martedì 23 dicembre 2008

Oh, it's such a perfect day

A una cena di Natale di cari amici, per fare un gioco, bisognava portare un componimento: raccontare la propria giornata ideale, con sottofondo musicale ad hoc.
Ho scelto Just Like Honey dei Jesus & Mary Chain, perché parte piano e poi monta e perché è bellissimo. Ero indeciso però con altri due brani altrettanto belli e con atmosfera simile: Wave of Mutilation (UK Surf) dei Pixies e I Wanna Be Adored degli Stone Roses.
Qua sotto la mia realistica giornata ideale.

Un suono mi tira fuori dal sonno, ma non è la solita sveglia molesta.
E' il campanello di casa, e sono solo le sette.
Vado ad aprire. Ci sono delle persone che non ho mai visto e che si presentano, in inglese.
Sono degli emissari della New York University.
Mi ricordo l'application che ho fatto due anni fa, quella che conteneva un refuso e che mi era costata l'accettazione al master che volevo tanto fare? Ecco, rivedendola si sono resi conto che la natura di quel refuso era così creativa e che il curriculum era così eccezionale che hanno deciso di prendermi.
"Ma non è troppo tardi?", dico io, "le lezioni non sono già iniziate da un pezzo?"
"Sì", dicono loro, "ma noi La vogliamo come professore, non come alunno. Uno dei nostri si è ammalato e abbiamo pensato a Lei."
"E quando inizierei?", domando.
"Subito, c'è un aereo che l'aspetta e che decolla tra due ore. La portiamo noi!"
"Bello", penso, "l'inizio di questa giornata. Tutte le giornate dovrebbero essere così. Per lo meno tutte le giornate ideali."
Non me lo faccio ripetere due volte, accetto, faccio i bagagli, telefono in ufficio per mandare affanculo i capi e dire: "ve la fate da soli quella pallosissima comparsa conclusionale", e mi ritrovo in aereo.
Dormo benissimo, perché in prima classe si dorme benissimo.
Arrivo a New York, riposato, ed è solo mezzogiorno, grazie al fuso orario favorevole.
Vado a mangiare un boccone. Al tavolo a fianco al mio c'è Philip Roth che mangia da solo. Gli dico che è il mio scrittore preferito e iniziamo una piacevolissima conversazione – anche grazie al fatto che ora siamo colleghi insegnanti alla NYU* - al termine della quale un po' sorprendentemente (ma non così tanto: questa giornata sembra proprio ideale) mi invita a passare il giorno del Ringraziamento a casa sua in campagna nel Connecticut. "Bella lì", penso, utilizzando espressione ben poco letteraria.
Mi avvio verso l'appartamento nell'East Village che la NYU mi paga e vedo che davanti all'edifico c'è un po' di trambusto. Ah, il caos di New York!
Scopro che stanno girando un film. Mi faccio strada tra la gente e inciampo in un cavo di ripresa e mi ritrovo nel mezzo della scena che stanno girando, imprecando in inglese. Il regista si avvicina: sarà sicuramente irritato. Ma non lo è affatto. Infatti gira in digitale e non gli ho fatto sprecare della pellicola.
Lo riconosco subito sotto al cappellino, è Michael Mann, il quale mi dice che gli sono piaciuto molto in quella scena involontaria, e che mi vuole assolutamente con lui nel nuovo film che sta girando, che è un sequel: "Heat 2, la nuova sfida**"
Mi dice, "dovrai recitare con quei due e fare una scena di sesso bollente con quella." E mi indica Pacino e De Niro che mi fanno il pollice verso l'alto nonché Rosario Dawson che mi fa l'occhiolino.
Io gli dico che va bene, ma per la scena di sesso non se ne parla: sono felicemente fidanzato, amo la mia ragazza, e non voglio urtarne i sentimenti. Rosario capisce il diniego e fa una faccia delusissima. Io faccio il labiale della frase: "It's not you, it's me, baby".
Salgo all'appartamento e noto che c'è una persona che bussa alla porta di fronte alla mia. Dice, in inglese: “Per favore, fammi entrare, prometto che non mangerò più quella schifezza di gelato!”. Mi avvicino e vedo che è Britt Daniel degli Spoon. Gli dico che se vuole può venire da me, che magari in frigo c'è qualcosa da offrirgli. Lui accetta. In frigo c'è dell'Häagen-Dazs alla vaniglia. Britt lo mangia, si calma e mi invita ad andare al concerto del suo gruppo quella sera stessa.
Più tardi al concerto c'è un sacco di gente e moltissime blogstar musicali.
Mi aspetto che escano i musicisti, ma esce solo il tour manager che annuncia l'infortunio del batterista.
Cazzo non può suonare e sono nella merda! Non è che tra la folla c'è un batterista che conosca almeno un po' i pezzi?
Nessuno alza la mano, e c'è una situazione surreale di stallo, quando nel silenzio generale si leva una voce perentoria dal pubblico: "Lui è un batterista!".
Mi giro e c'è Iggy Pop che mi sta indicando.
Iggy si spiega: "l'ho visto prima fare un paradiddle nell'aria con le dita!"
Insomma, per farla breve mi trascinano sul palco. Poco prima di mettermi a suonare il primo pezzo, con Britt che si gira per tranquillizzarmi, dal parterre si alza un'esortazione: "Vegas campione!" E' Vince Vaughn che mi dà la carica.
Inutile dire che suono davvero bene, come non ho mai suonato in vita mia. Alla fine, dopo i bis di rito, nel backstage, Britt mi propone di suonare fisso con loro al posto del batterista, che licenzierebbero su due piedi a un mio cenno.
Ma non mi sembra il caso. L'insegnamento all'università mi porta via troppo tempo e in America non scherzano, mica puoi fare il doppio lavoro se sei professore!
Un po' stanco, mi faccio portare a casa da un taxi.
Ho sonno, ma prima di andare a dormire faccio due cose.
Prima una video chattatina gmail con la mia ragazza dal Mac 24 pollici in dotazione.
Poi guardo le notizie del primo telegiornale italiano della mattina su RaiSat.
Ho un sonno porco, la mente un po' annebbiata dalle novità tutte assieme.
Faccio molta fatica a stare sveglio.
Mi sembra di capire che hanno arrestato e condannato in direttissima un certo politico coi rialzi nelle scarpe e che un certo altissimo prelato tedesco è entrato in coma, di quelli che durano 30 anni a meno che non si stacchi la spina.
Ma questa è solo la giornata ideale, mica il giorno dei miracoli.
Davo essermelo immaginato.
Mi addormento tutto sommato abbastanza contento così.

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