giovedì 24 gennaio 2008

Il weekend che non c'era

Domani sarò a Stoccolma.
Ci sono già stato, capodanno 2006. Debaser, club storico, che già dal nome puoi intuire che musica mette. La notte passata a saltare in compagnia di CYHSY & Co. si era poi chiusa alla mattina giusto fuori dal locale con una gigantesca e memorabile battaglia di neve in cui io e un mio amico “giocavamo” in incognito con la squadra svedese contro degli italiani molesti di Bologna, noi sotto, loro sopra un ponte. Ho ancora in mente l’immagine del mio amico il quale, dopo aver spronato tutto il tempo in inglese i compagni di squadra a fare il culo a “those fucking italians”, a un certo punto con nonchalance si tradisce uscendosene con un “Piadine di merda!”, e loro: “Ma allora sei italiano, bastardo!”, e giù palle.
Quest’anno vorrei approfondire soprattutto la conoscenza di SOFO, la SOHO di Stoccolma, come dicono alcuni, in ogni caso il quartiere degli artisti, dei giovani e degli hipsters.
Essendo un fighetto, ho già individuato alcuni posti trendy in cui devo riuscire assolutamente a trascinare i miei compagni di viaggio, il tutto nel giro praticamente di un solo giorno, sabato, come nel libro di McEwan. Tipo questo, questo e questo.
E poi l’Indigo, di cui parla Marco nella ormai chiusa bella rubrica Stockholm Syndrome su Indiepop.it.

Solo che invece andrà che passeremo tutto il tempo nella zona commerciale a fare vasche inebetiti dalle bionde (leggasi liberamente anche birre) e alla sera finiremo nella discoteca omologa svedese dell’Hollywood.
Chissà com’è la il loro Corona.

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