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venerdì 7 dicembre 2007

commencement

Tic tac. Stai per tornare. Solo una settimana fa non ci avresti mai creduto, ma adesso inizia quasi a dispiacerti. Non sei certo triste, perche’ sai che presto riabbraccerai persone e citta’ meravigliose. Ma sai che ti restera' un'immagine molto definita e forte di questi due mesi a Mosca. Ti ricorderai del bianco, del buio, del freddo, del fumo, dell’alcol, di chiacchiere incomprensibili, di isolamento e risate, dentro e fuori. Non sei piu’ piccino, il tempo purtroppo vola via adesso e ovviamente te ne dispiaci, che’ due mesi nella prima parte dei trenta chi te li rida’ piu’. Peccato perche’ senza l’impaccio biologico del tempo che scorre, sembrerebbe quasi perfetto potere continuare a sommare esperienze, entusiasmo e curiosita’. Al di la’ delle battute fatte, dopo tutta la fatica per sintonizzarti con una realta’ nuovissima e apparentemente incomprensibile in fondo ti fa piacere avere abbandonato tanti preconcetti. Un po’ ridi e un po’ ti incazzi con te stesso se pensi che sei li’ a dispiacerti per la partenza. E’ un po’ come quando ti senti fesso e superficiale mentre scopri che la persona che credevi non ti piacesse affatto ti ha invece conquistato. Ora che ti sta sfuggendo scopri che quella stessa cosa che all'inizio hai odiato, guardato con sospetto e poi pian piano timorosamente assaggiato, ora ti sembra quasi ti stia facendo affezionare. Come quello che ti ha regalato in quelle assurde 72 ore dello scorso week-end, quando hai riabbracciato vecchi amici e te ne sei fatti di nuovi: tutti con storie, eta’, culture, nazionalita’, capacita’, mezzi diversi. Sembrava di essere in una centrifuga sociale che, quasi per dispetto, invertiva ripetutamente il moto e tu saltavi da una parte all’altra, tra persone, prospettive, odori e suoni che cambiavano ogni volta. Non dimenticherai certo la solidarieta’ tra expats, una cosa cosi' bella da ridarti piena fiducia nel genere umano. Ora esci a rincontrare i tuoi nuovi amici. Forse per l’ultima volta, per l’ennesima ultima volta, giusto il tempo dei saluti. E dell'ultimo giro di bevute. Tic tac.

The White Stripes - I'm Slowly Turning Into You (mp3)

martedì 4 dicembre 2007

sick for money or sick of money?

E' un po' che vado chiedendomi come sia possibile che i moscoviti spendano cosi' tanto. Credetemi, proprio tantissimo: quasi tutti quelli con cui ho parlato hanno placidamente ammesso che circa tutto il loro stipendio se ne va via tra vestiti, ristoranti, macchine, squadre di calcio, etc. (l'ultima l'ho buttata li', dai). E il colmo e' che Mosca si dice essere la citta piu' cara del mondo. Per un'idea: una cena in un posto a buon mercato ti alleggerisce il portafoglio di non meno di 40/50 dollari; e si deve trattare di un posto davvero a buon mercato. In uno medio te ne partono dagli 80 ai 120 bevendo vodka, non vino. Se a cio' aggiungi la malsana passione per i capi firmati (oltre che per i capi tout court, but that's another story) ti fai un quadretto ancora piu' preciso.

Queste le spiegazioni che mi sono dato:
  • backlash psicologico contro quello che si e' stati in passato e voglia di rifarsi del troppo tempo perduto: come diceva un mio insegnante, scoprire tardi i soldi (e lui aggiungeva il sesso, anche se in modo piu' sciovinista) rischia di tirarti completamente scemo;
  • in passato ('91 e '98 in particolare) il rublo ha subito svalutazioni pesantissime, con i russi che si sono svegliati piu' di una volta trovando carta straccia sul proprio conto in banca: i soldi sono passeggeri, i beni restano (certo, le cene no, ma vai al punto successivo);
  • a loro in fondo sono sempre mancati i beni, non i soldi: ai tempi del comunismo, assenti beni di consumo, i soldi, anche se c'erano, valevano poco niente (lo stato provvedeva peraltro a offrire l'intrattenimento gratuitamente); quindi, anche psicologicamente, i soldi non sono poi molto importanti, mentre i beni di consumo e certe forme di divertimento che prima erano assenti lo sono assai di piu' (insomma non parlategli dei Radiohead, per tacere di Chris Anderson);
  • infine, dato per nulla secondario, i russi hanno una flat tax del 13% (pagano il 13% a prescindere da quanto sia il loro reddito -- how fair, uh?) e dunque, a parita' di altre condizioni, hanno molti piu' soldi da spendere.
I miei due rubli fantapolitici: se per una qualsiasi ragione il mondo dovesse in futuro divenire, come ci si augura un po' tutti, meno petrolio/gas-dipendente, questi rischiano di andare con il culo per aria nel giro di pochissimo. Se penso alla totale assenza di coesione tra ceti medio-bassi da un lato e nuova borghesia ricca o moderatamente benestante dall'altro, e considero il fastidio che i nostri nutrono nei confronti delle mezze misure, non mi stupirei affatto di un ritorno del comunismo, anche se magari non proprio subito, via. Peraltro, come puo' testimoniarti Macca, non parrebbero nemmeno troppo spaventati dalla prospettiva di finire ... back in the U.S.S.R.

martedì 27 novembre 2007

Moscow I love you but you're bringing me down

Dovrei parlare un po' di Mosca, lo so, ma che diavolo volete che vi dica se non un ammasso di impressioni qua e la’? Se e’ pero’ questo che volete, perche’ altro proprio non saprei dire (non saprei nemmeno parlare in modo coerente e strutturato di Milano, pensa un po’), queste sono le cose che sono andato dicendomi con piu' frequenza nel corso di questi due mesi:

· Non sorridere mai. Fai il duro. Ti viene bene in fondo: tutti sti anni di good karma newyorkese ti stavano rendendo piu’ fesso di un ospite di Buona Domenica. Gira con il grugno di Tony Soprano e sarai trattato decentemente. La gente che sorride ed e’ gentile viene trattata malissimo; no bullshit: la vita e’ dura e sorridere e’ da superficiali.

· Non adirarti se, mentre cammini in strada, in un bar, in un club, vieni preso a spallate da gente che non fa il minimo sforzo per evitarti. E’ cosi’ che si fa. Come sopra, adeguati al costume locale e vedrai che ci proverai anche gusto a prenderli a spallate; in fondo tanti anni di pogo saranno pure serviti a qualcosa, no?

· Li ammiri perche’ hanno un modo tutto loro di fare pub crawling. Dalla cinque del pomeriggio in poi, vedi per le strade uomini e donne di ogni eta’ ed estrazione sociale deambulare per le strade con un drink in mano: birra, energy drink, Smirnoff ice, Bacardi breezer, fiaschette varie, bottigliette di vodka, whisky, rum. Camminano, chiaccherano, fanno l’aperitivo per la strada. Economico e pratico. Del resto – momento di imparaticcio, thx Lonely Planet – l’Islam non fece breccia secoli e secoli fa perche’ il di allora regnante si rifiuto’ di privare il proprio popolo dell’alcool.

· Mettiti il cuore in pace che quello che indossi non da lavoro e’ la cosa piu’ out che una persona potrebbe mettersi da ste parti, dove lo stile vagamente minimalista non fa figo ma soltanto pezzente. Qui e’ rimasto tutto al 1983; o meglio, qui si stanno godendo il loro 1983 e non hanno intenzione di abbandonarlo neanche per sogno. Per cui adeguati ad essere squadrato con fare sprezzante da dei cafoni che neanche i gioiellieri di Valenza Po.

· Della musica hai gia’ detto che qui e’ un po’ la capitale mondiale dello schifo. Gente che invita James Murphy a fare il DJ e non gli riserva nemmeno il ruolo di headliner. E tanto lui non si scompone: ride, balla sul palco mentre i New Young Pony Club fanno la cover di Pump Up The Jam e poi fa ballare tutti, come al solito, con della musica clamorosa che solo lui.

· Ti passano accanto le ventenni piu’ arrapate del pianeta (prima che si diano una calmata e decidano di diventare delle zarine pure loro). Il che sarebbe ovviamente una figata (e lo e’ per un fracco di gente), se non fossi gia’ occupato. Invece e’ una bella tortura, che’ donne che ti toccano il culo manco fossi Paul Banks mentre tu non puoi reagire non e’ una cosa poi cosi’ divertente. A tacere di simil modelle che passano mentre chiaccheri colla tua fidanzata e ti fanno l’occhiolino. Poi scopri che il bar in cima alla torre del tuo albergo, uno dei migliori della citta’, ha un rapporto troie / resto del mondo di 4 a 1. Quasi come l’Ippopotamo di Fantozzi, per capirci.

· Resti sempre senza parole, a meta’ tra il divertito e il terrorizzato, se pensi che con dei pilastri di civilta’ cosi’ solidi, nell’ordine, questi sono riusciti a: cacciare Napoleone a calci; regalare all’umanita’ i migliori romanzieri dell’800; vincere una guerra mondiale; cambiare l’ordine mondiale con una rivoluzione tutto sommato assurda (ma ai primi del secolo scorso, come peraltro di questo secolo, davano tutti un puo’ fuori di matto); sterminare una buona parte della popolazione, ora per punizione, ora per incapacita’, ora perche’ non avevano altro da fare (per inciso: il busto di Peppino Stalin e' sempre stabile nella Piazza Rossa); vincere un’altra guerra mondiale; impegnarsi in un’altra guerra che a rigor di logica avrebbero dovuto vincere a mani basse; iniziare a fare un po’ schifo; farsi umiliare persino da rocky quattro e collassare in sei minuti; essere terra di nessuno per dieci anni buoni, con una sfilza di ladri e assassini che pigliano il potere; perdere pure una guerra intestina; diventare terra di quell’unico che, mentre prevaleva nella rivincita di quella guerra intestina, ha cercato in qualche modo di contenere quei ladri e assassini, alleandosi con alcuni, segandone altri; incazzarsi di brutto con il resto del mondo per avere irriso loro, la loro nuova ricchezza e il loro gusto per lo sfarzo cafone e fine a se stesso; e in tutto cio’ non avere mai, ma nemmeno per un secondo, pensato che la democrazia e il pluralismo fossero cose che valesse minimamente la pena perseguire.

Alla fine archiviero' il tutto come un momento strano ma in fondo interessante della mia vita: ho vissuto in un posto completamente assurdo, con bottiglie di greco di tufo vendute al ristorante per 130 dollari e tassisti che mi hanno fatto fare il giro della citta’ con meno di 10 dollari (ma con una probabilita’ di morte, mutilazione o invalidita’ permanente che ogni volta si aggira tra il 20 e il 30 per cento). Non so se mi manchera', e anzi non lo penso proprio (sto sinceramente considerando di baciare il suolo di JFK al ritorno), ma di certo sara' stata un'esperienza e avro' di che ammorbare il prossimo coi miei racconti.
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Ma tranquilli, sul blog questa lenzuolata basta e avanza.

martedì 6 novembre 2007

mi chiedevate di sto indi ruock in moscow ...

Che vi devo dire? Per quanto mi riguarda e' ancora non pervenuto: nelle prime tre settimane in cui ho bazzicato locali e bars moscoviti, ho collezionato una serie dispa(e?)rata di generi (inclusi alcuni che non sentivo dalla notte dei tempi in cui con l'amico Franco si andava, unici ad abbracciare lo stile straight edge, all'Immaginazione di Pantigliate), ma niente "indie".

Stando a Exile invece le cose starebbero cambiando:

For years Moscow has been known as the cultural Cheese Capital of Eastern Europe, a hotbed of shitty disco pop music and style so shamelessly lame that it made Milan or the Castro District seem like grimy punk zones by comparison. Moscow took the popsovi cheese to its most painful extreme, while the kewl krowd went raver-techno with a vengeance ... But over the past year or two, we've noticed that things are changing just a little bit. The latest fad slowly taking over the Russian capital isn't the same old euro-trash techno we've been enduring all these years. Incredible as it may seem, the guitar is making a comeback. ... Yup, it's true. Two decades late, indie music has finally hit Moscow...and it's The Kewl Thing.

I passaggi seguenti mi ricordano molto Milano e Boston e parzialmente anche New York (la hipster scene in particolare):

Most of the kids in indie scene are somewhere between 16 and 25 years old. All come from middle class families that lived out on the outskirts of Moscow. You know, "ekologicheskii chisti" areas. All of them had been to Europe more than once, along with the usual CIS countries. And all were either studying or graduated from an art or liberal arts institute. All in all, the emerging indie kids are just a part of Russia's educated suburban middle-class. Interestingly, America's indie scene sprang from the roughly the same demographic.
The Russian indie chicks, just like their American counterparts, were also busy at work cultivating an air of in-the-know snottiness that comes with a pampered middle class upbringing. Unlike cheesy popszovi types or even ravers, these indie chicks only talk to dudes from their clique.

In coda all'articolo ci sono un po' di interviste ad avventori, djs etc. Tra queste, la giovine studentessa Nastia (un nome, un programma) si prodiga in affermazioni poco impegnative:

I just came to the show to watch an indie band that I know, the Miami Scissors. I like them. When I watch them, I get this feeling that I'm witnessing something monumental. Like it must have felt like back in the 60's watching the Beatles first play some small club or in someone's apartment.

E vi diro': fattomi coraggio nella quasi inesplicabile pagina su quella che a occhio e croce e' la versione russa di myspace, ho trovato due pezzi che, vinto lo snobismo iniziale e i suoni un po' cosi' e l'arrangiamento un po' cosi' e l'atmosfera che sembra di essere nel '94 quando il grunge aveva gia' tirato le cuoia prima che lo facesse pure Cobain e iniziava la deriva con gruppi come quello di quel tipo coi dreads che stava con Winona Ryder e faceva quella cover di Born To Run che pero' intitolava Runaway Train, ebbene ... si fanno ascoltare. Anzi, domani mi procuro tutta la loro discografia e faccio come i veri m-bloggers che puntano sempre su qualche cavallo locale, che non si sa mai, che tanto i miei non sono mica tanto peggio dei vostri, me li porto in America, ci faccio i soldi e mi ripago la law school (queste ultime due cose, se volete, sono pronto a farle pure con i vostri).

Miami Scissors - Strike Day (mp3)

Miami Scissors - Heaven Sensor (mp3)

domenica 4 novembre 2007

Napalm Death live @ Tochka, Moscow -- 3 novembre 2007


http://userserve-ak.last.fm/serve/_/2555029.jpg
Dopo aver perso la proverbiale mezz'ora incapace di dare indicazioni decenti al mio, peraltro cortesissimo e azzimato, gypsy cab driver (il suo taxi e' uno dei pochi senza il vetro anteriore fracassato), arrivo finalmente al club Tochka. Passato il non insormontabile feis control (e' pur sempre un concerto dei Napalm Death, dopo tutto), una gentile signorina all'altezza del metal detector iniza a farmi una serie di domande in russo cui ovviamente non so dare risposta. Fattole capire che non sono in grado di interloquire, lei apre un cassetto da cui tira fuori in rapida successione: un coltello a serramanico, una lama da inserire sotto la fibbia della cintura, un coltellaccio alla rambo e una pistola. La scena e' surreale. Il mio perenne senso di colpa latino mi fa per un secondo pensare di essere accusato di porto d'armi illegale, ma la cosa e' ovviamente un po' forzata. Ne' mi sta cercando di vendere armi per meglio difendermi in quel girone infernale che e' il pogo a un concerto dei Napalm Death. Si tratta semplicemente di armi confiscate ad altri avventori (una pistola santo cielo!) e lei e' in cerca di un'autodenuncia da parte mia. Non essendoci nulla da dichiarare, a quel punto scatta in me un sentimento di inadeguatezza per non avere armi da contribuire in quel mitico cassetto. Provo invano a porgerle l'inalatore aerosol, che lei scarta con sorriso tra il materno e il preoccupato (per le mie sorti nella bolgia).
Riuscito miracolosamente a intrufolarmi senza nemmeno il biglietto, entro nella sala stracolma quando i nostri stanno gia' suonando. Da buon codardo mi posiziono sulla scala che scende verso la "platea". Da qui ho un'ottima visuale di quello che succede sul palco e sotto. Mamma mia. Mai visto niente di simile. Si combinano la tipica violenza degli shows dei Napalm Death con l'approssimativa gestione della sicurezza dell'organizzazione russa. In qualsiasi momento sul palco, oltre ai musicisti, si possono scorgere due addetti alla security vestiti come se fossereo alla festa no martini no party e un numero variabile di fans in procinto di fare stage diving (diciamo dai due ai cinque). La scena e' piu' o meno sempre la stessa: un fan salta su, si gode due secondi dionisiaci di divisione del palco con i propri idoli, dopodiche' viene violentemente spintonato giu' dal fighetto della security. Vedo gente finire direttamente faccia a terra, faccia sul palco o sui monitors, oppure con testa, scarpe, gambe, tronco in faccia ai fans nelle prime file. In passato ho assistito a un buon numero di concerti thrash metal, Slayer inclusi, tutti abbastanza violenti. Ma quello che mi colpisce qui e' la totale, ma proprio totale, noncuranza per l'incolumita' fisica: scarpate in faccia, gomiti alti, testate, di tutto e di piu' tra duecento russi di sesso e corporatura variabile, dall'armadio dell'armata rossa al metallaro mingherlino, dal punk completamente ubriaco alla tipina da centro sociale. In tutto cio' i Napalm Death sono impassibili (per quanto possibile, dato che si devono ogni tanto dimenare dai fans piu' esagitati che li abbracciano, cercano di mollare improbabili high-fives e di fare dell'estemporaneo air guitar e in un caso, addirittura, air drum -- genio!) e offrono una performance superba: suoni ultra saturi, pezzi eseguiti perfettamente al sincrono e in maniera energica ed aggressiva.
Finito il set, grandi boati e pacche sulle spalle, che si e' sopravvissuti anche questa volta. Mentre esco scorgo un gruppo di persone presso la tizia del metal detector: si tratta dei proprietari di coltelli e pistola di cui sopra, tutti in fila per riprenderne possesso.
Welcome to Moscow, baby.

martedì 2 ottobre 2007

ask me anything

1. Ma in metropolitana gli occhiali da sole si tengono o vanno tolti?
2. Costa molto ai cantanti di gruppi indie italiani, che pero’ cantano in inglese, studiare un po’ meglio la pronuncia?
3. Perche’ nessuno si lamenta mai che, tra le varie cose che la mamma sinistra ci ha costretto a ingoiare in questi tredici anni di contenimento di Berlusconi, ci tocca rassegnatamente accettare qualsiasi vaccata imposta dalla Comunita’ Europea?
4. Capito perche’ dicevo che comprare casa non era poi questa buona idea? (Si’, lo so che e’ bello averne una, ma di questi tempi (ultimi sette anni almeno) le case avevano prezzi piu’ cari degli occhiali di Lapo e, si’, anche il mercato delle case scende – so sorry.)
5. Hai deciso se l’espressione che ti irrita di piu’ nel corporate jargon e’ effettivamente “I just wanted to make sure we’re on the same page”? (Peraltro, mi duole dirti che, a meno che anche tu, caroclientecaposuperioreburocrate, stessi gustandoti il nuovo tlog di Fabio De Luca, la risposta e’ “WE ARE NOT”.)
6. Chi e' cosi' gentile da spiegarmi che fanno i New Young Pony Club che i CSS non abbiano gia’ fatto (e assai meglio)?
7. Come ti senti dopo che la ricerchina google “Moscow+concerts+rock” ti ha dato questo esito?
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Fabio De Luca - Ask Me Anything (Strokes cover - mp3 - via)