qualche giorno fa ho visto
lightspeed champion allietare la serata a una settantina di avventori della
mercury lounge. il nostro fa ridere parecchio: le battute tra una canzone e un'altra parevano il frutto di una
piu' o meno studiata
self-
conscious ironia da sfigato che non fa ridere ed e' terrorizzato per questo. irresistibile. come sapete
icepick mi paga
dugentomiladollariepassa l'anno per assistere a concerti che poi non racconto mai - non
rivuole la grana indietro, mi dico,
perche' immagino gli piaceranno i resoconti completamente estemporanei che poi butto
giu'. bene. sulla via del
texas - no, niente
sxsw for me
this year - sono stato folgorato dal ricordo di due cose accadute al concerto di
lightspeed champion. la prima e' quando il nostro ha confessato di avere le labbra completamente impastate e appiccicose e senza che fosse per via del crack ("
that would be
cool,
wouldn't
it") e si e' scusato, dicendo - tanto non ci sono
reporters qui stasera. siete tutti
bloggers. dopo di che' si e'
riscusato quando ha fatto notare il rivolo che gli scendeva dal colbacco - non vorrei pensiate stia piangendo mentre canto queste mie canzoni cosi' drammatiche. in
realta' quello di cui volevo parlare e' una terza cosa accaduta al concerto. la
cover di
heart in a
cage - "questa la facciamo sempre come bis o quando il concerto va particolarmente male o particolarmente bene". non ci ha specificato a che cacchio stessimo assistendo - ma e' partita questa
cover acustica. grande esecuzione - come lungo tutto il resto del concerto, peraltro. e che canzone. no, dico, sento gente menarla con gli
strokes. ora,
sara' che rispecchiano vari mondi in cui sono cresciuto - lambire un minimo di glamour dalla sponda di chi e' un
music junkie cazzaro con un amore incondizionato per la
new york degli anni settanta, il
brasile degli anni settanta, i
guided by
voices, le giacche di
tweed del nonno e le
chuck taylor prima che tornassero di moda - che nessuno di noi, me e loro, ha vissuto,
sara' che mi gira sempre un po' il cazzo sentire a destra e sinistra critiche alla loro asserita
coolness da parte di gente che fa la figa spacciandosi per sfigata,
sara' che gli
strokes ci hanno fatto rivenire voglia di uscire, bere e scopare verso la fine del 2001 (a me non era mai mancata, ma uso il plurale per indicare il mondo occidentale bianco e intellettuale), ma
heart in a
cage e', scusate, un pezzo della madonna - ha un beat in terzine, tipico dei van
halen degli esordi, ma senza ride e con un
fracco di
hi hats e timpani, la voce di
julian non e' mai stata cosi' distrutta, in patetica autocommiserazione e pero' lucida al tempo stesso. e il
songwriting e' superbo: trovatemi una migliore cantilena che faccia da colonna sonora per cinque pirla che suonano sul
chrysler, cantano per terra su un'affollata
broadway, etc etc. (
sorry,
icepick --
just imagine i
said torre
velasca and corso
buenos aires). si chiamava tiro, un tempo, late
eighties or so, quel dono che solo poche
bands in disparati stati di grazia riuscivano a buttar fuori. credetemi. ve lo dice uno che ritiene il primo
minutoetrentasettesecondi di
angel of death una delle cose
piu' alte mai scritte nella storia della musica pop, classica o contemporanea che sia.