sabato 12 gennaio 2008

Fair Deal

Lo sciopero degli autori cinematografici, televisivi e radiofonici statunitensi ha mandato in crisi d'astinenza un sacco di tv series addicted, me compreso. Siamo a 9 settimane dall'inizio; l'ultima protesta di questo tipo avvenuta nel 1988 ne è durate 21: armatevi di pazienza.
Una piccola parte di me tuttavia pensa che questa disintossicazione forzata sia in qualche modo salutare. Non è una pausa dai serials tout court, ché bene o male ci siamo tutti organizzati col recupero di produzioni che sinora avevamo trascurato; è piuttosto una pausa dalla dolce ossessione dell'aggiornamento in tempo reale per ogni puntata mandata in onda negli U.S.: l'approccio è diverso quando gli episodi sono tutti lì a disposizione e sono già stati trasmessi magari anni fa. In questi casi l'asticella del giudizio critico si alza, perché viene a mancare il non secondario aspetto dell'attesa spasmodica tipica dei drogati. Per fare un esempio: non credo mi comprerei mai il cofanetto di Gossip Girl a tre anni dalla sua messa in onda.

Questo sciopero poi, per noi abituati a scioperi di ben altro tipo e genere, desta secondo me grande interesse, ad iniziare dal dato più banale e vero: là l'entertainment è un'industria, non si scherza mica.
E poi l'altro aspetto è la creatività che domina le forme di protesta e di comunicazione: facile, direte voi, sono autori...
Sì, facile. E affascinante.


1 commento:

  1. Stasera torna Prison Break con la seconda parte della inutile terza serie (giudizio critico OFF).
    Poi fra breve riparte Lost. Insomma, un pò di metadone arriva...

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