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lunedì 23 giugno 2008

Love is noise, granted. But I still hate that stupid loop

Love Is Noise e' il nuovo singolo dei Verve, ascoltabile in streaming qui. Non e' nemmeno malaccio il pezzo, se non fosse per un fastidiosissimo loop lungo circa tutta la canzone (sorry mates, it's not gonna work like the last time...). Non mi stupirei se a un certo punto venisse messa in commercio una versione sans loop -- sai mai che per la disperazione le case discografiche non si mettano davvero a seguire la strategia Pantene dello shampoo senza balsamo.
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The Verve - Love Is Noise (streaming)

venerdì 20 giugno 2008

my new fave webpage evah

e' questa.

prima pero' occorre fare un salto qui.

enjoy the summer, kidz.

giovedì 8 maggio 2008

se la vostra vita fosse recensita da pitchfork, che voto prendereste?

gira oramai da mesi, ma il remix di nude fatto da hipster runoff condensa in maniera parecchio brillante quanto e' accaduto nel settore musicale at large lungo questo decennio. da mandare a memoria.

giovedì 17 gennaio 2008

Nel mentre io me li sono ritrovati da Starbucks

Ma non ditelo a Dhinus, che senno' gli viene un embolo.(concordo che la foto fa un po' schifo, ma voglio vedere te con alle spalle una folla di scalmanati caffeine addicts appena dopo la pausa pranzo)

giovedì 6 dicembre 2007

La punizione per chi non ascolta i Radiohead

Dal Listening Post, sulla presa di posizione dell'U.S. Department of Justice in un amicus brief secondo cui una multa da novemila e passa dollari cada canzone scaricata illegalmente passerebbe lo scrutinio di costituzionalita' negli Stati Uniti:

"Thomas had been found guilty of sharing 24 songs on the Kazaa file sharing network -- an average of $9,250 per song. She and her lawyer argued that the damages were unconstitutional, given that those 24 songs would have cost only $23.76 on iTunes. According to Assistant Attorney General Jeffrey Bucholtz, the damages are not "so severe and oppressive as to be wholly disproportioned to the offense."
The next logical question is, "well then, what level of damages would be proportioned to the offense?" Bucholtz claims to be stumped. In his brief, he writes, "it is impossible to calculate the damages caused by a single infringement, particularly for infringement that occurs over the internet."
So the damages are impossible to calculate -- nonetheless, they were calculated to be $9,250 per song.
"

Su un tema del genere potrei scrivere un trattato, ma ve lo risparmio volentieri perche' in fondo a voi ci tengo. Osservo solo tre cose, con un caveat finale.

1. L'argomento per cui le canzoni sarebbero costate solo $23.76 e' irrilevante: la sanzione ha funzione non solo retributiva ma anche preventiva, perche' senza deterrente nessuno avrebbe dubbi su cosa convenga fare tra condotta vietata e lecita.

2. Il tema e' quindi quello della sanzione ottimale, su cui c'e' un'infinita' di letteratura tra gli studiosi di diritto penale/amministrativo e di law and economics. C'e' addirittura la famosa formula del Nobel per l'economia Gary Becker per cui, assumendo perfetta informazione degli individui, la sanzione ottimale e' data dal prodotto del danno per l'inverso della probabilita' di essere condannato. Ad esempio se il biglietto del tram costa un euro e c'e' solo una probabilita' su venti che i controllori mi becchino, la sanzione ottimale dovrebbe essere venti euri. Il meccanismo serve essenzialmente a risparmiare soldi in attivita' repressiva: se il comune decidesse di investire meno in controllori, in modo da rendere la scoperta dell'illecito piu' remota, diciamo una probabilita' su cinquanta, non dovrebbe fare altro che aumentare la multa a cinquanta euro. Il che in se' creerebbe qualche problema redistributivo perche' i cittadini pagherebbero di tasca loro delle scelte di bilancio della pubblica amministrazione. Il tutto, poi, si basa su un assunto che difficilmente si verifica nel mondo reale: ossia che gli individui che devono attenersi alla condotta siano bene informati sul danno arrecato alla collettivita' e alla probabilita' di essere scoperti. Quando questo non avviene gli economisti piu' liberal ci ricordano che sarebbe il caso di abbassare le sanzioni ed aumentare l'attivita' di enforcement in modo tale da scoraggiare la condotta vietata e punire il giusto chi viene beccato.

3. Chiaramente nel caso dell'illegal downloading mancano le informazioni sufficienti per permettere di utilizzare l'equazione di Becker. Da un lato non e' affatto chiaro se sia corretto sostenere che il danno subito dalla RIAA equivalga ai 99 cents. Vero, la canzone costa quella cifra. Qui pero' non stiamo parlando della proverbiale pagnotta che se ti rubo non puoi piu' venedere a un terzo. Qui siamo di fronte a un bene che viene rivenduto in serie da un monopolista (il titolare del copyright) senza essenzialmente alcun costo per l'unita' aggiuntiva, che il colpevole probabilmente non comprerebbe mai (le statistiche ci dicono che le canzoni illegalmente scaricate vengono ascoltate in media meno di ... una volta!). Insomma, il pricing di beni immaterialli come le canzoni e' alquanto complicato. Dall'altro lato, nessuno ha idea della probabilita' di essere scoperti, nemmeno in un paese in cui enforcement e studi statistici sono sviluppatissimi come negli Stati Uniti. Ecco perche' alla coscienza comune oltre novemila dollari cada pezzo risultano immediatamente come una sanzione spropositata, anche a tenere conto delle finalita' deterrenti/repressive della stessa.

Tutto quanto precede si occupa esclusivamente del problema sanzionatorio, non delle domande etico-economiche di vertice circa la "criminosita'" dell'illegal downloading, ne' tanto meno dei moodi ottimali per remunerare gli artisti e chi lavora nel business. Anche li' avrei un po' di cose da dire, ma non ora, a parte una noterella personale. Lo dico a costo di sembrare profondamente uncool, mai io compro cd e compro musica, perche' fortunatamente ho un tenore di vita generalmente sobrio che mi permette di farlo (non ho famiglia, non ho macchina, ne' motorino, non spendo tanto in vestiario, poche vacanze causa lavoro, etc.) e trovo giusto (e sinceramente questo e' quello che piu' mi sta a cuore nella vicenda) remunerare gli artisti che mi piacciono e che per passione rischiano tutto quello che hanno tra i venti e i trenta per poi, il piu' delle volte, scomparire e finire a fare, in attesa di un agognato reunion tour, i baristi sotto casa. Comunque, ognuno fa quello che vuole con la propria coscienza e lungi da me esprimere alcun giudizio, ci mancherebbe. E se anche subisco le conseguenze di chi non paga, me ne fotto (i biglietti dei concerti sono tendenzialmente assai piu' cari di un tempo proprio per la flessione nelle vendite, anche se questa non e' interamente dovuta all'illegal downloading ma anche all'offerta che negli ultimi tre/quattro anni si e' moltiplicata notevolmente).
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Va da se' che detesti profondamente la music industry, la RIAA, SIAE, etc. Da un lato per l'arroganza, dall'altro per la manifesta incapacita' e inutilita' della struttura sociale. E sono spaventato se penso a quanti soldi stiano spendendo in attivita' di lobbying a D.C. e in altri luoghi (la nuova legge canadese pare gridi vendetta). Per questo, quello che mi sentirei di consigliare in conclusione un po' a tutti, da "addetto ai lavori", e' di evitare di descrivere abitudini di downlading sui propri blogs, twitter etc.: trattasi di manna che piove dal cielo per le varie GDF e sarebbe un po' fesso presentarsi con una cosi' palese ammissione di responsabilita'. Anche se ora tutto piu' o meno tace qui da noi, datemi retta che non si sa mai.

mercoledì 21 novembre 2007

Zacinto Music

Chi passa da queste parti sa che non si e' mai avuto un occhio di particolare riguardo per l'indie rock italiano. Dario ha postato i video di un paio di concerti e sospeso essenzialmente il giudizio. Io ho semplicemente omesso di parlarne, se non con qualche accenno, per lo piu' sarcastico, qua e la'. Sinora ho sempre apprezzato gli sforzi di chi si fa un mazzo in un ambiente assai ostico, ma non sono mai riuscito a farmi attirare da alcuna band. Essi' che mi sono sforzato alcune volte, ma ... nyet: ho sempre trovato la proposta di turno poco convincente. Le ragioni sono diverse, ma se ne devo scegliere una trovo che molte bands italiane inseguino eccessivamente i modelli dei loro peers internazionali del momento. Insomma, i nostri partono con un debito di riconoscenza eccessivo verso il contemporaneo e quindi suonano tutti (quando va bene) so-six-months-ago. Questo a tacere dell'imperante scelta del cantare in inglese. Capiamoci: non ci trovo nulla di male, purche' si padroneggi la lingua in maniera tale da saper scrivere buoni testi e avere una pronuncia decente. Molte volte questo non accade e il risultato suona bello provincialotto.

Ma forse questo caveat iniziale, che e' ovviamente personale e sicuramente anche motivato dal fatto che ho vissuto gran parte del decennio all'estero e quindi direttamente esposto ad altra musica, sta per essere sorpassato, io lo spero. Infatti, mi e' appena capitata tra le mani la davvero ottima raccolta per il lancio della neonata 42 Records, sotto la direzione di Colas. La compilation, intitolata "42 More Songs" (anche se i pezzi sono solo 15), si trova qui (a breve anche sul sito della 42 Records) e ogni pezzo e' scaricabile gratuitamente. Ci sono tante cose interessanti. In generale la compilation racchuide pezzi abbastanza eterogenei (e inevitabilmente con degli alti e dei bassi) dalle sonorita' in prevalenza electro, anche se non mancano pezzi piu' marcatamente (indie) rock. Dopo i primi ascolti, le mie canzoni preferite (che a mio modo di vedere non risentono affatto dei problemi descritti qui sopra) sono:

Dedo -- Rain (mp3)
Schonwald -- Fake Love (mp3)
Fake P -- Bele Legs (mp3)
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In rete, segnalazioni anche qui, qui e ovviamente qui.

In attesa di nuove uscite, tanti complimenti a Colas e alla sua 42 Records per aver avuto coraggio e saputo scegliere un ottimo ensemble per il lancio.

mercoledì 14 novembre 2007

show me the money first #3


Lily Allen has branded Radiohead “arrogant” for giving fans the chance to download their new album, ‘In Rainbows’, for free.

The singer reportedly said that she thinks it is unfair for the millionaires to devalue recorded music and survive on touring money when new artists can’t.

Conosco un sacco di gente che con Lily (fotografata nella metropolitana newyorkese, evidentemente per risparmiare qualche soldino in vista di sto periodo di vacche magre) non esiterebbe un secondo ad aprire il portafoglio.

(cit.)

show me the money first #2


show me the money first


Frontman Liam Gallagher said he would never let an Oasis album be given away for free. Specifically, he said he would allow it to happen "over my dead body". (cit.)

giovedì 8 novembre 2007

green like me

Ci puo' anche stare che siate cosi' impegnati da non esservi accorti che i due autori di sto simpatco blog hanno una sana ossessione, tra l'altro, per gli Spoon. Mi prendo carico di ricordarlo.

Qualche settimana fa i nostri eroi hanno tenuto un mini set acustico alla VW Green Room*, dove hanno suonato tre pezzi dal mai non troppo celebrato Ga Ga Ga Ga Ga: l'enigmatica opening track Don't Make Me A Target, quel gioiello in levare del singolo The Underdog e la struggente e beatlesiana closing track Black Like Me (che in altre versioni da noi trovate pure qui e qui), tutti postati da So Much Silence.

* Ennesimo segnale di come in molti, con idee migliori rispetto a intentare cause a destra e manca, se ne stiano alla finestra pronti a gettarsi sul mercato e dare finalmente il colpo di grazia alla ricca, stupida e moribonda record industry.

domenica 21 ottobre 2007

mercoledì 17 ottobre 2007

stupid white indie men (and women)

Nel New Yorker di questa settimana puo' leggersi questo articolo di Sasha Frere-Jones, in cui si sostiene come il cosiddetto indie rock avrebbe perso la sua anima (gioco di parole: "lost its soul") a causa del sempre piu' marcato distacco dalla musica nera. Mentre i padri spirituali dell'indie (da Elvis agli Stones, dai Led Zeppelin ai Clash) fecero della contaminazione con blues, soul, reggae, dub, etc. le loro caratteristiche distintive, gli indierockers si sarebbero progressivamente allontanati da questi generi per abbracciare sonorita' sempre piu' bianche. Ad esempio vengono presi i Pavement, ossia la quintessenza della indieband degli anni novanta (decennio in cui il fenomeno avrebbe preso piede), nonche' Arcade Fire e Sufjan Stevens, ossia gli artisti che piu' rappresentano il genere nei giorni nostri. E si aggiunge inoltre che, piu' in generale, siano stati ben pochi (tre soli, dice) gli artisti bianchi a sfondare, con successo e credibilita' diversi, nel mondo dell'hip-hop: Beastie Boys, Vanilla Ice ed Eminem (e adesso chi lo va a dire a Cristicchi, Mike Skinner ed El-P?).
Personalmente trovo l'articolo provocatorio e godibile, ma con un'analisi essenzialmente sbagliata. L'articolo e' interessante perche' pare scritto da persona che ha appena fatto un viaggio di andata e ritorno 1999/2007 con la macchina del tempo: la cura, conoscenza e passione con cui il nostro parla della musica fino alla fine del secolo scorso sono notevoli, mentre della musica dei giorni nostri non pare gliene freghi poi parecchio (vedi le decostruzioni assai facilotte che volendo sono utilizzabili con qualsiasi artista). L'analisi e' comunque sbagliata perche' prende le mosse da una premessa che non sta in piedi, ossia ritenere l'indie rock un genere alla stessa stregua del blues, reggae o del soul. E questo non solo perche gli "ismi" sono sempre definizioni semplificatrici e impressionistiche at best (e con questo rintuzzo chi potrebbe darmi del razzista ignorante perche' considererei in maniera piu' monolitica blues, soul e reggae). Ma soprattutto, e non dico proprio nulla di nuovo, perche' il "genere" indie rock non esiste per niente: "indie" anche altro non e' se non una definizione per esclusione, come peraltro il prefisso "in" suggerisce e per di piu' una definizione che non si riferisce a elementi artistici, bensi' a modalita' operative di promozione degli artisti. In altre parole, sotto questo ombrello ci finisce cosi' tanta roba (e cosi' eterogenea), che parlare di distacco del genere dalla musica nera e' del tutto inutile e parzialmente sbagliato: davvero si puo' pensare che il c.d. indie rock di, chesso', Go! Team, Spoon, Afghan Whigs, Antony & The Johnsons, White Stripes, Jon Spencer, Cat Power, Feist, Fugazi, Walkmen, Primal Scream, LCD Soundsystem, Rapture, etc. etc. etc. proprio non abbia nulla a che fare con la musica nera? Che poi ci sia tutta un'altra frangia di artisti che ne e' influenzata di meno, e' cosa tanto vera quanto perfettamente compatibile con la naturale continuita' del mondo reale e delle preferenze e delle scelte che al genere umano per fortuna vengono (o per lo meno dovrebbero essere) date.

venerdì 5 ottobre 2007

P2P downloading: vincono le case discografiche, per ora

"The recording industry won a key fight Thursday against illegal music downloading when a federal jury found a Minnesota woman shared copyrighted music online and levied $222,000 in damages against her.
The jury ordered Jammie Thomas, 30, to pay the six record companies that sued her $9,250 for each of 24 songs they focused on in the case. They had alleged she shared 1,702 songs online in violation of their copyrights."

Il resto qui (via Product Shop NYC).

Who's next?

martedì 2 ottobre 2007

Bo(llo)x

In tanti si e' apprezzata l'idea di dare musica fondamentalmente gratis alle masse. In tanti compreremo il box da quaranta sterline. In tanti si e' gridato alla genialita' dell'intera operazione. In tanti si e' pensato che questa sia, forse, la mazzata finale per l'odiatissima industria discografica, cui non restera’ che portare a termine le ignomignose 20.000 e passa cause contro filesharing moms e poi, finalmente, tutti a casa che e' finita la cioccolata. Tanti altri fanno i giusti distinguo e ci spiegano che se lo possono permettere solo perche' sono loro e non necessitano di promozione.
Gia’. A me invece sembra che sta rivoluzione fantastica venga piu’ semplicemente fatta pagare a quelli chi li amano di piu', che verosimilmente compreranno il discbox che costa come una escort.
Economicamente tutto questo non fa una grinza, se sei un venditore. Infatti, discriminare sui prezzi e' quello che ogni venditore vorrebbe fare, anche se corre il rischio di essere espulso dal mercato dai propri concorrenti. Ma non credere: il piu’ delle volte ci si riesce eccome. La raccolta di buoni sconto e' l'esempio tipico, con la massaia che ha tempo di raccimolarli e paga di meno, mentre paga di piu' chi ha una vita indaffarata e non ha tempo di stare dietro ai punti. Il problema e' che loro fanno pagare di piu' non chi ha una vita indaffarata e quindi presumibilmente piu' soldini. Loro fanno pagare il conto a chi e' accecato d'amore per loro. Giocano coi miei sentimenti, avresti detto in terza media. Grazie, lo so che nel discbox c'e' un fracco di altra roba, ma e' roba che normalmente non comperi (o che se comperi, comperi separatamente, se e quando vuoi tu). Dice ma allora scarica, paghi un penny e non rompi piu' i coglioni. Certo che potrei, ma non e' questo il punto.
Semplicemente sottolineo che chi adesso passa come un figo immane in realta' sta spremendo i piu' deboli di cuore. La legge della domanda e dell'offerta ha di bello che, in mercati tendenzialmente conorrenziali, paghi poco cose che saresti disposto a pagare molto molto di piu': pane e acqua sono gli esempi classici, ma in fondo anche la musica, piu' o meno. E con i soldi che risparmi ti compri altre cose, risparmi, mandi i figli all'universita', etc. Fare gli esosi con i propri fans piu' sfegatati e' una bassezza, non una cosa geniale. Perdipiu' perche' camuffata da cosa figa, ‘che ti danno la possibilita' di comprare il tutto a prezzi stracciati, sia pure nell'inferiore qualita' digitale. Mi chiedo se i compratori del box che costa come un'escort avrebbero fatto l'acquisto con cosi' tanto slancio se non ci fosse stata la parallela offerta quasi gratuita, di cui comunque non ci si avvarra' perche’ appunto si e' optato per il box. Penso che si sarebbe gridato allo scandalo per il prezzo esorbitante e si sarebbe scaricato il disco illegalmente e con tanto rancore. Invece no, (quasi) tutti a fare le genuflessioni e chiamarli geni, visionari, etc., mentre il conto viene pagato dai fans piu' leali, con un mind-trick degno di uno scadente cavaliere jedi: farti credere che sei libero mentre ti viene fottuto il portafoglio. Che e' un po' la base stessa del capitalismo e alla fine va bene cosi'. Basta fare meno i fighi e dire le cose come stanno.