venerdì 30 novembre 2007

you can definitely call her genius

Sorry, but I was impressed. In the year's most psychotic media moment, Britney created something more real than reality TV: entertainment without borders, an unconsciously brilliant deconstruction of American Idolism, a disintegration in slow-mo. You could almost call it art.

Sua Altezza Kim Gordon su quella performance di Britney Spears.
Altezza, non Vi dovete scusare per nulla. Anzi, dai due punti in poi (entertainment ...) io leggo solo poesia.

(via stereogum)

giovedì 29 novembre 2007

icepick, gia' che ci siamo ti dico come la penso io

La trovate qui.

Non so voi, ma l'ideatore per me e' un genio dell'imprenditoria (e' partito volendo semplicemente sfottere l'ex moglie) e della comunicazione ... uno che se solo potessi farei diventare il mio Kissinger, ma temo il massimo cui possa aspirare sia diventare io suo commesso nello stilosissimo negozio che ha nel Lower East Side.

Yoga for indie rockers

Yoga e indie rock son due concetti che nel mio immaginario difficilmente andavano a braccetto. Cosa c'entrano dei post-hippy rincoglioniti da un paciugo di filosofie orientali adattate per borghesi ora stressati ora annoiati (che se va bene ascoltano musica new age) coi Sonic Youth o gli Arctic Monkeys? Personalmente poi, se provo a incorciare le gambe, rischio di incastrarmi e di dover chiamare i pompieri per liberarmi.

Tutto ciò prima di imbattermi in questo dvd (ma non chiedetemi come ci sono arrivato, vi prego), che mi conquista con la "affascinante" istruttrice Chaos

l'allieva di livello avanzato per una bella sessione di hardcore workout


e l'allieva mediana, con cui approfondirei volentieri la "posizione delle tre biciclette".


Cosa? Dici che è tutta 'na messainscena per far leva sulle nostre fregole di maschi sempre a caccia, anche se indie-timidoni? Ma va'! Che sia tutto genuino lo dimostra che le ragazze suonano in un gruppo!

Va bene, non c'è una track list, perciò non è dato sapere se faremo esercizi sulle note di Neon Bible oppure coi Tokio Hotel (come sospetto) ma come non fidarsi del Presidente della società produttrice, l'autorevole Matt Pizzolo, che molto chiaramente ci informa che "it's like Jane Fonda on crack"?

mercoledì 28 novembre 2007

Mrs. Crocodile Ciampino

Prima guarda questo (capolavoro).





Bene.

Scene analoghe a Ciampino. Non per una sigaretta. Per un coccodrillo. Di peluche.

Il sedere di Scarlett Johansson

Vi chiedo scusa, mi sono avvalso di un piccolo trucco che, vecchio come il mondo (o almeno come la carta stampata), viene addirittura ora consigliato dagli oracoli del viral video: per attirare lettori (o viewers), in mancanza d'altro, appellati al sesso.
In realtà ci tengo a segnalare un vero e proprio mistero: nel (pessimo) film The Nanny Diaries, che vede protagonista la nostra beneamata Scarlett, a un certo punto appare per pochi attimi questo personaggio.


Riconoscete l'attore? Io ne ero certo: ma è Kyle MacLachlan, l'agente speciale Cooper di Twin Peaks! Se poi aggiungete che la breve scena è accompagnata da un motivo musicale praticamente identico a quello della geniale serie di Lynch (ma perché fanno 'ste becere citazioni?) non avevo dubbi. Poi ho cercato in Internet ma l'attore non compare tra il cast ufficiale del film e lo stesso dicasi del personaggio dello strizzacervelli che interpreta. Niente di strano, spesso vi sono particine "uncredited". Cerco con Google, ma a quanto pare nessuno ha scritto alcunché su questa partecipazione. A me puzza di mistero, e per evitare di esser preso per pazzo ho pure caricato il video su YouTube. Naturalmente, mistero nel mistero, la prima parte del video risulta rovinata, anche se il file sul computer è perfetto. Eccolo.



Chi lo sa. Possibile che tra un impegno e l'altro abbia condotto le mie stupide e frettolose ricerche coi piedi ed ora arriva un cinefilo, magari giovane, che mi smerda davanti a tutti offrendo la banale spiegazione.
Pazienza, frattanto mi sono divertito ad indagare e a farvi perdere tempo e a questo punto vi devo perlomeno l'oggetto del titolo, aka l'espressione più riuscita della Johansson nel summenzionato film del grande regista Robert Pulcini.

martedì 27 novembre 2007

Il canto della sirena del caffè

Con gli amici più nordamericanofili ci chiediamo da tempo perché in Italia non vi sia ancora Starbucks (in un momento di follia credo di aver pure pensato di attivarmi per ottenere la licenza); la scusa che siamo il paese dell'espresso e che da noi non funzionerebbe ormai non regge più ed è comunque smentita dall'enorme successo di realtà come Burger King e McDonald's per quanto riguarda il discorso sul cibo; d'accordo, il target di quest'ultime è diverso, ma sono certo che vi sia una schiera di studenti universitari o trentenni dal portatile facile che potenzialmente sarebbe felicissima di infilarsi in uno dei negozi della sirena per sorseggiare un Frappuccino mentre, magari ispirati dalla musica in sottofondo, grazie al wi-fi scrivono un post sull'ultimo concerto dei National.
E allora perché?
C'è chi dice che manchi una grande società che gestisca la rete di franchising a livello nazionale, ché a singoli imprenditori locali le licenze non vengono concesse; può essere, solo che a me risulta che la licenza per il momento ce l'abbia Autogrill: non è abbastanza grande?
Mah. Io nel frappucctempo mi ritrovo ad appassionarmi alla storia di Jou Jou, caffetteria di Washington Heights che, per ottenere il meritato successo, ha lottato per rimanere a galla in un quartiere difficile, per poi vedersi aprire un negozio del colosso del caffè proprio alla porta accanto dello stesso palazzo (ripicche da bambini incluse); sì, lo so, è il mercato e bla bla bla; ma per una volta potrò pure fare il romantico che contro Golia tifa Davide.

Detto questo, non vedo l'ora che quella sirena arrivi anche da noi; dal suo canto son già stato ammaliato da tempo.

Moscow I love you but you're bringing me down

Dovrei parlare un po' di Mosca, lo so, ma che diavolo volete che vi dica se non un ammasso di impressioni qua e la’? Se e’ pero’ questo che volete, perche’ altro proprio non saprei dire (non saprei nemmeno parlare in modo coerente e strutturato di Milano, pensa un po’), queste sono le cose che sono andato dicendomi con piu' frequenza nel corso di questi due mesi:

· Non sorridere mai. Fai il duro. Ti viene bene in fondo: tutti sti anni di good karma newyorkese ti stavano rendendo piu’ fesso di un ospite di Buona Domenica. Gira con il grugno di Tony Soprano e sarai trattato decentemente. La gente che sorride ed e’ gentile viene trattata malissimo; no bullshit: la vita e’ dura e sorridere e’ da superficiali.

· Non adirarti se, mentre cammini in strada, in un bar, in un club, vieni preso a spallate da gente che non fa il minimo sforzo per evitarti. E’ cosi’ che si fa. Come sopra, adeguati al costume locale e vedrai che ci proverai anche gusto a prenderli a spallate; in fondo tanti anni di pogo saranno pure serviti a qualcosa, no?

· Li ammiri perche’ hanno un modo tutto loro di fare pub crawling. Dalla cinque del pomeriggio in poi, vedi per le strade uomini e donne di ogni eta’ ed estrazione sociale deambulare per le strade con un drink in mano: birra, energy drink, Smirnoff ice, Bacardi breezer, fiaschette varie, bottigliette di vodka, whisky, rum. Camminano, chiaccherano, fanno l’aperitivo per la strada. Economico e pratico. Del resto – momento di imparaticcio, thx Lonely Planet – l’Islam non fece breccia secoli e secoli fa perche’ il di allora regnante si rifiuto’ di privare il proprio popolo dell’alcool.

· Mettiti il cuore in pace che quello che indossi non da lavoro e’ la cosa piu’ out che una persona potrebbe mettersi da ste parti, dove lo stile vagamente minimalista non fa figo ma soltanto pezzente. Qui e’ rimasto tutto al 1983; o meglio, qui si stanno godendo il loro 1983 e non hanno intenzione di abbandonarlo neanche per sogno. Per cui adeguati ad essere squadrato con fare sprezzante da dei cafoni che neanche i gioiellieri di Valenza Po.

· Della musica hai gia’ detto che qui e’ un po’ la capitale mondiale dello schifo. Gente che invita James Murphy a fare il DJ e non gli riserva nemmeno il ruolo di headliner. E tanto lui non si scompone: ride, balla sul palco mentre i New Young Pony Club fanno la cover di Pump Up The Jam e poi fa ballare tutti, come al solito, con della musica clamorosa che solo lui.

· Ti passano accanto le ventenni piu’ arrapate del pianeta (prima che si diano una calmata e decidano di diventare delle zarine pure loro). Il che sarebbe ovviamente una figata (e lo e’ per un fracco di gente), se non fossi gia’ occupato. Invece e’ una bella tortura, che’ donne che ti toccano il culo manco fossi Paul Banks mentre tu non puoi reagire non e’ una cosa poi cosi’ divertente. A tacere di simil modelle che passano mentre chiaccheri colla tua fidanzata e ti fanno l’occhiolino. Poi scopri che il bar in cima alla torre del tuo albergo, uno dei migliori della citta’, ha un rapporto troie / resto del mondo di 4 a 1. Quasi come l’Ippopotamo di Fantozzi, per capirci.

· Resti sempre senza parole, a meta’ tra il divertito e il terrorizzato, se pensi che con dei pilastri di civilta’ cosi’ solidi, nell’ordine, questi sono riusciti a: cacciare Napoleone a calci; regalare all’umanita’ i migliori romanzieri dell’800; vincere una guerra mondiale; cambiare l’ordine mondiale con una rivoluzione tutto sommato assurda (ma ai primi del secolo scorso, come peraltro di questo secolo, davano tutti un puo’ fuori di matto); sterminare una buona parte della popolazione, ora per punizione, ora per incapacita’, ora perche’ non avevano altro da fare (per inciso: il busto di Peppino Stalin e' sempre stabile nella Piazza Rossa); vincere un’altra guerra mondiale; impegnarsi in un’altra guerra che a rigor di logica avrebbero dovuto vincere a mani basse; iniziare a fare un po’ schifo; farsi umiliare persino da rocky quattro e collassare in sei minuti; essere terra di nessuno per dieci anni buoni, con una sfilza di ladri e assassini che pigliano il potere; perdere pure una guerra intestina; diventare terra di quell’unico che, mentre prevaleva nella rivincita di quella guerra intestina, ha cercato in qualche modo di contenere quei ladri e assassini, alleandosi con alcuni, segandone altri; incazzarsi di brutto con il resto del mondo per avere irriso loro, la loro nuova ricchezza e il loro gusto per lo sfarzo cafone e fine a se stesso; e in tutto cio’ non avere mai, ma nemmeno per un secondo, pensato che la democrazia e il pluralismo fossero cose che valesse minimamente la pena perseguire.

Alla fine archiviero' il tutto come un momento strano ma in fondo interessante della mia vita: ho vissuto in un posto completamente assurdo, con bottiglie di greco di tufo vendute al ristorante per 130 dollari e tassisti che mi hanno fatto fare il giro della citta’ con meno di 10 dollari (ma con una probabilita’ di morte, mutilazione o invalidita’ permanente che ogni volta si aggira tra il 20 e il 30 per cento). Non so se mi manchera', e anzi non lo penso proprio (sto sinceramente considerando di baciare il suolo di JFK al ritorno), ma di certo sara' stata un'esperienza e avro' di che ammorbare il prossimo coi miei racconti.
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Ma tranquilli, sul blog questa lenzuolata basta e avanza.

sabato 24 novembre 2007

Parliamo di TV

Anzi, no. Facciamo parlare lui (mi scuso se non ci sono i soliti link e video fighetti, ma per una volta volevo far prendere un po' d'aria fresca al cervello).


L'Apparelenza inganna

Ieri sera ero all'Atomic e indossavo per la seconda volta dall'acquisto la felpettina di ciniglia che aiuta a rimorchiare.
Me ne stavo appoggiato al muro a chiacchierare con un vecchio amico, entrambi stanchi dalla settimana di lavoro e propensi a fare discorsi da adulti disillusi e arresi alla fine della giovinezza, quando notiamo che una giovanissima e bella ragazza, per due o tre volte, prima mi guarda fisso e poi parlotta coi suoi amici parimenti giovani che la circondano e mi guardano a loro volta. Ormai son troppo anziano per lasciarmi andare all'emotività, ma il Nabokov che alberga in me ha pensato, pur perplesso al massimo grado: "Vuoi vedere che si è invaghita di me? E' improbabile, ma possibile. Tutto è possibile! In fondo, non sei mica un cesso da buttar via, vai a sapere 'ste giovani". La ragazza mi fissa più di prima, allora la fisso anche io dritto negli occhi, lei si avvicina e mi domanda "Ma sei Luca?".
Icepick pensa: "Porca vacca, io non sono Luca. Lo sapevo. Be', però, non sarò Luca, e allora? Sono qua ed evidentemente le piaccio, perciò che problema c'è?".
Allora io replico: "No, non sono Luca; ma chi sarebbe Luca?".
E lei: "Il mio professore".

C'è qualcuno che vuole quella maledetta felpa?

venerdì 23 novembre 2007

Scusi, mi dà anche un sacchetto per favore?

Non so com'è, ma avrei paura ad accettare un invito a pranzo da 'ste due. Secondo me ti avvelenano e poi ci fanno del sapone.

giovedì 22 novembre 2007

National senza filtro*

N.B. Elevatissimo rischio di soggettività; più del solito, per intendersi.

Chi non c’era chiede com’era e 140 caratteri sono troppo pochi per non essere facilmente fraintesi.

Perciò due righe sull’attesissimo concerto dei National (non sono riuscito a capire perché in italiano molti con loro usano “The” e con altri no) a Milano di ieri, unica data italiana del tour.

Secondo me l’esecuzione è stata buona e i pezzi, sì, insomma, lo sappiamo dai dischi, alcuni sono davvero splendidi.

Dal vivo, dicevo, l’esecuzione è stata buona, e alcuni pezzi sono pertanto rimasti splendidi. Ma un concerto rock dal vivo dovrebbe darti molto, molto di più per poter essere ricordato come un concerto splendido. Di solito a me quel di più viene o dal rapporto instauratosi tra il pubblico e chi sta sul palco (non necessariamente un rapporto “agitato”, ma eventualmente anche di fascino e mistero) o da un’esecuzione clamorosa di per sé, che inevitabilmente porta peraltro al primo elemento. Quando è così io non faccio nulla di particolare, sono i brividi che mi avvisano e poi un vago pensiero che si colloca sullo sfondo: “sta succedendo qualcosa (di grande)”, è un happening. Guarda caso, quando questo succede a me, mi giro e sta succedendo anche agli altri, lo si può leggere sui visi della gente. A meno che non sia io a vedere ciò che non c’è, per suggestione di qualcosa che sta avvenendo solo dentro me. Possibile, davvero.

Ieri sera non mi è successo: saranno state le aspettative alte (non per i National, ma quelle che ho sempre) o il fatto che il loro disco mi piace ma non mi ha fatto impazzire.

Il cantante (non so il nome a memoria, indizio eloquente su come non ami particolarmente il gruppo) mi è sembrato piuttosto timido e quasi impacciato; nelle pause dava la schiena al pubblico e chiudeva gli occhi al momento di cantare (due fatti questi ultimi che presi di per sé non implicano necessariamente un risultato negativo sotto il profilo del rapporto col pubblico); ha una voce notevole, e lo sapevamo; ce l’ha anche dal vivo (un profano a cui è capitato di ascoltarne uno stralcio dalla mia autoradio mi ha chiesto se era il Vecchioni americano).

Anche Nin-Com-Pop ha visto un loro concerto, e mi sembra che anche lei confermi la “serietà” del gruppo dal vivo solo che in quel caso forse il pubblico era più caldo; sono d’accordo con matte solo a 2/3, chi suona conta molto di più, ma conta anche il pubblico, in un circolo che può essere vizioso o virtuoso.

Ah, questa non è una recensione negativa del concerto di ieri, non so se si capisce. Ma anche su questo si possono avere opinioni discordanti.

* ©

...playing at my House

























Vorrei dire due parole su quello che c'è nella foto qua sopra. Sarò breve ché i post lunghi annoiano, a meno che non siano di Leonardo.
A proposito, questi ha recentemente proprio parlato a suo modo di House, la serie televisiva culto mandata in onda per la prima volta nel novembre del 2004; ieri anche Junkiepop ha detto la sua, confessando peraltro apertamente il proprio ritardo.
Naturalmente sul soggetto ormai è stato nel tempo detto di tutto e di più, ma se dovessi basarmi unicamente sui due post menzionati direi che non centrano con precisione il punto o, comunque, non sono esaustivi; è vero, il pezzo di Leonardo è tutto da ridere, è scritto da par suo e per ciò solo non dovrebbe contare, e infatti avevo solo voglia di dire che un post di Leonardo non centrava un punto di un qualunque argomento; così, tanto per provare il brivido; comunque molte altre volte mi sono sorpreso a sorprendermi di come ognuno vedesse in House una cosa diversa dagli altri e soprattutto da me, sebbene si tratti quasi sempre di differenze sottili (a volte solo apparentemente terminologiche, uno dice “stronzo” e l’altro “cinico”, cose così), ma importanti; la sorpresa deriva dal pensare che i motivi del perché il diagnosta americano (scusa per l'americano, Hugh) ci piaccia così tanto, a noi milioni di spettatori in tutto il mondo, siano in verità facilmente identificabili in pochi, saldi e incontrovertibili punti (e già non sono più breve, mannaggia, ché quando si parla di cose serie e temi vitali che ti appassionano va così, scusatemi).
Ecco i punti, semplici e puliti:
- House è un genio.
Un genio in assoluto ma, soprattutto, un genio nella sua professione; il fatto, ci dice lo script, è internazionalmente riconosciuto in tutto il mondo della medicina; questo fatto, da solo, in me suscita un’eccitazione di base già piuttosto alta: adoro i geni, ne sono attratto, capisco chi fa di tutto per frequentarli, mi succede nella vita vera, capisco chi li trova sexy e se li vuole magari pure scopare, insomma, il genio garantisce a chi ne è portatore un potere ed un’influenza assimilabili a quelli generati dalla estrema bellezza (vedi Dorian Gray) o dal potere/soldi (vedi uno tra i primi dieci nella classifica di Forbes): siamo umani, siam fatti così, che ci vuoi fare; e tutto ciò, giova ripeterlo, a prescindere da qualunque altra caratteristica, vale a dire anche se il genio in questione fosse pelato, basso, brutto, antipatico etc.; io quando sento che uno ha finito fisica quantistica a diciannove anni con tutte lodi, ecco, mi vien voglia di conoscerlo; io vorrei essere un genio, ma son solo un pirla, non è colpa mia, chiedete semmai a mia madre.
- House è un bell’uomo.
Ma non bellissimo, più sul tipo affascinante, che piace alle donne e non irrita per invidia gli uomini; si veste in modo informale, ha la barba di due giorni; è zoppo e usa il bastone, e pur odiando la cosa nel profondo, non perde occasione per giocare col suo vincastro o di farci air guitar su un pezzo rock anni settanta.
- Ecco, la musica.
House è appassionato di musica, rock e jazz in particolare, e chi non impazzisce sulla sua performance di air keyboard su Baba o’Riley può smettere di guardarlo; insomma, è figo sotto molti aspetti che girano attorno ai gusti e all’immagine; solo che è anche...
- ...stronzo, e parecchio.
Ma non la stronzaggine di chi è cattivo perché meschino e mediocre ed ha un cuore piccino piccino (come nelle telenovele) o perché è il male gratuito, come il personaggio interpretato da Kevin Spacey qui; fa lo stronzo, gioca a tirare la corda e nel farlo, gli escono comunque battute molto intelligenti e divertenti, e se una volta bersaglio delle battute sei proprio tu, chissenefrega! la battuta è bella, il resto non conta; e poi, più che veramente stronzo è straordinariamente ed esageratamente cinico (dice le cose come stanno); per esserlo ha delle ragioni gigantesche che non specifico per non fare spoiler, ma fidatevi.
- House non fa del male appositamente se non quando pensa che sia per un bene superiore, prendendo decisioni che gli altri buonisti non hanno il coraggio di considerare nemmeno e questo mi affascina in quanto ex studente di Law & Economics: mai farsi influenzare dall’emotività quando devi compiere una scelta "tragica".
- House ha un cuore.
É qui che ti conquista (quasi) definitivamente senza remore: lo sappiamo, perché non si è mai davvero ripreso dalla rottura con la sua ex donna; questa è la parte sentimentale, quella forse meno interessante; ma House è un romantico in senso più alto, perché è quando si arriva davvero al dunque, a temi come la morte e la vita, che House, dopo aver fatto pubblicamente il cinico e stronzo ad uso e consumo della platea di colleghi, è l’unico a prendere decisioni etiche; è in lui che il bambino autistico guarito uscendo dall’ospedale riconosce un cuore, lasciandogli nella mano il giocattolo preferito; è House che, dopo aver sparlato dei feti dicendo che “even fetuses lie” (geniale), in sala operatoria ha un’esitazione e uno sguardo incantato davanti alla manina del feto (la vita) che afferra il suo ditone inguantato (ma non si risparmia la battutaccia), mentre la madre incinta è a pancia aperta sul tavolo; è lui che non vuole che il musicista nero smetta di suonare capolavori; piccoli grandi momenti, non troppo frequenti e piazzati al punto giusto, che ti ricordano chi è dentro nel profondo House, sotto alla corazza pluristrato che si mette addosso ogni mattina prima di andare in ospedale; anzi, forse quella non se la toglie nemmeno per andare a letto; e comunque non arriva di mattina, ma avete capito;
- quel “quasi” del punto precedente è importante.
É una sotterranea e inconscia voglia di avere quella conferma sulla natura di House che mi fa tifare sempre per lui puntata dopo puntata, così come impedisce a chi lo circonda nella finzione della serie di abbandonarlo e mandarlo affanculo per sempre;
- i casi medici.
Nelle intenzioni dei creatori dovevano essere i protagonisti delle puntate, un po’ come se fossero dei puzzle polizieschi da rimettere assieme, e invece sono secondari e hanno poi lasciato il passo alla straripante simpatia e bravura di Hugh Laurie, lasciando come strascico delle originarie intenzioni solo quelle immagini di interni del corpo e batteri che si appiccicano alle pareti di qualche organo e così via; sono secondari, sì, ma fondamentali, perché danno il ritmo a tutto il resto;
- Cameron
Perché Cameron.

Ci sono sicuramente almeno altre grosse e ancor più piccole ragioni del successo planetario che ora io non ho più tempo di buttare giù, o che più semplicemente non mi sono venute in mente: sparate pure.

ps
Junkie, House è il bene, non il male (non funzionerebbe, altrimenti)

mercoledì 21 novembre 2007

Zacinto Music

Chi passa da queste parti sa che non si e' mai avuto un occhio di particolare riguardo per l'indie rock italiano. Dario ha postato i video di un paio di concerti e sospeso essenzialmente il giudizio. Io ho semplicemente omesso di parlarne, se non con qualche accenno, per lo piu' sarcastico, qua e la'. Sinora ho sempre apprezzato gli sforzi di chi si fa un mazzo in un ambiente assai ostico, ma non sono mai riuscito a farmi attirare da alcuna band. Essi' che mi sono sforzato alcune volte, ma ... nyet: ho sempre trovato la proposta di turno poco convincente. Le ragioni sono diverse, ma se ne devo scegliere una trovo che molte bands italiane inseguino eccessivamente i modelli dei loro peers internazionali del momento. Insomma, i nostri partono con un debito di riconoscenza eccessivo verso il contemporaneo e quindi suonano tutti (quando va bene) so-six-months-ago. Questo a tacere dell'imperante scelta del cantare in inglese. Capiamoci: non ci trovo nulla di male, purche' si padroneggi la lingua in maniera tale da saper scrivere buoni testi e avere una pronuncia decente. Molte volte questo non accade e il risultato suona bello provincialotto.

Ma forse questo caveat iniziale, che e' ovviamente personale e sicuramente anche motivato dal fatto che ho vissuto gran parte del decennio all'estero e quindi direttamente esposto ad altra musica, sta per essere sorpassato, io lo spero. Infatti, mi e' appena capitata tra le mani la davvero ottima raccolta per il lancio della neonata 42 Records, sotto la direzione di Colas. La compilation, intitolata "42 More Songs" (anche se i pezzi sono solo 15), si trova qui (a breve anche sul sito della 42 Records) e ogni pezzo e' scaricabile gratuitamente. Ci sono tante cose interessanti. In generale la compilation racchuide pezzi abbastanza eterogenei (e inevitabilmente con degli alti e dei bassi) dalle sonorita' in prevalenza electro, anche se non mancano pezzi piu' marcatamente (indie) rock. Dopo i primi ascolti, le mie canzoni preferite (che a mio modo di vedere non risentono affatto dei problemi descritti qui sopra) sono:

Dedo -- Rain (mp3)
Schonwald -- Fake Love (mp3)
Fake P -- Bele Legs (mp3)
-
In rete, segnalazioni anche qui, qui e ovviamente qui.

In attesa di nuove uscite, tanti complimenti a Colas e alla sua 42 Records per aver avuto coraggio e saputo scegliere un ottimo ensemble per il lancio.

martedì 20 novembre 2007

Talkin' about revolution (maybe)

Cinque giorni fa c’è stato il lancio dell’etichetta/blog (?) RCRD LBL, che ha l’assetto di un m-blog e da lì trae l’idea base di mettere in rete degli mp3 gratuiti; cambia (ma l’operazione ha un respiro molto più ampio) “solo” un piccolo dettaglio relativo al download: è legale. Gli artisti saranno quelli a contratto con rcrd stessa o con etichette consociate che hanno aderito all’iniziativa, che si propone, oltre di far soldi, anche di "take things to a different level and try to help the artists participate in the upside of creating a site that has an audience".
L'aspetto che più mi intriga della musica postata in rete è il consenso degli artisti indie, spesso sì più o meno rilasciato, ma obtorto collo; è anche questo che rcrd si prefiggerebbe di evitare, cioè impedire agli artisti di dover ingoiare rospi, far bion viso a cattivo gioco o mordere il proiettile: "not feeling like they have to bite the bullet and put it out there and not make any money from it" perché, come noto, "the artists like actually getting paid"; chissà allora se sarà questa, come pensa Wired, una grande risposta al problema (personalmente ho due o tre dubbi relativi alla natura umana, e in particolare all’individualismo, alla fame di emergere e alla libertà da qualunque vincolo, incluso quello della legge, che a mio modestissimo parere fanno parte della formula vincente degli m-blog "illegali"). Mi sembra però chiaro che ci sia voglia di cambiamento e se unisco mentalmente questa e l’operazione In Rainbows mi chiedo quale sarà il panorama tra, diciamo, due anni (cioè un lungo periodo, di questi tempi). In assenza di risposte o teorie decenti, ascoltiamoci: D.A.N.C.E. – ft. Mos Def & Spank Rock (link a mp3, così come gentilmente richiede rcrd) [via]

Ian Curtis, my motherfuckin’ homie




















Dr. Dre - Let's Get High (Joy Division's "A Means To An End" Mash-Up)

[via]

Take me to the place I looooooove, take me to the court

I peperoncini si sono un filo scaldati di fronte al successo della mia serie televisiva dell’anno e hanno deciso di fare causa.
L’anno prossimo potremmo non vedere la seconda stagione della serie, almeno con quel nome.
Io sto emotivamente e giuridicamente dalla parte della serie televisiva, ma la spiegazione del suo creatore sulla genesi del titolo fa ridere i polli.
Apparently in the '70s there were bumper stickers that said 'Don't Californicate Oregon,' because Californians were coming up there, and I just through it was a great, great title for this show

thx matte

venerdì 16 novembre 2007

'90s memorabilia # 6


Bruce Cazzoni - All the Young Dudes - EMI

Non porta la data questo "mai più senza" picture squared like a tomb 45 giri che non so in base a quale sostanza chimica ingerita decisi di comprare. Ma credo che siamo intorno all'88 89. Erano anni di grossa crisi per gli Iron Maiden che a quei tempi venivano sbelinati da gente nuova, molto più tosta e più seria di loro (Metallica e il thrash in generale) e che quindi vedevano sfuggirsi la legacy nell'heavy metal. Bruce, depresso, decise di andare solo e prese ad ammiccare al glam. Basta mostri demoniaci fatti di fasci di muscoli, basta saghe nordiche, basta fantasy metal. Un pò di sano disimpegno e che diamine... Da qui la moto (affittata - dicono da Jovanotti) gli stiletto rosso fuoco e i temi piuttosto caserecci. Ma la tentazione in un romanticone tenebroso come Cazzoni è dura a morire e così il brano sul lato B si intitola misteriosamente Darkness Be my friend, indice di una depressione difficile da scacciare del tutto.
Come il disco suoni non è dato saperlo, in quanto se provi a metterlo sul piatto si incastra al primo giro. Scherzo. E' che non lo suono perchè rischio di rigarlo. E' pur sempre un disco da "collezione" e magari tra vent'anni se lo rivendo mi ci pago la carrozzella...
Al giorno d'oggi, pare invece che Bruce sia uno splendido quarantenne che si è ritrovato. Scacciata la depressione, si è reinventato una nuova carriera nientepopodimenoche che come pilota di aerei di linea e pare che addirittura abbia guidato il charter del Liverpool alla finale di Champions l'anno scorso... Un grande!

A ben vedere un saltino in rehab non sarebbe poi una cattivssima idea

Dopo questa brillante prestazione il pubblico di Birmingham ce la manderebbe a calci nel sedere ...


(thx Product Shop NYC)

Update - Il video e' stato a quanto pare tolto. Mentre nel frattempo provo a cercarlo (questo qui, sempre dalla stessa serata e' assai meno clamoroso, ma serve a dare l'idea), leggi qui di come la nostra abbia lasciato il palco tra i boo del pubblico.

Anche Libero va bene...


...quando ti fai una passeggiata col tuo migliore amico delle elementari che conosci da 72 anni.

Mi domando se

Si può postare una canzone senza altro motivo che averla sentita in una serie televisiva che ultimamente, puntata dopo puntata, ti sta conquistando sempre di più con la eccezionale simpatia dei suoi personaggi, con la semplicità della trama (ma si vedono all’orizzonti sviluppi interessanti) e con una discreta dose di bonazze, a partire dalla figura comprimaria?
Se aggiungi che quella canzone a te piaceva nonostante il disco in cui è contenuta sia stato massacrato un po’ da tutti (secondo te a torto, almeno per l’intensità delle critiche), direi proprio di sì.

La canzone è questa:

Eels – Fresh Feeling [mp3]

E questi sono i bei titoli di testa della serie:

giovedì 15 novembre 2007

Elegance from Andes


Questa donna è così raffinata che me la sposerei subito e la seguirei in capo alla Siula Grande, se solo non fosse (giuro) fidanzata con un rasta che vota rifondazione.


Non c'è due

C'è chi parla già di Dexter season three.

SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER

Spero almeno che nella terza ricominci a uccidere per bene, ché se la seconda rimane così com'è mi diventa una telenovela.


'90s memorabilia # 5



THE VERY ROOTS OF ITALIAN HIP HOP 1990/91

Come da titolo, le radici dell'hip hop italiano. Isola Posse All Star (futuri Sangue Misto), Onda Rossa Posse (futuri Assalti Frontali), Rap-presaglia di Lou X e l'hip hop militante contro l'operazione Desert Storm di Baghdad 1.9.9.1. che riuniva tutte le posse come in una sorta di Live Aid anti Bush senior...
Ai tempi cioè nel 90-91 l'hip hop era questa specie di "cosa rossa". A risentirli i demo e questi singoloni suonano terribilmente naive. Rime scontate, una metrica che non si può nemmeno definire old school, ma a quei tempi l'importante non era lo stile bensì i contenuti. Erano lontani i tempi di Caparezza e Fabry Fibra anche se quella stagione durò piuttosto poco e quella delle posse è stata tutto sommato una stagione breve ma intensa. In rap- presaglia ho ritrovato tra l'altro un testo scritto a macchina da me e che riproduceva le liriche della canzone Guerra in città che evidentemente mi avevano alquanto colpito. Ve ne do un assaggio perché la faccenda è alquanto ridicola!

Che sono un bandito non è una scoperta
con il fucile sto sempre all'erta
Il grilletto ruggisce, ne sono capace, il solo rumore lo sparo mi piace
io sono Lou X, figlio di puttana. Punto il fucile. Caccia la grana!

PS
Se non sbaglio oggi Lou X fa l'assicuratore o qualcosa del genere...

mercoledì 14 novembre 2007

show me the money first #3


Lily Allen has branded Radiohead “arrogant” for giving fans the chance to download their new album, ‘In Rainbows’, for free.

The singer reportedly said that she thinks it is unfair for the millionaires to devalue recorded music and survive on touring money when new artists can’t.

Conosco un sacco di gente che con Lily (fotografata nella metropolitana newyorkese, evidentemente per risparmiare qualche soldino in vista di sto periodo di vacche magre) non esiterebbe un secondo ad aprire il portafoglio.

(cit.)

"Belle scarpe, comunque"

Questo il commento che Warhol fece andandosene via stizzito dopo aver ascoltato Bowie eseguire la canzone "Warhol". Chissa' come,* ma mi ero sempre superficialmente (sai che novita') immaginato che Bowie, se non proprio della cricca, fosse comunque per lo meno bene accetto da Andy Warhol.

Invece no, per lo meno stando alla storia raccontata in questo post di Momus (and don't forget to check the comments) in cui si da' appunto conto del loro primo, a quanto pare disastroso incontro nel 1971. Momus ha questa teoria:

The disconnect isn't surprising. These two men come from different continents, different sexual orientations, different generations, different metiers. They're essentially living in different decades, with different conceptions of cool. Look at the way they're dressed. Bowie is essentially still a 1960s-style hippy. With his long hair and his bipperty-bopperty hat he's put together (in front of mirrors in Edwardian pile Haddon Hall in Beckenham) a combination of Wildean 1890s aestheticism, Greta Garbo glamour, pan-sexuality and hippy activism. Warhol and his entourage, on the other hand, already look like 1980s artist-as-businessman yuppies. (You just have to listen to the Velvet Underground to hear the New York attitude towards tender-minded, effeminate hippies. Kill them, basically.) ... There's a sexuality-style mismatch here too. Like an orientalist Western man trying to impress a Japanese girl by turning up to their date in kabuki clothes, only to find she tends to date Japanese men who wear Western business suits, Bowie has made completely the wrong move by arriving at The Factory looking like a woman. While a straight man may think it's gay-friendly to express his feminine side, most gay men recoil in horror from femme style. What they mostly appreciate is machismo. If they liked effeminate creatures, after all, they'd be into women.-

* In realta' un po' di ragioni ci sono. Stupidamente pensavo che l'aver appunto scritto "Warhol" fosse un punto a favore di Bowie e invece non fu affatto cosi'. Eppoi mi sono fatto ancora una volta fregare da una fantomatica proprieta' transitiva delle amicizie (Warhol-Reed-Bowie). Questo delle note a pie' di pagina e' un pericoloso vizio. In cui sto cascando. Per la seconda (terza, quarta, quinta ...) volta. Nella mia vita.

(thx Vale for online troubleshooting)

show me the money first #2


show me the money first


Frontman Liam Gallagher said he would never let an Oasis album be given away for free. Specifically, he said he would allow it to happen "over my dead body". (cit.)

'90s memorabilia #4





OBLIVION This is the Disease Autoproduzione
Recorded & Mixed at "Idea Suono" Milano on March 1989

Degli Oblivion non resta niente, come del resto il loro nome lasciava presagire.
Se digiti su Google Oblivion quello che ti esce fuori sono giochi fantasy per X Box 360 e non certo i fasti di una carriera musicale finita appena sul nascere.
Del resto basta concentrarsi un attimo sulla copertina e sul titolo del Demo tape (per altro bollato con regolare licenza SIAE e dall'aspetto super professionale) per rendersi conto che "questa è malattia". Gli Oblivion erano la band metal del mio liceo. Su '90s memorabilia una recensione post post post mortem. Forse l'unica che abbiano mai ricevuto.

Danger's game la prima traccia, ci cala in uno sgrammaticato e impreciso gioco del pericolo, forse intendevano il pericolo del gioco? Alludendo poi a che cosa? A Pupo che gioca a poker? O ai giovani che giocano con le X Box 360? Non lo sapremo mai. Tutto ciò cadrà nell'Oblivion.
Son's of the power la seconda traccia ha un sottotesto felicemente limaccioso che coincide inconsciamente con la loro condizione esistenziale; chi erano se non loro stessi i "figli del potere" a Milano, cioè i giovani rampolli liceali della Zona Fiera ai tempi di Tangentopoli?
Ready to strike che chiude il lato A fa riferimento a un ipotetico futuro che non vedrà mai la luce in cui i cinque ragazzini si ritroverebbero catapultati in una limo a New York papponi e puttane inclusi, pretesa di successo velleitaria se guardate le facce degli Oblivion e anche i loro nomi, portatori di un destino, dirrei - piuttosto comune (del resto dove pretende di andare uno che si chiama Guido Vaciago o Mando Mambretti? - Mando, se leggi qui, mi racco-mando, non tela prendere, si scherza...)
Il lato B si apre con una White Powders che fa riferimento al dramma della cocaina ai piani alti del potere. Qualcosa che comunque a quei tempi non li riguardava e che quindi gli Oblivion approcciano per forza di cose in modo astratto (essendo forse più abituati allo zucchero a velo sui bomboloni nella pausa delle undici.)
Questa è la malattia è la title track. Ed è per forza di cose il fulcro dell'intero progetto Oblivion. Ma qual'è questa malattia? Personalmente sono propenso a credere che sia la totale mancanza di stile e consapevolezza. Fino ad ora non ho volutamente affrontato la questione musicale. Non credo di avere voglia di farlo in seguito. Comunque si può facilmente sintetizzare con la linea - il cantante (Vaciago) canta come se fosse Paola e Chiara e Paola e Chiara fossero un gigantesco melone spiaccicato sul palco dell'Aquatica durante un Monsters of Rock con headliners gli Iron Maiden. Perchè questa immagine non lo so e non melo chiedo. L'unica nota positiva di "quesa è la malattia" sta nell'immagine in copertina che a parte ricordare a tutti come la band provenisse da un liceo classico, è stata copiata da niente pò pò di meno che i Metallica di And justice for all che se non sbaglio è uscito dopo questo piccolo capolavoro di furore musicale giovanilista...no eh?

PS
L'ultima traccia si chiama Let's Go senza punto esclamativo. E non è un esortativo trionfale. Perchè sta più a voler dire,"andiamo, eh dài, lasciaci stare, non ci tormentare, che vuoi da noi? Che t'abbiamo fatto? Siamo nell'Oblivion..."

1234 They iScrewed Me Again

Fantastica parodia dello spot dell'iPod Nano con Feist.

Qui lo spot originale.
(thx Mad TV)

martedì 13 novembre 2007

Io sono per i Vain....

Se si parla di TRANS METAL, Io lascerei perdere Slave to the grind, dischetto da quattro soldi degli Skid Row e mi ascolterei i RATT di Invasion of your privacy o un grandissimo gruppo mis conosciuto di quel periodo che la mettevano in culo a tutti anche se non hanno fatto carriera che erano i VAIN, il cui cantante aveva la voce più sexy del pianeta... Sentite come dice beat the buee...

i tempi della democrazia cinese




il cantante col nome più stupido di sempre ci assicura che a breve ci sarà democrazia in cina, e intanto equipara con nonchalance i guns & roses ai beatles, ai led zeppelin e ai rolling stones (sì, d'accordo, lui dice "to a lot of people", ma allora anche i my awesome mixtape....)
comunque, secondo me, fan prima i cinesi davvero



lunedì 12 novembre 2007

'90s memorabilia #3




PONCH PRODUCTIONS PRIMUS Live in Milan 1990/91
Because Icepick wants me to drop some bombs

Per questa rubrichetta gentilmente ospitata su Icepick, che si preoccupa di recuperare memorabilia musicali degli anni '90 oggi serviamo i Primus, già celebrati a suo tempo in un post di Icepick.
Non so voi ma io, quando ritrovo queste cassettine in giro da qualche parte infondo alla cantina, ringrazio perchè la vita diventa più dolce. Tutto all'improvviso si capisce e rischiara. Sì, perchè questo tipo di memorabilia un pò speciali, non fosse altro perchè di speciale non hanno niente (testimoniano in questo caso di un sabato qualunque che ho passato a spendacchiare alla fiera di sinigallia nel '91, cosa accaduta credo migliaia di volte) hanno la capacità non solo di riportarmi il sapore di quei giorni e il momentum di quegli anni ma mettono anche la parola fine ai dubbi se fossi una persona giusta o sbagliata. Ora detto francamente. Ma quanti eravamo nel 1991 così pazzi da comprarci un prodottino del genere? Una copertina fotocopiata male, etichette scritte a mano, macchina da scrivere rotta per la track list sul retro copertina dove c'è pure scritto " Siamo spiacenti per la mancanza della prima parte del concerto svoltosi al Prego, ma purtroppo ci è stato requisito il nastro da sconosciuti durante il concerto;sconosciuti che noi riteniamo essere appartenenti a Radio Popolare. Comunque che siano stati o no loro, costoro hanno la prima parte del concerto, quindi fate un pò voi B. P. Productions." Ora. E' chiaro che un prodottino del genere nel 1990 /91 era già non molto appetibile, se poi parliamo che i concerti erano di un gruppo che all'epoca conoscevano veramente quattro scalmanati anche se
in continuo aumento, ci si rende conto del perchè tutto appariva estremamente fallimentare e minoritario, così, all'apparenza.
Col cazzo.
Questa cassettina spacca. Ma spacca di brutto! Questa cassettina vale più di un milione di dischi stampati da una major oggi. Cioè qual'è l'idea sublime di questa cassettina. E' che un manipolo di scalmanati nel 1990 si prendeva la briga di registrare due concerti con mezzi che definire avanguardistici è poco, almeno per i nostri standard attuali, registrare su audio cassette il risultato e poi adoperarsi a fare una scarna copertina ma con pretese di marketing e venderla al gelo il sabato pomeriggio... Geniale!
Oggi io, nel 2007, grazie alla follia pionieristica di questi individui, mi riascolto quel fantastico concerto che ho visto dal vivo. i Primus al Prego, band che poi negli anni sono diventati i Primus bla bla bla. Già, ma allora cosa cazzo era, avevamo la palla magica per capire chi sarebbero stati questi? No. Infatti diciassette anni fa, un pò pensavo che stavo buttando i miei soldi con questo tipo di audio prodotti da Fiera, però li compravo come un malato di shopping qualunque.I Primus li amavo e avevo tutti i loro dischi ufficiali, ma questa è un'altra storia... Comprare queste cassettine invece mi faceva certamente sentire un pò sbagliato.
Il fatto di essere una persona giusta o meno.
Io la vedo così.
Era. L'amore.
Sì, quando sei innamorato di una cosa la fai senza pensarci e non pensi se convenga o meno. Anch'io così mi ritrovo a fare un appello a la Maria de Filippi come quello strappalacrime di Icepick, con tanto di cartolina. Vorrei ritrovare e sapere che fine hanno fatto gli amici della Ponch Productions che mi hanno venduto questa cassetta alla Fiera di Sinigallia quel lontano giorno del 91 e ringraziarli per sempre per quel Harold Of The Rocks scritto a macchina sgangherata che assomiglia a un'opera d'arte.
Ragazzi per me questo è amore. Questo è anche indie.
Indie è amore.
Sì finirei così.
Indie è amore.

il quartiere più cool di new york? è nel new jersey...

chissà se a distanza di quasi un anno da questo articolo del new york magazine jersey city ha fatto a tempo a diventare trendy e pure a smettere di esserlo
magari, è successo proprio mentre stai leggendo questo post*



*l’articolo sul nymag cartaceo, se non erro (matte ti chiedo conferma), era strutturato in modo che dalla prima pagina non si capiva bene di quale nuovo quartiere “caldo” parlasse, e girata la pagina ti diceva che era già troppo tardi, qualunque fosse era già cambiato mentre giravi la pagina

mon, fratello, dove sei?

a dublino, oltre che cazzeggiare in discoteche che chiudevano alle undici, ho fatto il mio incontro musicale più importante; non che fossi uno sprovveduto, allora; infatti ascoltavo già diversa di quella che oggi definirei “roba giusta” (anche se confesso di aver preso il DART per Dún Laoghaire al fine di procurarmi una chance di vedere o sfiorare larry mullen; suonavo la batteria, in parte sono giustificato).
l’incontro di cui parlo era un 12 enne che mi fece conoscere della roba che era ancora più giusta; anzi, che era proprio fica; questo esserino spagnolo (pardon, catalano), basso e coi capelli lunghi, aveva uno zio giovane che lo aveva instradato sulla retta via del rock e gli aveva pure regalato un sacco di dischi; in più suonava la chitarra in un gruppo; questo dodicenne abitava con me nella stessa famiglia dei sobborghi dublinesi che ci ospitava e mi aveva eletto a suo idolo, soprattutto in campo sociale/amoroso (che cantonata che stava prendendo senza saperlo....); egli ha insegnato, a me sedicenne, cos’è davvero il rock & roll; mi ha parlato per la prima volta degli stooges, la mia vera passione dell’adolescenza, passione ancor più forte perchè non li conosceva nessuno del mio giro a casa; ho ancora sue lettere dove mi ha scritto un elenco di musicisti che “dovevo assolutamente conoscere” (il dodicenne, a me, sedicenne: e sapete a quell’età 4 anni di differenza che abisso costituiscono...di solito); in quegli elenchi campeggiavano i nomi di gruppi sino ad allora a me sconosciuti (nessun fratello maggiore per me) di cui finita la vacanza e all’arrivo delle sue lettere a milano correvo a noleggiare i CD da gio’ gio’ e facevo delle cassettine.
è così che ho conosciuto i sonic youth (fui il primo a tirarli fuori, con goo, cosa di cui pateticamente ancor oggi mi vanto, visto che da lì a due anni molti avrebbero perso la testa per dirty e il video collo skate), dinosaur jr, new york dolls, nick cave and the bad seeds, pixies, muddy waters, hanoi rocks, neil young, the damned, i ramones, velvet & nico e altri che ora mi sfuggono; pensate a essere assetato di quelle cose e, in epoca in cui mancava internet e i giornali musicali non si erano ancora scovati, avere quelle liste magiche che segnalavano tesori da scoprire.
passati come da copione anni di silenzio, una volta gli scrissi al vecchio indirizzo di barcellona che conoscevo, ma non mi rispose: pensai irrazionalmente che gli fosse capitato qualcosa di brutto, e che la mia lettera fosse pervenuta a un disperato genitore che l’aveva cestinata con amarezza.
recentissimamente ho voluto controllare in internet; non ho trovato molto, se non una recensione di un disco su amazon, che potrebbe benissimo appartenere a un omonimo
mi manca, dannazione, e oggi nel ricordo l’idolo è diventato lui.
e questa cartolina, purtroppo, a causa di un maledetto trasloco in cui ho perduto le preziosissime lettere, è l’unica cosa che mi è rimasta di lui.


domenica 11 novembre 2007

"bella zio"

Amari @ Magnolia: il video integrale, ma parziale

Più sotto trovate la prima parte del video (integrale per davvero: questa volta guarda caso, a differenza di altre, non riprendevo io...) del concerto degli Amari al Circolo Magnolia del 2 novembre scorso; a giorni dovreste trovare la seconda parte chez dhinus, il cameramen della serata.
Ammetto di conoscere pochissimo la loro musica e la cosa mi mette a disagio, come sempre accade quando non conosco bene una cosa di cui mi accingo a parlare; premetto anche che quello che provo nei confronti degli Amari è innanzitutto rispetto, lo stesso che si merita chiunque suda e si fa il mazzo per portare avanti il proprio progetto, a partire dai più piccoli gruppi della Brianza, del Salento o della Valcamonica che mai avranno altro pubblico oltre a familiari e amici.
Nel merito, ho trovato i loro pezzi di punta assai accattivanti, e il poco che posso aggiungere è che mi ha colpito l’utilizzo intelligente e consapevole che fanno della forma rap, per nulla irritante alle orecchie del purista della rima; si sente che quell'utilizzo viene da lontano e c’è parecchio “rispetto”; e poi cantano in italiano, risparmiandoci così quelle pronunce inglesi spesse volte scadenti che sanno tanto di provincialismo.
Comunque, come dicevo, la mia ignoranza in tema di Amari è abissale, perciò mi fermo qui e vi rimando alla seconda parte del concerto, basta che teniate d’occhio il blog del cameraman che ha girato il video: lui sì che pare essere un vero fan degli amari e vi saprà dire cose pertinenti.

[il concerto vero e proprio inizia ad 8 minuti e 6 secondi]

sabato 10 novembre 2007

our love to admire but also to say what we gotta say



Era un po' che volevo scrivere di come l'ultimo disco degli Interpol, Our Love To Admire, non mi sia piaciuto proprio poi tanto, anzi. Mi ha tolto dall'imbarazzo questo bel post di Disorder79 grazie al quale sono riuscito a buttare giu' una parte* di quello che volevo dire in questo commento. C'e' pure uno strafalcione grammaticale notevole, l'ennesimo di una lunga serie: dopo tutto questo tempo all'estero inizio a sentirmi come lui.

Ad ogni buon conto, a estrema riprova della mia democristianita', terzismo, doppiogiochismo e quant'altro, eccovi due pezzi dell'ultimo disco che, controcorrente, mi piacciono parecchio:

Interpol - Mammoth (Erol Alkan Rework) (mp3)
Interpol - Pioneer To The Falls (streaming)


* Ad esempio non ho protestato contro il trattamento riservato agli Strokes (non capiro' mai che abbiano fatto di male in Italia per essere cosi' odiati ... dal canto mio non li ringraziero' mai abbastanza per avermi fatto risparmiare non so quanto in guardaroba, che ho riciclato tutto quello che indossavo al ginnasio). Ne' ho voluto ammorbare i lettori di Disorder79 con un'analisi da sociologo di serie C su come gli Interpol siano in profonda crisi di popolarita' presso la loro principale constituency, gli hipsters newyorkesi -- ma si sa che a fasi di ascesa verticale (correvano gli anni 2002/04) si alternano anche fasi di backlash (soprattutto per un gruppo i cui membri sono apparentemente piu' fighi dell'uomo della strada e il cui bassista - che prima si vestiva come un gerarca nazista in crisi di identita' e ora come una comparsa di Ritorno al Futuro III - si e' addirittura pigliato l'herpes, tanto e' ingestibile il suo cazzo).

venerdì 9 novembre 2007

'90s memorabilia #2


INSIDE OUT - NO SPIRITUAL SURRENDER Revelation Records:19

Questo disco che mi sono divertito a fotografare sulla copertina di Pig di questo mese, perchè lì per caso si trovava dopo che l'ho tirato fuori dall'armadio, in una sorta di quantum leap temporale improbabile che unisce il passato e il presente - dicevo, questo disco è il primo e credo unico artefatto della primissima band di Zack de la Rocha che avrebbe poi fondato i RATM. Anno 1990. Comprato via posta perchè internet 17 anni fa non c'era. Super raro. Suona magico! I testi sul retro copertina meriterebbero una foto e un discorso a parte!

giovedì 8 novembre 2007

green like me

Ci puo' anche stare che siate cosi' impegnati da non esservi accorti che i due autori di sto simpatco blog hanno una sana ossessione, tra l'altro, per gli Spoon. Mi prendo carico di ricordarlo.

Qualche settimana fa i nostri eroi hanno tenuto un mini set acustico alla VW Green Room*, dove hanno suonato tre pezzi dal mai non troppo celebrato Ga Ga Ga Ga Ga: l'enigmatica opening track Don't Make Me A Target, quel gioiello in levare del singolo The Underdog e la struggente e beatlesiana closing track Black Like Me (che in altre versioni da noi trovate pure qui e qui), tutti postati da So Much Silence.

* Ennesimo segnale di come in molti, con idee migliori rispetto a intentare cause a destra e manca, se ne stiano alla finestra pronti a gettarsi sul mercato e dare finalmente il colpo di grazia alla ricca, stupida e moribonda record industry.

'90s memorabilia # 1

DEF 24306 THE GETO BOYS DEF AMERICAN RECORDINGS 1989
Comprato a Milano nel 1989 da Zabriskie Point credo nel 1990...

i wanna be your blog

dublino è una città importante, per me.
non in quanto dublino; non ha un carattere così forte da essere essa stessa fonte di esperienza in quanto tale, come per esempio, cito a caso, new york.
anche se non ci metto piede da un bel po’, il fatto è che nella capitale irlandese mi sono successe cose che non si ripeteranno mai più e che mi hanno segnato per sempre; certo, detta così suona un filo melodrammatica; ma il senso letterale non lo posso smentire.
ad esempio c’è stata lei, a dublino; nadège la francese, una ragazzina che bazzicavo e che si spacciò per 16enne per tutto il tempo in cui andammo assieme, per poi confessare al momento dei pianti e dei saluti di fine vacanza che di anni in realtà ne aveva solo 13 (e che, di nascosto, fumava 3 pacchetti di goluàs al dì); sono rimasto nei confini legali stabiliti dal nostro codice penale (quello irlandese ho paura a consultarlo) per un soffio, visto che l’eccezione al nostro limite di 14 anni è proprio quando l’altra persona più grande ha non più di tre anni di differenza e cioè 16; fiuuu. in seguito mi ha scritto lettere involontariamente esilaranti che da ragazzo più cresciutello e stupido ho malignamente riletto in compagnia di amici per farci un sacco di risate stonate; contengono perle come “i sorry for my english. i’m bad”, “you can go in my house when you want. my parents are ok”, “you me lacking”, “you have a girlfriend now? tell me please. me no because i love a boy his name is dario”, “i’m kiss you a lot. you kiss me? you love me?”, “i like italia because my mother is italia”, “excuse me for my ritardo”, “he’s ti somigliare”, “my family ti tell hello” ma soprattutto “va gang cool” (vaffanculo).
in realtà quando facevo lo sbruffone a posteriori, ai miei amici non ho mai detto che una volta separatici maldestramente senza scambiarci alcun recapito, confidai tutto il mio panico per la perdita apparentemente irrimediabile a una sconosciuta italiana su un autobus e su suo impulso feci poi un giro impressionante di telefonate disperate a amiche e alla scuola della ragazza, che finalmente, alla faccia della privacy che al tempo non aveva tutta sta importanza e si era tutti più umani, mi comunicò l’indirizzo francese di lille per la mia gioia e sollievo massimi. ah, le donne francesi e i loro costumi liberi! son convinto che se ci scambiassimo e i maschi italiani vivessero nello stesso paese delle femmine francesi e viceversa staremmo tutti meglio. o almeno, i like di pensare so.
questo sarebbe un bel quadretto romantico, e io sono ora un partner fedele, almeno credo; però al tempo giocavo a fare il finto mascalzone latino, e in concomitanza con la suddetta francese stavo con una spagnola e con un’italiana; quest’ultima, diabolica, mi spinse a baciarci in discoteca non appena la francese si allontanava in un altra sala e la spagnola era andata a casa. capite ora perché dico che son cose che non mi capiteranno più? tre ragazze contemporaneamente, e nello stesso posto, tipo film comico che poi giustamente finisce a schifio. dicevo dell’italiana: questa tizia era al tempo un’emule della glenn close di attrazione fatale, insomma era un po’ inquietante nel suo ossessivo innamoramento adolescenziale: infatti una mattina entro in classe per la lezione di inglese con tutti già seduti e l’insegnante alla cattedra che mi guardano e poi guardano la lavagna: era coperta fittamente della stessa frase, tipo jack nicholson in shining o bart simpson nei titoli di testa: “dario, i wanna be your dog”; la sera prima qualcuno le aveva detto che mi piacevano iggy and the stooges e così si era intrufolata nella mia classe al mattino presto per mandarmi un romantico messaggio; solo che non credo che nella classe in molti conoscessero quel pezzo e chissà che cosa devono aver pensato; a ben guardare non ero per nulla imbarazzato, facevo solo finta; in realtà ero orgoglioso come un piccolo e vanitoso maschietto qualunque.
qualche anno fa l’ho incontrata a milano: è stata simpatica, ma si vedeva che non era più presa come allora. portava in giro il cane.
oggi il tempo di dublino è lontano, lavoro da sette anni e mi sembra che sia l’unica cosa che faccio, l’unica che mi accade.
a parte aver aperto un blog.

mercoledì 7 novembre 2007

ma mi faccia il piacere

io odio le faccine. le emoticons. le odio. 
a volte le uso, perché le usano tutti e in certe circostanze bisogna esser diplomatici.
è che secondo me la necessità dei faccinari incalliti di indicare sempre al proprio interlocutore il momento in cui può tranquillamente sorridere o quella di evitare fraintendimenti denotano per lo meno 
- il basso livello delle battute (ma se la battuta fosse eccezionale, con la faccina mi cascano i maroni);
-  l'insicurezza e l'incapacità di prendersi la piena responsabilità di alcunché che dominano la nostra era: se la tua battuta fa cacare, con un punto e virgola e una parentesi non ti salvi la...faccina. ah ah. cazzo ridi?
una volta ho scritto "ti amo" a una persona; mi ha risposto   " :-) "
ma come si fa? e poi che significa, che il mio amore ti fa ridere? oppure che sorridi mentre c'è lìuno che ti sta mettendo un punto esclamativo...mah, e sì che quelle faccine quasi mi piacevano, doveva proprio essere un grande amore. ma anche no. ecco, odio anche l'espressione "ma anche no". anch'essa denota insicurezza. ma anche no. 

cmq alla fine mi sembra chiaro che le emoticons non sono altro che un'evoluzione tecnologica di quell'arte a noi maschi sconosciuta e che ci ha sempre mandato in panico: l'arte tutta femminile dei puntini di sospensione, di cui le smemorande e i bigliettini tra i banchi liceali erano regno incontrastato. "sarebbe bello se venissi anche tu....". fossi adolescente ora sarei spacciato con tutti questi segni equivocabilissimi.
per la cronaca, sappiate che quei puntini non hanno mai significato un cazzo.

west is west

vuoi vedere che il mio idolo rock preferito di sempre si rivela essere un imperdonabile razzista?
leggevo infatti che
The BBC has been rapped by Ofcom over a Glastonbury Festival interview in which rock star Iggy Pop referred to a "Paki shop".The singer made his comments to presenters Jo Whiley and Mark Radcliffe during a live studio chat on BBC2 after finishing his headline set.As part of a rambling anecdote about his clothes, he said: "The beauty of being me is that you can wear expensive clobber and you can walk down Camden High Street at a Paki shop..."Neither presenter acknowledged his remarks or made an on-air apology, although the BBC issued an apology the following day
embe’? sarà che sono stato in Pakistan, ma non capisco che c’è di male a dire negozio pakistano. però ok, il mio inglese a volte fa cilecca, mi mancano dei termini; è colpa mia se non capisco bene ciò che evidentemente a tutti deve sembrare così ovvio da non necessitare alcuna spiegazione ulteriore; perciò mi informo e scopro ciò che non sapevo, e cioè che “paki shop” è un
slightly racist (but sometimes semi-affectionate) term used to describe a corner shop (always open, often expensive !) often run by Asians.
non so, ma non è che son fin troppo corretti sti inglesi? e se il negozio è davvero pakistano? come lo chiami? comunque
The BBC said the US singer was probably unaware that a term commonly used 30 years ago had now passed out of "polite usage"
e infatti, come alcuni giustamente dicono, “taboos are broken most powerfully by those who have no sense there is any taboo to break”. ma la giustificazione data dalla BBC che mi ha gonfiato il petto d’orgoglio per il mio beniamino è:
It [BBC, n.d.r.] added: "Iggy Pop is one of the wildest men in rock music and, as such, he has a built-in content advisory warning."
wow: "built-in content advisory warning"

ps
paki shop paki shop paki shop paki shop paki shop paki shop

Ti chiedi mai "chissa' chi ci sara' quest'anno nella Cool List dell'NME"?

Nemmeno io.

Anzi: una delle ragioni per cui ho sempre voluto scrivere un blog e' quella di dire peste e corna della cool list dell'NME.

Ti diro' di piu': se combini "NME"+"Ennesima Classifica"+"Coolness" ti salta fuori una miscela culturale cosi' schifosa da giustificare secoli di terrorismo islamico.
-
Poi arriva quella di quest'anno, che trovi qui, leggi la decima posizione e di colpo ti viene voglia di mandare tutti assolti. Ma ai tuoi occhi non sfugge la diciottesima posizione e decidi di andare avanti as planned. Ora vi devo salutare che mi e' passato a prendere il Mullah Omar colla moto.
-
1. Frank Carter – Gallows
2. Jamie Reynolds – Klaxons (13)*
3. Lovefoxxx – CSS (10)
4. Ryan Jarman – The Cribs
5. Lethal Bizzle
6. Alex Turner – Arctic Monkeys (32)
7. Kate Nash
8. Amy Winehouse (50)
9. Beth Ditto – The Gossip (1)
10. Keith Richards – The Rolling Stones (26)
11. MIA
12. Thom Yorke – Radiohead (9)
13. Drew McConnell - Babyshambles
14. Prince
15. Tom Clarke – The Enemy
16. Noel Gallagher – Oasis
17. Hayley Williams - Paramore
18. Brandon’s Tache – Brandon Flowers, The Killers
19. Matt Bellamy – Muse (27)
20. James Smith - Hadouken
21. Caleb Followill – Kings of Leon
22. Matt Helders – Arctic Monkeys
23. Eddie Argos – Art Brut
24. Craig Finn – The Hold Steady
25. Morgan Yeah? – Does it Offend You, Yeah?
26. Simon Neil - Biffy Clyro – (28)
27. Simon Taylor - Klaxons
28. Karen O – Yeah Yeah Yeahs (5)
29. Kele Okereke – Bloc Party
30. Meg White – The White Stripes (24)
31. Tim Harrington – Les Savy Fav
32. Gerard Way – My Chemical Romance (8)
33. Jamie T
34. Pete Doherty – Babyshambles (28)
35. Lou Hayter – New Young Pony Club
36. Ian Brown
37. Joe Lean – Joe Lean and the Jing Jang Jong
38. Andy Burrows - Razorlight
39. Kyle Falconer – The View
40. Nicky Wire – Manic Street Preachers
41. Josh Homme - Queens of the Stone Age
42. Cole Alexander - Black Lips
43. Suki - Real Heat
44. Brandon Flowers – The Killers (29)
45. Yannis Philippakis - Foals
46. Patrick Wolf
47. Carlos D - Interpol
48. Santogold
49. Dev Hynes – Lightspeed Champion
50. Spider Webb – The Horrors
* Tra parentesi la posizione nel 2006.

martedì 6 novembre 2007

videomusica! (dopo una mezza dozzina di disclaimers)


Questo pomeriggio ho intercettato Cool Town Rock, il nuovo video degli Holy Hail, quartetto di Brooklyn con un buon seguito tra m-bloggers d'oltreoceano (un po' meno nella stampa che conta, ma a chi importa). Mi e' piaciuto e l'ho voluto postare da subito. Poi ho pensato di fare del favoritismo, che' due su quattro (Cat e Kevin, i due che cantano) sono amici e allora ho chiesto ad Icepick, che spregiudicato com'e' mi ha detto di postare subito. Ma ancora non ero convinto, sempre per il suddetto fattore di para-nepotismo. Poi sono tornato a casa e al terzo ascolto ho stabilito che la canzone mi piace (oramai sono gia' al sesto, tanto sono lento e impedito a postare). Oltretutto, di questi tempi (v. post immediatamente sotto), un po' di cool town rock non guasta, dai.


Cool Town Rock e' in uscita il 26 novembre.