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domenica 20 gennaio 2008

Pari e patta

Dovresti scrivere la classifichetta di fine anno come millanti da un po’ ma non ti va poi cosi’ tanto, perche’ sai chi e’ primo e non sai chi e’ secondo, terzo e quarto, etc. E non ti sentiresti intellettualmente onesto ad affermare (implicitamente) cose del tipo che il tredicesimo ti piace piu’ del quattordicesimo, del quindicesimo e del sedicesimo. Poi c’e’ la questione di tutta la musica dell’anno scorso che inizi ad ascoltare oggi (Yeasayer, White Williams, Shocking Pinks, High On Fire, Chromeo, Om, The Teeth) o hai iniziato ad ascoltare ieri (Holy Fuck, Black Mountain). Poi c’e’ la questione dei gusti che cambiano. Poi c’e’ la questione che dedichi meno del 30% del tuo tempo di ascolto a musica uscita lo stesso anno. Insomma, un disastro. Comunque, il primo disco ce l’hai. Concordi con Dario (e con kAy) che si tratti di Ga Ga Ga Ga Ga degli Spoon.
Ci sono una dozzina di ragioni per questo, molte delle quali non sai nemmeno spiegare adeguatamente. Dici solo che se un disco ti ha fatto cambiare idea ben cinque volte su quale sia la canzone migliore (da Don’t Make Me A Target a You Got The Cherry Bomb, passando per The Undergog, Rhythm & Soul fino ad approdare a Black Like Me), forse ci sono tutti gli indizi per dire this is the one. Le altre undici ragioni le dovresti tenere per te, che non si sa mai che se poi un giorno incontri di persona qualche lettore, alla quarta pinta non inizi a fare sanguinare i timpani di chi ti ascolta dicendo della quinta, della sesta, della settima e dell’ottava ragione. Vabbe’ anticipi che la nona ha a che fare con la voce di Britt Daniel e l’undicesima e’ per quando dice “remember the winter gets cold in ways you always forget.

Insomma la classifichina e’ cosa che non si sapra' mai.

Visto che lo sei andato a vedere il giorno della prima (cosa che non facevi dai tempi di Scuola di Polizia III), dovresti dire cosa e’ che ne pensi di Cloverfield. Ti piacerebbe fare uno spoilerone qui su due piedi, giusto per segare ogni rimanente opportunita’ di successo sociale per quella valle di lacrime che e’ Icepick. A un certo punto, durante il film, pensavi pure di fare la zarrata di fotografare lo schermo quando appare xx xxxxxx. Ma non dirai proprio un tubo, tranne che uscire dal cinema e camminare per le strade dove piu’ o meno avviene il fattaccio non ti ha fatto particolarmente ridere, no. No, no. Fortuna tu, la tua dolce meta’ e due sue amiche (guys: they are both single!) vi siete consolati con tre bocce di Sancerre e discussioni varie tra cui (i) la intellighenzia italiana che ha demolito Knocked Up, quando qui e’ piaciuto a molti liberals (persone in carne ed ossa, intendi – non critici liberals; tu non lo hai visto, tanto per chiarire), (ii) Chutes Too Narrow, (iii) The Knife, (iv) The Departed vs. American Gangster, (v) Croverfield, (vi) l’ex fidanzato di una delle due amiche, asseritamente diventato troppo chubby causa infatuazione per junk food dopo sette anni di rigidissima militanza vegan, e (vii) quanto sia spettacolare dal vivo l'ultima band di Rick Froberg (ex Drive Like Jehu e Hot Snakes), gli Obits

Comunque non sentirete nulla di Croverfield, tranne che xx xxxxxx fa effettivamente paura.

Ah gia’, poi dovevi ancora dire di quel concerto degli Arcade Fire a Randall’s Island il 6 ottobre. Ostia, qui si e’ pure andati in prescrizione, pensi. Dai che te la cavi con sette righe, sforzati.

Compitino: anche se i suoni non furono impeccabili, la grande partecipazione del pubblico e un esecuzione sempre all’altezza hanno generato un concerto molto buono (ma al di sotto di quello di maggio).

Critica da commentatore navigato e un poco cinico, causa divorzio amaro alle spalle: prove generali per vedere se potranno mai diventare un’arena band, se non addirittura i nuovi U2 -- prove riuscite, anche se non diventeranno mai i nuovi U2, tra l’altro perche’ Win si piglia troppo sul serio e non ha nemmeno un ventesimo della spietatezza (e del cervello) di Bono (p.s.: ci aveva visto bene Ellis in American Psycho a dargli del diavolo).

E insomma, non hai detto nulla di significativo sugli AF del 6 ottobre 2007 a NYC.

Benissimo, ora che ti sei messo in pari, ti senti cosi' in pace e in armonia con l'universo che ti viene voglia di ripescare gli Editors di vent'anni fa:

martedì 16 ottobre 2007

arretrato da smaltire (sia pure in parte): Blonde Redhead, LCD Soundystem, Arcade Fire live @ Randall's Island (6 ottobre 2007) - Prima Parte

Tra uno sbattimento e l'altro per il pseudo trasloco, una settimana fa ho buttato giu' qualche (si fa per dire) riga sul concerto del 6 ottobre a Randall's Island (isolotto tra Harlem, Bronx e Queens) dove in una splendida giornata/serata post-estiva ho avuto la fortuna di vedere in un colpo solo Blonde Redhead, LCD Soundsystem e Arcade Fire. (Si', lo so, c'erano pure i Les Savy Faves, peraltro reduci da un ottimo ultimo disco, ma a causa di segnalistica inesistente e traffic officer assolutamente inflessibile, ci e' toccato uscire e rientrare al casello e perdere mezz’ora, mentre in coda sulla sopraelevata ascoltavamo i LSV dilettare i fans puntuali.) Ora pero' ho da fare un fracco di altre cose e non ho molto tempo di portare a termine il post. Tenendo conto della lunghezza, finirlo vorrebbe dire occupare un'intera pagina di blogger e non e' proprio il caso. Per cui, vai di spezzatino. Oggi mi gira di parlare di quanto sta sotto, prossimamente integrero', con calma.

I Blonde Redhead sono stati il primo gruppo che ho visto e a chi interessa solo di musica e non di me, delle mie sfighe e di Finanza 101, consiglio di saltare il prossimo paragrafo.

Causa ennesimo pacco di Icepick, avevo un biglietto di cui disfarmi. Peccato che, invece del biglietto per concerto dalla line-up perfetta, mi sembrava di avere per le mani dei Cirio bonds nel 2003: fuori dall'ingresso avro’ contato una ventina di venditori disperati come me con la patata bollente in mano e nessuno degli avventori che ci si filava minimamente (del tipo che non ti guardavano nemmeno in faccia quando gli chidevi se serviva biglietto, very humiliating). Con un c.d. face value di 40 dollari gli unici compratori erano bagarini che riacquistavano a 10 dollari, non un cent di piu’. E dagli torto: sapevano bene che quelli come me che arrivavano presto con un biglietto in piu', per non perdere nulla del concerto, volevano assolutamente chiudere una vendita al piu’ presto, anche se a valori rovinosi. I bagarini contavano di rivendere i biglietti qualche ora dopo, quando si sarebbero presentati degli sbigliettati, indecisi fino all'ultimo momento se andare al concerto, e disposti a pagare una trentina di dollari... Tipico delle situazioni di non scarsita' (o, a girarla, di caduta di valore) del bene negoziato (il posto avrebbe potuto tenere anche 50.000 spettatori e se ne stimavano solo 22.000/25.000 in arrivo), in cui il mercato e' in mano ai compratori (l'opposto di quello immobiliare, insomma), sono i piu' bravi e scafati gli unici che riescono a fare soldi (e tanti). Per quanto mi riguarda questi bagarini avrebbero potuto andare tranquillamente a lavorare al desk di Lehman Brothers (o forse, a bene vedere, erano appena stati licenziati da LB). Resomi conto che quella era la situazione, mi sono rassegnato a vendere il biglietto per un pugno di dollari. Forte di un’umiliante $30 loss, entro nell'immenso field e anche qui, ancora una volta a mie spese, sperimento the consequences of poor decision-making. Dopo essermi scolato tutto l'East River la sera precedente e aver passato l'intera mattinata con un hangover che mi pareva di essere un eroinomane in crisi di astinenza (si’: pruriti endocutanei e voci inesistenti, quella roba li’), il mio stomaco iniziava a batter cassa lamentando una fame bovara. A un buon duecento metri abbondanti di distanza dal palco, mi sono avventato verso il primo degli svariati baracchini che mi si paravano innanzi. Ma che bel pirla: non potevi immaginarti che avresti fatto una fila piu’ lunga, essendo quello piu’ vicino all’ingresso? No, eh? E in piu' ha insistito: nonostante ti sia stato detto che sono ancora nella friggitrice, hai chiesto pure le french fries, che ti stufano sempre dopo la terza! Risultato: i Blonde Redhead partono senza di me e iniziano, come per punirmi (e giustamente), con il mio pezzo preferito dal loro ultimo disco, l'evocativa e melanconicissima Dr. Strangelove. Io mi riesco a sgangiare dal kiosko-sulla-240-yarda solo quando gia' suonano il pezzo successivo e, dopo goffa corsetta mentre mi ingollavo hot dog e patatine, raggiungo infine una postazione con distanza dal palco assai piu' civile.

Come sono stati i Blonde Redhead? Una grande prova in territorio potenzialmente ostile, con fans non li' per loro e suono che si temeva si sarebbe perso con estrema facilita' in uno spazio cosi' ampio. Invece il trio ha in serbo un set superbo e tirato: sia i suoni sia l'esecuzione sono eccellenti (non sembra di essere ad un evento all’aperto), la presenza scenica e' ottima (Kazu che sopra abito corto bianco cantava imbracciando una fender jaguar era veramente molto sensuale). Su tutte, ho trovato fenomenale la resa di 23. E devo ammettere che, saranno la vecchiaia e/o la lontananza da casa che hanno reso i miei nervi piu' deboli di quelli di Dave Mustaine, mi sono sorpreso a nutrire un bel po' di orgoglio patrio (e meneghino) a vedere i gemelli Pace suonare con cosi' tanto carattere davanti a ventimila persone con skyline al tramonto sullo sfondo. Ma essendo io un epigone di quel genere che al liceo fracasso' i maroni a tutti, ossia del romanticismo lombardo (i.e., continuazione dell'illuminismo mascherata da romanticismo, una roba un po' nu-metal insomma), tronco subito con il melodramma per occuparmi di cose ben piu' importanti: tempo e denaro. Terminato il concerto dei Blonde Redhead mi fiondo a ordinare delle birre e constato come il "mercato" della vendita della birra presso gli stands alla sinistra del palco sia in preda alla totale irrazionalita' (che io avevo abbracciato poco prima per l'hot dog e le french fries): file sterminate presso i primi venditori (roba da cinque/dieci minuti) e nessuna attesa presso gli ultimi in fondo, distanti si' e no quaranta metri. E chissa' quante cose nella vita sono la' dietro e noi non le acciuffiamo perche' siamo nella fila sbagliata e non abbiamo occhi per vedere.

Okay, scusate, la greediness si e' impossessata ancora di me e mi ha fatto dimenticare che qui si parla di musica, non di grana. Perfetto, avanti allora con gli LCD Soundsystem. Che dire? Per ora niente. Torna a leggere nei prossimi giorni e ti dico. Anche degli Arcade Fire. (Ma se mi paghi ti scrivo e-mail dettagliata.)
UPDATE -- For all the bastards who happen to be in NYC tonight, you should really go here.

domenica 7 ottobre 2007

i was there


(thx Melissa via Brooklyn Vegan)

More soon...