giovedì 10 gennaio 2008

Il tributo che dovevi a Parigi

E' il 29 dicembre e siete diretti a Parigi. La classica "macchinata". Traforo del Monte Bianco, Satisfaction dei Rolling Stones a palla dall'autoradio. Sosta al primo spettacolare autogrill d'oltralpe, le solite battutine su qualche stupido prodotto esposto. Come sottofondo musicale, tutti i dischi significativi del 2007, parlate e parlate, il paesaggio scorre veloce e cominci a sentirti bene. Amici in auto diretti a Parigi e pensi: questa è vita, questa è la vita.
Ed è vero, ma è solo l'inizio, perché quando finalmente infilate la chiave nella toppa e aprite la porta della casa di chi gentilmente ve l'ha messa a disposizione vi trovate di fronte ad un appartamento delizioso con parquet, camino, vista sui tetti del Marais e MacBook con tanto di connessione Wi-Fi a disposizione. E' tardissimo e non resta che scendere e mangiarsi un eccellente filetto che si scioglie in bocca in un ristorante pieno di gente e ancora aperto alle due di notte, giusto in tempo per vedere quella che, con unanime consenso, è stata definita la donna più bella di tutti i tempi. Forse ti ha anche guardato: 'ste francesi. Buonanotte.
Il seguito è risvegliarsi per sei giorni consecutivi nel quartiere più vivace, giovane e hip di Parigi. Colazioni in cafè/ex-pescheria psichedelico con enorme poster di Mick e Keith all'entrata e i Pixies & Co. in sottofondo. Lunghissimi aperitivi nel corrispondente parigino dell'Atomic, ottima selezione musicale, jack & coke a fiumi.
Qua, è il posto dove essere ora. Lo so, sento quell'elettricità, la conosco bene.
Del resto della città non sapresti che dire più di quanto tutti sappiano già: semplicemente, la città più bella del mondo. Il bello è dappertutto. L'assedio estetico è a tratti estenuante, anche se il risultato finale è rilassatezza e non stress. Bastano due minuti a guardare la Senna da uno dei ponti. O una passeggiata in uno dei giardini, magari a leggersi un libro su una sedia.
Il tutto può essere definito con un espressione che dentro ha tutte le cose del mondo: joie de vivre. Hai detto niente...
Tutto è così perfetto che la sera di capodanno ti aspetti che qualcosa vada storto, ma evidentemente il capo supremo delle cose deve farsi perdonare per qualche motivo, perché vi offre forse la serata più divertente e perfetta dell'anno su un battello di indemoniati al ritmo del dj set di Reuben Wu ed altri.
Dovresti aprire un capitolo a parte per le donne francesi e un apposito paragrafo per le parigine, ma è sufficiente ricordarsi il lampo di occhi chiari e pelle d'ambra e la scia di un profumo che fa promesse.
L'ultimo giorno ovviamente è ricoperto dalla tipica patina di malinconia e felicità propria di quando ciò che è stato bellissimo è giunto alla fine. C'è tempo per un solo acquisto (un orologio Casio geekissimo anni '80 che viene definito dagli amici "quello che si trovava nel Dixan", nonostante tu l'abbia acquistato pagandolo uno sproposito in un negozio iper-cool, e solo perché la commessa ammiccava e mandava roba buona dallo stereo) e una mostra clamorosa.
Alla fine, ti ricorderai soprattutto di un paio di cose: l'aver vissuto al massimo tutti i momenti e due veri amici che hanno già passato la trentina che con lo stesso entusiasmo dei bambini hanno combattuto per mettere a ferro e fuoco la città notturna, mandando prima a letto i più giovani e indossando poi i panni di Satana e Belzebù. Il cui volto al mortale non è dato conoscere.

3 commenti:

  1. file under: gay post.
    Disgustoso.

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  2. @anonimo: c'hai ragione.

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  3. aahh Parigi: la città dei cento imperatori... ma tu chi sei tu dei due? quello colle gambotte o lo stecco nazista?

    Pompidour

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