad affermare presso un pubblico sempre piu' vasto. Per capirci, a New York suona in posti tipo la Radio City Music Hall. Il suo ultimo disco ha ottenuto cori di elogi un po' ovunque e finira' in alto alle classifiche di fine anno. Da non perdere per poter poi dire "ah si' quello... l'ho visto dal vivo due anni fa davanti a 150 persone".
  • Hatchman Social+ A Classic Education il 20 maggio al Music Drome. NME darlings i primi, punta di diamante della piu' recente scena indie italiana i secondi. Serata molto promettente. Revivalisti gli Hatchman Social, adatti a tutti quelli innamorati del post-punk britannico del primi anni ottanta. Ma molto, molto meglio saranno gli A Classic Education, reduci dalla prima trasferta oltreoceano lo scorso marzo con apparizioni a NYC e al SXSW. Li ho visti in una delle serate newyorkesi e ne sono rimasto assai favorevolmente impressionato. Suonano dal vivo che e' un piacere. E il songwriting e' parecchio solido. Personalmente mi piace di piu' il loro ascendente Broken Social Scene che quello Arcade Fire, ma sono gusti.
  • Blank Dogs il 29 maggio alla Casa 139. Non pecco di immodestia se dico che sono stato uno dei primi ad accorgermi di Mike Sniper e del suo bedroom music project Blank Dogs. Lo-Fi meets new-wave. Tanto cupo e oscuro, con noncelati richiami a Joy Division. Incensiti da pezzi da novanta come The Wire, Blank Dogs hanno un disco in uscita a breve, un LP, un EP e una miriade di 12 inches e cassettine alle spalle. Gli ho gia' visti un paio di volte a NY. Tra i giovani sono un cult assoluto (al Market Hotel sono pure finito in un pogo, tu pensa) e personalmente mi hanno fatto da colonna sonora per tutto l'inverno.
  • Vivian Girls+The Pains of Being Pure at Heart al Magnolia il primo giugno. Questa si puo' tranquillamente candidare alla serata piu' divertente dell'intera rassegna. Due tra le bands newyorkesi/brooklynites di cui si e' parlato di piu' nei mesi scorsi. Le Vivian Girls fanno un punk melodico e sporco con tanti richiami tra 60's garage/surf (le melodie, le chitarre, i riverberi) e early-90's west-coast punk (three-grrrl band). Mai viste dal vivo (o almeno credo), ma mi si dice assai piacevoli (talune anche d'aspetto). TPOBPAH sono la rivelazione indie-pop dell'anno: pensa a una miscela The Smiths+Black Tambourine+The Vaselines+Belle & Sebastian. LP d'esordio delizioso (e uno dei piu' ascoltati quest'anno dal sottoscritto), il giovane quartetto dal vivo suona da dio e il pubblico balla dal primo all'ultimo pezzo. Divertenti da vedere anche se non si conosce nemmeno una canzone. Promesso.
  • Women il 3 giugno al Rocket. Con His Clancyness a supporto (progetto solista di Tom degli A Classic Education), i canadesi Women si presenteranno al Rocket con le loro sonorita' psichedeliche. Visti tre volte dal vivo (ne parlai qui). La prima non mi piacquero, poi il miracolo. Intensissimi dal vivo. Mischiano il post-punk e la psichedelia. Ci sento i Wire, i The Fall, ma anche Syd Barret, i Beatles piu' acidi e (quindi) i Clinic. Il disco d'esordio e' stato consumatissimo da queste parti.
  • Wavves il 6 giugno al Bitte (con DJ set filali di Fabio Del Luca e di Enzo Polaroid). Che dire? Nathan Williams, 22enne di San Diego, Ca., e' il personaggio indie piu' hyped dell'annata: il suo noise-pop ha conquistato i tastemakers che contano. A ragione? A torto? Ci sono varie scuole di pensiero, nessuna delle quali ha un winning argument... All'attivo ci sono gia' due dischi (molto molto buoni), criminosamente intitolati Wavves e Wavvves (per mesi, quando avevosolo il primo, mi sono chiesto dove minchia fossero certe canzoni di cui tutti parlavano). Fate voi.

Non potendoci essere saro' curiosissimo di sapere l'esito di questi super promettenti Vitaminic Days. Di certo faro' di tutto per convincere friends & family ad accorrere numerosi (mio padre a 74 anni suonati ha visto e apprezzato i Primal Scream a NY, che cacchio vi credete). I miei complimenti ancora alla Vitaminic crew, che con grande passione e creativita' sta promuovendo eventi di ampio respiro internazionale, quelli insomma "che non sembra nemmeno di essere a Milano" (ergo parecchio milanesi, nella miglior accezione che il termine possa avere).

mercoledì 13 febbraio 2008

From Solomacello to Slaughterhuoseonly

Una nuova eccitante puntata della sempiterna diatriba metallari vs. hipsters/indie kidz parte dalla penisola e arriva dritta oltreoceano sulle affollate pagine di BrooklynVegan, nei commenti a this week in metal (rubrica settimanale in cui il buddy Fred "Black Bubblegum" ti dice tutto quello che avresti voluto sapere sul metal ma non hai mai osato chiedere). Deliziatevi con alcuni fondamentali passaggi tratti da questa altissima polemica letteraria:
  • "Metal sucks! don't hype this shit."
  • "wow... Some closed off people here. Why, pray tell, does metal suck?"
  • "at least metalheads are into actual music...hipsters, on the other hand, seem to be more interested in honing their thrift-shop-fashion/im-cooler-than-you/ironic-scenester sensibilities"
  • "Moronic fanbase, 95% all dude-all the time-atmosphere at shows, dubious politics (Emperor!) , dubious music...there's a long list."
  • "METAL IS OVER"
  • "^^^YOUR MOM IS OVER..."
  • "I'd rather listen to dubious politics than the apolitical faux emotional ramblings of a catatonic asexual "indie" hipster douche bag. Or hip hop artist. Or Daft Punk."
  • "Though many would probably lump me in with "hipsters" based on my music-leanings, I'm outside that "crowd" because I don't brush up on all the things you listed, the things that seem of pinnacle importance to that segment. Hip(?)sters should love metal; the metalheads wear jeans that are too tight and drain-pipey (check), they wear beat up leather that's probably from a thrift shop (check), many have unruly hair (both scalp and facial, check check), and they wear out-of-date, clearly-worn-to-be-ironic sneakers (check). It's official: Metalheads = Hipsters."
  • "metal rules and always will fuckers!"

Foals live @ Bowery Ballroom, NYC -- Feb. 12, 2008

Circa un annetto fa, dietro segnalazione di Inkiostro, i Foals sono finiti sul mio iPod con il singolo d’esordio Hummer. La canzone e’ saltellata da una playlist all’altra per un bel po’ di mesi. Col tempo si sono aggiunti altri pezzi, alcuni convincenti, altri meno, che hanno definito un po' meglio l'area dove i nostri si collocano: non tanto, come sembrava, nella disco-punk dei Rapture o dei Radio 4, ma piuttosto in un incrocio tra Gang Of Four, l’unza danzereccio e ossessivo alla El Guapo e la decostruzione dei Battles. Quando ho visto che avrebbero suonato alla Bowery Ballroom (che amo a tal punto da farci l’abbonamento stagionale se solo esistesse), non ci ho pensato ne’ uno ne’ due e ho preso i biglietti. Con un sold-out sfiorato senza avere ancora fatto uscire il disco di esordio (leakato nei giorni scorsi, mi dicono), il giovane quintetto di Oxford ha dimostrato molta personalita’ e consapevolezza nelle proprie capacita’. Si tratta di cinque musicisti tecnicamente mostruosi (su tutti il bassista, che pare il figlio di gattone Mecir), in grado di trasmettere parecchia adrenalina senza fortunatamente essere autoindulgenti -- sai, il filone e’ pur sempre quello del revival post-punk per cui non puoi metterti a fare piu’ di tanto il virtuoso. Il pubblico pare abbia goduto assai e alla fine ci si e' risollevati l'umore (le condizioni atmosferiche ci stanno vessando da un po' di giorni).
E la fine del raw bulletin? Mah, direi puo' aspettare. Sai com'e', anche qui si e' un po' come la casa delle liberta' e si fa vivaddio un po' quel cazzo che ci pare (cit.).

martedì 12 febbraio 2008

Please don't leave us to remain

In attesa di buttare giu' due righe sul concerto dei Liars (ma tanto che cacchio ve ne frega ora che avete gia' letto settecento cose sparse qua e la' sul web -- a che diavolo servo io, proprio non so), segnalo con umore cupissimo questa intervista del Gothamist a Brendan Canty. Certo, era nell'aria, ma pare non ci sia proprio verso che i Fugazi riprendano a suonare, almeno per un po' di anni a venire. E non avendo mai fatto niente di niente dettato da esigenze commerciali, c'e' purtroppo da credergli.
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I don’t see us putting it all back together, which would be a lot of work. We still see each other all the time, except for Joe, who’s moved to Rome. If there was a burning desire for us to get back together and do it, we would do it. There’s nothing necessarily stopping us. But I don’t see it happening. I’ve got to say, it doesn’t feel like things are pointing in that direction. It just doesn’t seem like that would necessarily be a step forward for any of us. It doesn’t really make sense, you know?
I love the guys. Everybody continues to make music and everybody is plenty stimulated in their lives. I don’t see us going back to Fugazi. I think everybody was pretty much ready for a break by the time it was done. Then again, we never put it out of our heads, really. A lot of the reasons why we stopped were logistical because of kids and things like that. It was mostly kids and death. Kids were being born and almost all our parents were dying at the same time. Everybody was like, “Okay, we need to take a break.” I’m not saying all our parents are dead but everybody in the band lost somebody.
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Che dire? Continueremo ad aspettare, da bravi patient boys (and girls), nella waiting room.


giovedì 7 febbraio 2008

Tutti, ma loro proprio no

The Evening Descends, secondo disco degli Evangelicals da Norman, Oklahoma, ha parecchia carne al fuoco, tra cui, oltre all'oramai gettonato singolo Skeleton Man (qui sotto), anche la spacey Party Crashin' (pure qui sotto).
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Il problema e' che il ritornello della seconda mi ricorda maledettamente un'altra canzone, temo dei The Ark. Di grazia, mi dite che non e' cosi' (e di chi si tratta)?


venerdì 1 febbraio 2008

se solo avessero aspettato il mio ritorno

Con il ritardo che mi contraddistingue, sebbene mi senta giustificato dalla mia deportazione autunnale in Russia, il passato mese di gennaio mi ha regalato la scoperta degli Yeasayer, combo di brooklynites che su myspace afferma di suonare "visual/gospel/showtunes." (Lascio volentieri fare la classificazione a loro o a chi si diverte a farle - francamente non le ho mai capite, ne' le ho mai sapute fare.) A me ricordano Peter Gabriel e i Talking Heads, ma anche certi Pink Floyd e qualche sprazzo di Beirut, Animal Collective, Modest Mouse e persino Mike Patton. L'album di esordio, All Hour Cymbals (gioco di parole che fa del nostro Icepick un po' un nessuno, no offense pal), e' uscito a ottobre e ha ottenuto plausi a destra e manca, cui aggiungo il mio, molto convinto. Non vedo l'ora di vederli suonare il 13 alla Bowery Ballroom, con gli MGMT a fare da spalla. (Se non fosse che il concerto mi interessa di brutto, passerei le ore a osservare, come un vecchietto in un paesello, le diverse tipologie di avventori, principalmente hipsters nei late twenties/early thirties per gli Y. e hipsters una decina d'anni piu' giovane per gli MGMT.) A marzo sono in Europa, ma senza date in Italia.

Un bravo blogger adesso avrebbe pescato un video figo. Ecco perche' vi lascio solo con un par di mp3: l'opener Sunrise e il singolo 2080, gia' incensito dalla crew di Vitaminic.

Yeasayer - Sunrise (mp3)

Yeasayer - 2080 (mp3)

martedì 29 gennaio 2008

Vampire Weekend -- Live @ Virgin Megastore NYC Jan. 28, 2008

Oltre ad essere stata, non smettero’ mai di dirlo finche’ non mi abbattete, un'annata musicalmente clamorosa (personalmente si contende la palma di annata del decennio con il 2002 e il 2004), quella del 2007 e’ stata anche l’annata del “secondo disco” (un po' tipo il '93). Vale a dire un sacco di bands che tra il 2004-2006 se ne sono uscite con dischi di esordio eccellenti, chesso’ LCD Soundsystem, Clap Your Hands Say Yeah, Arcade Fire, M.I.A., Beirut, Band Of Horses, Bloc Party, hanno fatto uscire il secondo disco l'anno scorso. Alcune hanno bissato eccome, altre hanno un po’ toppato, per quanto mi riguarda. Tutto questo per dire che piu’ che nuove bands, nel 2007 si e’ ascoltata gente che gia’ era in giro, seppur da poco. Eccezioni di nota nella dance e in alcuni generi un po’ borderline (No Age, A Place To Bury Strangers, Yeasayer, su tutti).

Quest’anno, forse perche’ nessuno aveva una mazza da fare nelle prime due settimane di gennaio, io in testa (ma la musica, quella in senso figurato intendo, e’ ahime’ cambiata), ci si sta affannando un po’ tutti a pescare delle next big things et similia. E ne stanno spuntando fuori un bel po’, almeno a sentire noi, gran traduttor dei traduttor di [fill with one or more among: pitchfork, stereogum, brooklynvegan, etc. etc. etc.].

Un par di volte nelle ultime settimane Dario e stamane Inkiostro hanno scritto cose carine nei confronti dei MGMT, per cui rimando volentieri ai loro post (anche se nella mia valutazione complessiva ci metterei un bel bemolle).

Dal canto loro, i Vampire Weekend (noantri se ne parlo' qui e qui), sorta di gruppo gemello dei MGMT (anche per conterraneita’), hanno avuto l’onore di presentare iersera un cordiale showcase al Virgin Megastore di Union Square, proprio contestualmente all’uscita del disco, fresco di importante endorsement di pitchfork (8.8 e menzione nell’ambita sezione “best new music” – quella senza la quale un fracco di oramai stimatissimi musicisti sarebbero probabilmente ancora a servire frappuccini).

Come spesso accade in queste occasioni, mi diverto assai a farvi perdere tempo parlando dei cavoli miei, senza descrivere una cippa di quello che ho visto. (Del resto, questo simpatico blog “Icepick”, ossia “il blog che piace alla gente che piace o almeno che si piace” (Franco, non ti ringraziero’ mai abbastanza), mi ha finalmente permesso di dedicarmi al cabaret, attivita’ che avrei sempre voluto intraprendere, prima di venire folgorato dalle Istituzioni di Gaio.) Ma a sorpresa questa volta vi parlero’ dei Vampire Weekend, che’ siete tutti li’ che fremete come delle scimmiette curiose per capire se si tratti o meno dell’ennesimo tanto fumo e poco arrosto. Alcune cose si sanno di gia’ e non c’e’ certo bisogno di me per ricordarle: i VW fanno ripetute citazioni di sonorita’ africane/reggae/caraibiche/world, etc. etc. Da qui, la curiosita’ di come sia stata la resa dal vivo del materiale di ‘ste quattro simpatiche canaglie.

Piccola parentesi: sono scandalosamente giovani. Ma giovani come fossero un gruppo di liceali, non sto scherzando. Per di piu’ tutti essenzialmente puliti (per i milanesi: tipo quelli del Tito Livio, per intenderci). E solo perche' ho promesso di non parlare di me che non vi tedio un secondo di piu' sul pubblico, che’ c’e’ voluto un ottimo show per distrarmi dal fatto che stavolta probabilmente ero il piu’ vecchio in una crowd per la maggior parte composta da NYU kids in their freshman year (te ne accorgevi, tra l’altro, per l’odore di alcol che trasudavano: classico della bevuta nel dorm prima dell’uscita).

Dicevo, un ottimo show. Sti picciriddi cordiali e sorridenti (il cantante sembra il compagno di classe che ti passa la – peraltro perfetta - versione di latino senza assolutamente fartelo pesare) suonano molto bene. Anche se l’impianto era quello che era, i nostri quattro pargoli hanno dimostrato di avere un tiro da fare invidia a tanti loro colleghi piu’ navigati e dal fisique du role piu’ credibile. Il batterista, su tutti, e’ notevole nel riuscire a pestare come un dannato ma al tempo stesso conoscere cosa sia la “dinamica” in un pezzo, che per il genere che fanno e’ tutto (odioso tutorial per chi non ha mai suonato: in soldoni, dinamica consiste nell’alternare fasi di "forte" a fasi di "piano", ossia tra fasi rumorose e non – Smells Like Teen Spirit, a sua volta, per ammissione di Cobain, ispiratasi ai Pixies di Debaser e Gouge Away, e’ la canzone che meglio di ogni altra la descrive). In piu’, il tarantolato leader Ezra Koenig e’ dotato di un’estensione vocale non indifferente oltre che di un timbro tutto particolare. Lo show case e’ consistito in 6 pezzi, tra cui gli oramai "classici" A-Punk, Mansard Roof, Oxford Comma, Cape Cod Kwassa Kwassa (nota: anche loro non hanno resistito la pessima tentazione di sparare tutti i pezzi migliori a inizio cd; ma che ci vuoi fare, lo fanno circa tutti oramai, dato un pubblico con una soglia di attenzione che non va oltre i dieci secondi, come bene ha detto di recente Cru7do).
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Nonostante la proverbiale shyness/awkwardness/snobbery, aggiungici quel che vuoi, dei newyorkesi, la risposta del pubblico e’ stata assai convinta e piu’ o meno tutta la sala si e' lasciata andare come si augurava qualche giorno fa Dario. Sebbene si parli dei VW e non dei Clash, questo sia ben chiaro, posso tranquillamente ammettere che i nostri sono molto piu' solidi di quello che l'apparenza lascerebbe intendere e, per quanto ho potuto assistere, sono assai piu' presentabili e meno infastidenti di molti loro peers, tipo quelli di cui si diceva su (ma probabilissimo che dietro le sembianze da geppi colle faccine d’angelo, si nascondano dei serial killers). Dicevo, si parla dei VW e non dei Clash -- ma per un concerto gratis il giorno dell’esordio discografico, sinceramente puo' anche andare bene cosi’.

venerdì 18 gennaio 2008

(Late) Thursday's Hype

Con un endorsement della BBC 6 Music (arrivati terzi in una classifichetta di gruppi emergenti fatta da mestieranti) e, soprattutto, con una frontwoman come Kathie White (specie di Marianne Faithfull in versione anfetamine+guerriglia urbana, ma anche un po' una Paola Barale in versione tamarra-chic), chi ferma piu' The Ting Tings?
Boh, forse il batterista che e' un misto tra un attore porno e Tiziano Ferro (anche se in realta' e' uguale al nostro Franco Santoro).
Intanto beccatevi le solite cianfrusaglie da m-blog di quarta, tipo il loro myspace (locuzione priva di senso, lo so, ma dire il "loro space" suona ancora peggio) e 'sto significativo video per magia trovato sulla Youtube. Il pezzo e' dell'anno scorso, ma diventera' famoso tra un po', vedrai.

venerdì 11 gennaio 2008

broccolini feroci

Ma che palle tutte 'ste diatribe geografiche! Tipo quella qui sotto, senti un po'.

A tre minuti dallo scadere MTV torna a parlare di musica. Ci fa tornare tutti un po' giovani e ricordare i bei tempi passati con sto "special" su Brooklyn che spacca e Manhattan che e' la terra dei cattivi colla grana (un tema che mi rimbomba nei timpani almeno dall'aprile 2002, ma adesso lo dice MTV, per cui tra un po' trafiletto di Repubblica e domande preoccupate della mamma a seguire).
Godiamoci i nostri beneamati MGMT, A Place To Bury Strangers, The Dirty Projectors, Grizzly Bear, Yeasayer tirarsela come dei serial killers e lamentarsi della mancanza di creativita' del resto del mondo, soprattutto dall'altra sponda dell'East River. La chicca e' quando Dave dei Dirty Projectors sfancula la stessa MTV parlando di "aesthetic of, just like, fuck this we can do it ourselves, we're not represented by MTV". Fortuna non c'era Sean Penn nei paraggi.
Esco che mi e' venuta voglia di comprarmi una four bedroom in Park Avenue, che se resto fracasso due chitarre e tutta la collezione di cd.


giovedì 10 gennaio 2008

Thursday's Hype



Disco in uscita a fine mese in concomitanza con due soldout shows alla Bowery Ballroom. Cosa possono volere di piu' i newyorkesi Vampire Weekend? Ovvio no? Allietare i cordiali avventori di Icepick con il loro nuovo video, A-Punk.

lunedì 12 novembre 2007

'90s memorabilia #3




PONCH PRODUCTIONS PRIMUS Live in Milan 1990/91
Because Icepick wants me to drop some bombs

Per questa rubrichetta gentilmente ospitata su Icepick, che si preoccupa di recuperare memorabilia musicali degli anni '90 oggi serviamo i Primus, già celebrati a suo tempo in un post di Icepick.
Non so voi ma io, quando ritrovo queste cassettine in giro da qualche parte infondo alla cantina, ringrazio perchè la vita diventa più dolce. Tutto all'improvviso si capisce e rischiara. Sì, perchè questo tipo di memorabilia un pò speciali, non fosse altro perchè di speciale non hanno niente (testimoniano in questo caso di un sabato qualunque che ho passato a spendacchiare alla fiera di sinigallia nel '91, cosa accaduta credo migliaia di volte) hanno la capacità non solo di riportarmi il sapore di quei giorni e il momentum di quegli anni ma mettono anche la parola fine ai dubbi se fossi una persona giusta o sbagliata. Ora detto francamente. Ma quanti eravamo nel 1991 così pazzi da comprarci un prodottino del genere? Una copertina fotocopiata male, etichette scritte a mano, macchina da scrivere rotta per la track list sul retro copertina dove c'è pure scritto " Siamo spiacenti per la mancanza della prima parte del concerto svoltosi al Prego, ma purtroppo ci è stato requisito il nastro da sconosciuti durante il concerto;sconosciuti che noi riteniamo essere appartenenti a Radio Popolare. Comunque che siano stati o no loro, costoro hanno la prima parte del concerto, quindi fate un pò voi B. P. Productions." Ora. E' chiaro che un prodottino del genere nel 1990 /91 era già non molto appetibile, se poi parliamo che i concerti erano di un gruppo che all'epoca conoscevano veramente quattro scalmanati anche se
in continuo aumento, ci si rende conto del perchè tutto appariva estremamente fallimentare e minoritario, così, all'apparenza.
Col cazzo.
Questa cassettina spacca. Ma spacca di brutto! Questa cassettina vale più di un milione di dischi stampati da una major oggi. Cioè qual'è l'idea sublime di questa cassettina. E' che un manipolo di scalmanati nel 1990 si prendeva la briga di registrare due concerti con mezzi che definire avanguardistici è poco, almeno per i nostri standard attuali, registrare su audio cassette il risultato e poi adoperarsi a fare una scarna copertina ma con pretese di marketing e venderla al gelo il sabato pomeriggio... Geniale!
Oggi io, nel 2007, grazie alla follia pionieristica di questi individui, mi riascolto quel fantastico concerto che ho visto dal vivo. i Primus al Prego, band che poi negli anni sono diventati i Primus bla bla bla. Già, ma allora cosa cazzo era, avevamo la palla magica per capire chi sarebbero stati questi? No. Infatti diciassette anni fa, un pò pensavo che stavo buttando i miei soldi con questo tipo di audio prodotti da Fiera, però li compravo come un malato di shopping qualunque.I Primus li amavo e avevo tutti i loro dischi ufficiali, ma questa è un'altra storia... Comprare queste cassettine invece mi faceva certamente sentire un pò sbagliato.
Il fatto di essere una persona giusta o meno.
Io la vedo così.
Era. L'amore.
Sì, quando sei innamorato di una cosa la fai senza pensarci e non pensi se convenga o meno. Anch'io così mi ritrovo a fare un appello a la Maria de Filippi come quello strappalacrime di Icepick, con tanto di cartolina. Vorrei ritrovare e sapere che fine hanno fatto gli amici della Ponch Productions che mi hanno venduto questa cassetta alla Fiera di Sinigallia quel lontano giorno del 91 e ringraziarli per sempre per quel Harold Of The Rocks scritto a macchina sgangherata che assomiglia a un'opera d'arte.
Ragazzi per me questo è amore. Questo è anche indie.
Indie è amore.
Sì finirei così.
Indie è amore.

martedì 6 novembre 2007

mi chiedevate di sto indi ruock in moscow ...

Che vi devo dire? Per quanto mi riguarda e' ancora non pervenuto: nelle prime tre settimane in cui ho bazzicato locali e bars moscoviti, ho collezionato una serie dispa(e?)rata di generi (inclusi alcuni che non sentivo dalla notte dei tempi in cui con l'amico Franco si andava, unici ad abbracciare lo stile straight edge, all'Immaginazione di Pantigliate), ma niente "indie".

Stando a Exile invece le cose starebbero cambiando:

For years Moscow has been known as the cultural Cheese Capital of Eastern Europe, a hotbed of shitty disco pop music and style so shamelessly lame that it made Milan or the Castro District seem like grimy punk zones by comparison. Moscow took the popsovi cheese to its most painful extreme, while the kewl krowd went raver-techno with a vengeance ... But over the past year or two, we've noticed that things are changing just a little bit. The latest fad slowly taking over the Russian capital isn't the same old euro-trash techno we've been enduring all these years. Incredible as it may seem, the guitar is making a comeback. ... Yup, it's true. Two decades late, indie music has finally hit Moscow...and it's The Kewl Thing.

I passaggi seguenti mi ricordano molto Milano e Boston e parzialmente anche New York (la hipster scene in particolare):

Most of the kids in indie scene are somewhere between 16 and 25 years old. All come from middle class families that lived out on the outskirts of Moscow. You know, "ekologicheskii chisti" areas. All of them had been to Europe more than once, along with the usual CIS countries. And all were either studying or graduated from an art or liberal arts institute. All in all, the emerging indie kids are just a part of Russia's educated suburban middle-class. Interestingly, America's indie scene sprang from the roughly the same demographic.
The Russian indie chicks, just like their American counterparts, were also busy at work cultivating an air of in-the-know snottiness that comes with a pampered middle class upbringing. Unlike cheesy popszovi types or even ravers, these indie chicks only talk to dudes from their clique.

In coda all'articolo ci sono un po' di interviste ad avventori, djs etc. Tra queste, la giovine studentessa Nastia (un nome, un programma) si prodiga in affermazioni poco impegnative:

I just came to the show to watch an indie band that I know, the Miami Scissors. I like them. When I watch them, I get this feeling that I'm witnessing something monumental. Like it must have felt like back in the 60's watching the Beatles first play some small club or in someone's apartment.

E vi diro': fattomi coraggio nella quasi inesplicabile pagina su quella che a occhio e croce e' la versione russa di myspace, ho trovato due pezzi che, vinto lo snobismo iniziale e i suoni un po' cosi' e l'arrangiamento un po' cosi' e l'atmosfera che sembra di essere nel '94 quando il grunge aveva gia' tirato le cuoia prima che lo facesse pure Cobain e iniziava la deriva con gruppi come quello di quel tipo coi dreads che stava con Winona Ryder e faceva quella cover di Born To Run che pero' intitolava Runaway Train, ebbene ... si fanno ascoltare. Anzi, domani mi procuro tutta la loro discografia e faccio come i veri m-bloggers che puntano sempre su qualche cavallo locale, che non si sa mai, che tanto i miei non sono mica tanto peggio dei vostri, me li porto in America, ci faccio i soldi e mi ripago la law school (queste ultime due cose, se volete, sono pronto a farle pure con i vostri).

Miami Scissors - Strike Day (mp3)

Miami Scissors - Heaven Sensor (mp3)

venerdì 26 ottobre 2007

indie rock, e' polemica: playboy all'attacco del new yorker

Anche Playboy risponde alla boutade sul New Yorker di Sasha Frere-Jones sul "pallore" dell'indie rock (se ne parlo' anche qui da noi). E che risposta. Merita davvero i due minuti e mezzo di lettura. Segnalo in particolare il paragrafo qui sotto, con un finale perentorio che trovo meraviglioso.


[Sasha Frere-Jones] describes how “Elvis Presley stole the world away from Pat Boone and moved popular music from the head to the hips.” [This] subscribes to the age-old notion that mind and body represent opposing forces, the idea that intellectual urges and sexual urges are mutually contradictory and thus forever locked in a Manichean battle for the souls of teenage pop music listeners. It should go without saying in this day and age that this notion is rubbish: The desire to read and the desire to fuck live comfortably side by side in many well-adjusted teens of both sexes.


(thx stereogum -- p.s. usate questo link se al lavoro avete un firewall che vi impedisce accesso a playboy.com)

mercoledì 17 ottobre 2007

stupid white indie men (and women)

Nel New Yorker di questa settimana puo' leggersi questo articolo di Sasha Frere-Jones, in cui si sostiene come il cosiddetto indie rock avrebbe perso la sua anima (gioco di parole: "lost its soul") a causa del sempre piu' marcato distacco dalla musica nera. Mentre i padri spirituali dell'indie (da Elvis agli Stones, dai Led Zeppelin ai Clash) fecero della contaminazione con blues, soul, reggae, dub, etc. le loro caratteristiche distintive, gli indierockers si sarebbero progressivamente allontanati da questi generi per abbracciare sonorita' sempre piu' bianche. Ad esempio vengono presi i Pavement, ossia la quintessenza della indieband degli anni novanta (decennio in cui il fenomeno avrebbe preso piede), nonche' Arcade Fire e Sufjan Stevens, ossia gli artisti che piu' rappresentano il genere nei giorni nostri. E si aggiunge inoltre che, piu' in generale, siano stati ben pochi (tre soli, dice) gli artisti bianchi a sfondare, con successo e credibilita' diversi, nel mondo dell'hip-hop: Beastie Boys, Vanilla Ice ed Eminem (e adesso chi lo va a dire a Cristicchi, Mike Skinner ed El-P?).
Personalmente trovo l'articolo provocatorio e godibile, ma con un'analisi essenzialmente sbagliata. L'articolo e' interessante perche' pare scritto da persona che ha appena fatto un viaggio di andata e ritorno 1999/2007 con la macchina del tempo: la cura, conoscenza e passione con cui il nostro parla della musica fino alla fine del secolo scorso sono notevoli, mentre della musica dei giorni nostri non pare gliene freghi poi parecchio (vedi le decostruzioni assai facilotte che volendo sono utilizzabili con qualsiasi artista). L'analisi e' comunque sbagliata perche' prende le mosse da una premessa che non sta in piedi, ossia ritenere l'indie rock un genere alla stessa stregua del blues, reggae o del soul. E questo non solo perche gli "ismi" sono sempre definizioni semplificatrici e impressionistiche at best (e con questo rintuzzo chi potrebbe darmi del razzista ignorante perche' considererei in maniera piu' monolitica blues, soul e reggae). Ma soprattutto, e non dico proprio nulla di nuovo, perche' il "genere" indie rock non esiste per niente: "indie" anche altro non e' se non una definizione per esclusione, come peraltro il prefisso "in" suggerisce e per di piu' una definizione che non si riferisce a elementi artistici, bensi' a modalita' operative di promozione degli artisti. In altre parole, sotto questo ombrello ci finisce cosi' tanta roba (e cosi' eterogenea), che parlare di distacco del genere dalla musica nera e' del tutto inutile e parzialmente sbagliato: davvero si puo' pensare che il c.d. indie rock di, chesso', Go! Team, Spoon, Afghan Whigs, Antony & The Johnsons, White Stripes, Jon Spencer, Cat Power, Feist, Fugazi, Walkmen, Primal Scream, LCD Soundsystem, Rapture, etc. etc. etc. proprio non abbia nulla a che fare con la musica nera? Che poi ci sia tutta un'altra frangia di artisti che ne e' influenzata di meno, e' cosa tanto vera quanto perfettamente compatibile con la naturale continuita' del mondo reale e delle preferenze e delle scelte che al genere umano per fortuna vengono (o per lo meno dovrebbero essere) date.