mercoledì 31 ottobre 2007

qualche lunch break shot, as usual

porca paletta, cosa ci fai in corso vittorio emanuele, non dovevamo vederci a courmayeur?

sempre in tema non siamo a courma: le bacchette da montagna in titanio usate in città sono agghiaccianti; te le puoi permettere solo se sei pol pot in incognito dopo aver inscenato la tua morte

se stai altri cinque minuti così impalato con gli occhi sbarrati sulle scale del mac donald's con la cravatta in tinta col vassoio, il cappellino e l'etichetta del retro della felpa, mi metti paura

piccole cose per le quali i 140 caratteri di twitter non bastano

- "Per problemi di Diritti per il momento in Italia non è prevista l'uscita del DVD della Miniserie" è il motivo per cui non solo nel cofanetto di battlestar galactica season I che ho appena comprato alla fnac mancano le tre ore che fanno da pilot alla stagione, ma sono proprio indisponibili per l'italia; sono irritato; non perché non le vedro', ma perché mi costringono a ordinarle da amazon ed aspettare ancora, quando mi stavo pregustando un ponte dei morti in bellissima e solitaria maratona da divano e dvd;
- rimedierò con l'anch'esso appena acquistato cofanetto di arrested development (sottotitolo italiano: ti presento i miei, !!) e con il terzo lp dei sunset rubdown anch'esso appena etc.;
- non mi intendo di distribuzione dvd nostrana, ma qualcuno sa spiegarmi perché a volte da noi escono dvd con il doppio audio ing/ita senza sottotitoli nemmeno inglesi mentre la versione originaria i sottotitoli ce li ha? ok, non hai voglia di farli in italiano, ma che ti costa lasciarli in inglese? lo stesso, ma peggio, vale per il solo audio: la versione italiana di INLAND EMPIRE non ha l'audio inglese, così come quella di Heat-la sfida; considerato che sono tra i miei film preferiti di sempre, sono irritato, si proprio irritato;
- il blog ha ricevuto i primi file di gruppo italiano emergente per eventuale post o whatever: sicuri che la opinione mia o di matte interessi a qualcuno?
- sono vittima di coincidenze che mi fanno venire i brividi e non capisco se sono messaggi dall'alto che io continuo ad ignorare; giorni fa arrivo a casa e aperta la porta comincio a canticchiare sunday morning e con questo immotivato buonumore accatto il telecomando e accendo la tv e il primo suono che sento è sunday morning, utilizzata in uno spot pubblicitario: qual è la probabilità che ciò si verifichi? sto ascoltando il podcast di due puntate fa di getblack, la puntata sta finendo e hanno messo is there a ghost dei band of horses, entro dalla fnac, vado al reparto alternative, spengo l'iPod ed indovinate che pezzo parte in diffusione nel negozio? probabilità?

buoni morti

But if you try sometimes you just might find you get what you need (maybe)


(tranquilli, leggete pure questa prima parte)

E' finita una serie che personalmente ho amato molto ma che in diversi hanno criticato quasi con veemenza, come se non si trattasse di una sciocchezza come (quasi) tutti i prodotti di questo tipo. Le critiche che ho avuto modo di leggere provenivano spesso da donne che accusavano il programma (e soprattutto il suo stesso pubblico) sostanzialmente di squallore e immaturità per la centralità dell'aspetto sessuale. Tuttavia, il piccolo campione di uomini che in rete hanno espresso, nei luoghi dove anche io bazzico, la loro devozione per le vicende di Hank Moody mi sembrano essere persone (ad occhio e croce, stando ai loro gusti e a quello che scrivono) per nulla grette e nemmeno dei pornomani, ma anzi piuttosto "romantiche" e "sensibili", se mi passate lo zucchero di queste espressioni. C'è forse un muro di incomprensione? Sarebbe interessante approfondire il tema.
In ogni caso credo di non sbagliare troppo se dico che la carta tanto banale ed abusata quanto vincente della serie, che ha fatto sì che "noi" riuscissimo ad affezionarci al protagonista e alle sue vicende, consista nell'aver dipinto un personaggio che pur combinandone di cotte e di crude "alla fine" è un buono. Solo che non è nemmeno "alla fine" secondo me; Hank è disperato, non prova gioia o pace nelle sue conquiste sessuali (per le quali non c'è nulla di male, siamo tutti d'accordo no?). Ha in mente solo l'amore della sua vita con il quale ha avuto la sua occasione e l'ha buttata nel cesso. Ed è la stessa figlia a dichiarare nel 12esimo e ultimo episodio: "You're tragically flawed, Dad. But you've got a good heart". Più romantico di così...

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Ed è per questo che non mi torna il finale. Se Karen sceglie Hank scappando di corsa dall'appena sposato marito e dalla festa del suo stesso matrimonio, la già prevista seconda stagione su quale tensione drammatica poggerà?
Io ho già cominciato a pensarci.

(notato che You Can't Always Get What You Want, un evergreen quando si vuole dare forte significato alla colonna sonora, è stata qui utilizzata per ingannare lo spettatore? In House l'avevano piazzata quando effettivamente Gregory non aveva ottenuto quanto sperava, mentre qua ce lo hanno fatto solo credere per smentirla poi negli ultimi 15 secondi)

martedì 30 ottobre 2007

Jin, you should have Kwon

E' apprezzabile che dopo troppo gin al volante, ti prenda le tue responsabilità senza Dae la colpa ad Altri.

Ma dovresti sapere che così rischi il posto: è già successo.




piramide 2.0

Via pitchfork, ecco finalmente l'atteso user generated video di "Harder, Better, Faster, Stronger" dei Daft Punk tratto dall'imminente album Daft Punk Alive 2007. Lungo il tour nordamericano della scorsa estate i Daft Punk hanno ripetutamente incitato i propri fan a riprendere il concerto con telefonini, digcams, etc. Il video qui sotto riesce a dare una vaga idea del portento di show che il duo transalpino sa mettere in piedi, come puo' testimoniare chi ha avuto la fortuna di "parteciparvi" -- personalmente non ho mai visto cosi' tanta gente divertirsi a un concerto in vita mia (e purtroppo ho un track record di lungo corso ...). Enjoy.



domenica 28 ottobre 2007

wedding pix(ies)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo miniresoconto della cerimonia nuziale del caro amico Jason di Product Shop NYC, secondo blogger newyorkese convolato a giuste nozze questo ottobre (due settimane fa era stata la volta di melodynelson).

... the ceremony was really beautiful - before it started, they played this song from the muppets (jason is obsessed w/the muppets - ha! jeremy told me he's been saying since he was 16 that he wanted to play that at his wedding) and dori walked down the aisle to beirut! it was so jason and dori! they had a really cool jewish ceremony and read vows to each other and j. finished his vows by quoting the pixies!!! he said he promised to keep their big, big love "gigantic" for the rest of their lives ...

Nice vows, indeed ...
(thx catherine)

venerdì 26 ottobre 2007

indie rock, e' polemica: playboy all'attacco del new yorker

Anche Playboy risponde alla boutade sul New Yorker di Sasha Frere-Jones sul "pallore" dell'indie rock (se ne parlo' anche qui da noi). E che risposta. Merita davvero i due minuti e mezzo di lettura. Segnalo in particolare il paragrafo qui sotto, con un finale perentorio che trovo meraviglioso.


[Sasha Frere-Jones] describes how “Elvis Presley stole the world away from Pat Boone and moved popular music from the head to the hips.” [This] subscribes to the age-old notion that mind and body represent opposing forces, the idea that intellectual urges and sexual urges are mutually contradictory and thus forever locked in a Manichean battle for the souls of teenage pop music listeners. It should go without saying in this day and age that this notion is rubbish: The desire to read and the desire to fuck live comfortably side by side in many well-adjusted teens of both sexes.


(thx stereogum -- p.s. usate questo link se al lavoro avete un firewall che vi impedisce accesso a playboy.com)

la piramide logora chi non ce l'ha


Gustoso passaggio nell'intervista che Thomas Bangalter dei Daft Punk ha rilasciato all'LA Weekly.

So that's really you up there in the pyramid, right?

You know, the people who ask that question don't seem to realize this – when you've got 20,000 or 30,000 people completely screaming at you up there, why would we want someone else in our place? If you were us, would you be somewhere else? I answer that question with a question.

Well, I would be very tempted to sneak out into the crowd at some point to see it from their point of view. How could you resist taking a fifteen minute break, outfitting a roadie with a helmet while you stand out in the crowd?

Yeah, well, you've got your answer and I've got mine. I would not trade my place with someone else – obviously in a lot of respects.
--

giovedì 25 ottobre 2007

andiamo bene

"whatever's coming next is going to be ugly. We're all going to look back at the Putin Era as some kind of mythical Happy Days, Russia's version of the Ike Era."

Lungo ed impressionante articolo sulla situazione politica russa quando volge al termine (?) l'era Putin. In qualsiasi modo la si guardi, it sucks. Roba che noi al confronto sembriamo un modello tipo la Svezia.
(thx exile.ru)

Smaltimento arretrati #2: LCD Soundsystem live @ Randall's Island -- 6 ottobre 2007


(pic: matte's "mattel" digcam)

Si', lo so. E' passato un po' di tempo. Non dirlo a me che con la trasferta moscovita mi pare siano passati 3 anni. Comunque mi ero preso l'impegno morale di parlare del concerto degli LCD Soundsystem di qualche settimana fa a Randall's Island. Ed eccomi qua.

Che dire? Non penso di esagerare se azzardo che allo stato attuale gli LCD Soundsystem sono la migliore live band in circolazione. Trovatemene un'altra che riesca:
  • a eseguire alla perfezione canzoni dance, che su disco suonano parecchio elettroniche, con pressocche' esclusivo utilizzo di strumentazione rock standard;

  • ad avere suoni perfetti anche in spazi aperti capaci di contenere fino a 50.000 persone (merito del loro leader che passa meta' del tempo a dare indicazioni ai tecnici dei banchi mixer, quasi fosse un direttore d'orchestra);

  • a fare ballare dall'inizio alla fine del concerto tutto il pubblico, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, compresi quelli che sono li' per caso, per un altra band o per accompagnare degli amici;

  • a riuscire a mettere in piedi uno show straordinario anche quando il proprio cantante e leader e' chiaramente waaaaay waaaaaasted (mitico il suo: "New York I love you / and New Jersey and Long Island too");

  • a fare un concerto della madonna pur indugiando in una versione di venti minuti di "Yeah" che ha tolto spazio ad altri classici tipo "Daft Punk Is Playing At My House" e "Losing My Edge";

  • a lasciare sorriso stampato su faccia di ognuno/a dei presenti (anche per un bel po' dopo la fine del live set).
Magari non sono il miglior gruppo in circolazione (chi lo sa questo) e magari non sono nemmeno il vostro gruppo preferito (non sono il mio ad esempio, anche se bazzicano posizioni molto, molto alte). Ma di questi tempi dal vivo sono imbattibili. Tra le chicche della serata cito solo "Someone Great" con Regine degli Arcade Fire alle tastiere e la oramai leggendaria "Tribulations".

Questo vi volevo dire. Vi lascio con il (bel) video di "Someone Great" (con mia lacrimuccia per il finale su rooftop a Williamsburgh).


mercoledì 24 ottobre 2007

lunch break shots

questo tipo è la persona più cool che ho mai visto; è bellissimo, compatto, elegante, ed emana un’aura di forza e potenza che nemmeno yoda; secondo me, nella mente a leggere lui riesce, curare col calore delle mani lui può

oggi ho voglia di fumare



“Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima”

Questo oggetto è uno dei miei averi più cari (non solo per ragioni estetiche) ed è anche l’unico motivo per cui a volte rimpiango di aver smesso di fumare.

Cento anni fa nasceva un milanese eccezionale, una di quelle figure che hanno fatto la storia entrando nelle nostre case, spesso senza che ne fossimo consapevoli; uno di quei personaggi geniali, di quegli intellettuali a 360 gradi, educatori e artisti appartenenti a un’epoca, ormai purtroppo tramontata, in cui, ebbene sì, facevamo scuola e il mondo guardava a noi per trovare ispirazione. Sembra impossibile, a sentirlo ora, ma è vero; erano anche umili, veri lavoratori, gente di un’altra tempra. Persone ispirate, colte e profonde che hanno contribuito a traghettarci nell’era moderna.

Il mio rammarico per un’età che fu trova origine non in un banale sentimento patriottico, di cui il sottoscritto è assolutamente privo sino all’esagerazione, bensì nella constatazione che l’ambiente (anche culturale) in cui viviamo pullula di cialtroni messaggeri del nulla.

Sarò forse un nostalgico, ma a me sarebbe piaciuto vivere intorno agli anni sessanta, a luogo invariato.

Mentre ai nostri giorni, per fare un esempio, non mi capacito di come molti giovani scendano in stazione centrale (magari per andare a sentire l’ultimo gruppetto stonato) e non alzino nemmeno lo sguardo sul Pirelli, un edificio che occupa una parte importante nei libri di architettura. Un capolavoro di rara eleganza e leggerezza. Eppure è lì, non puoi non vederlo (un giorno mi spiegate perché si dovrebbe invece rimanere a bocca aperta davanti a un “dente cariato” [cit.] come il Colosseo; ah, sì, ora ricordo: la Storia e il Tempo; antico=bello; singolare come si dia così importanza a qualcosa che non esiste...).

Boutade a parte, oggi inaugura alla Rotonda della Besana la mostra su Bruno Munari.

Se passate da Milano fateci un giro, sempre che vi vada di fare un tuffo in un passato in cui qua si era davvero, davvero fighi.

hai presente quando vuoi tornare bambino...



...e prendere posto sul seggiolino, proprio lì dietro?

let the music speak for you

presente il finale di the elephant man o platoon quando willem dafoe, tradito, cade in ginocchio colpito a morte e alza le braccia al cielo?
in entrambi i casi c’è la stessa, bellissima musica
si tratta del brano più conosciuto di un grandissimo compositore americano

ed è esattamente così che mi sento in questo periodo
di più, non ho molto da dire

bernstein – stern – ny philharmonic

samuel barber, adagio for strings

martedì 23 ottobre 2007

my two pants


Prima che mi dimentichi del tutto, volevo parlare della mostra di Richard Prince al Guggenheim, che ho visto un paio di settimane fa per ammazzare le due ore d’attesa per il visto russo.

Alla mostra sono riuscito a mettere insieme tanti puntini. Ignoravo ad esempio che negli anni '80 Prince avesse fatto molto clamore per avere inserito in una sua collezione quella famosa foto di Brooke Shields (da cui sorti' un mezzo macello tra polemiche e azioni legali della famiglia di lei e del fotografo Garry Gross). Ma soprattutto non sapevo che fosse Prince l'artista divenuto famoso per aver rifotografato e presentato come proprie una serie di immagini pubblicitarie gia’ comparse sul New York Times. Proprio a seguito di quelle foto, nacque un fitto dibattito, che a guardarsi in giro non pare affatto terminato, su originalita’ artistica, identita’, appropriazione e diritto della proprieta’ intellettuale. Sebbene in un’altra forma d’arte, si puo' dire che Prince e’ in fondo un precursore del mash-up.

Ho ammirato da vicino la bellezza dei Nurse Paintings (concepita per delle copertine di romanzi pulp), da cui nel 2004 i Sonic Youth attinsero per la copertina del penultimo album Sonic Nurse.

Oltre ai Nurse Paintings, sono rimasto colpito dagli enormi quadri con jokes scritti a caratteri cubitali. Tra le tante, oltre a “My father was never home, he was always drinking booze. He saw a sign saying ‘Drink Canada Dry.’ So he went up there”, ho apprezzato moltissimo (anche perche' sono riuscito ad attribuirne una paternita', che prima ignoravo) questa:

with all I’ve heard about A-Bombs that’ll destroy a city and H-Bombs that’ll destroy the world you know I just haven’t any incentive to buy a two pants suit”.
-
Non solo la battuta catapulta immediatamente in una fase particolare della storia degli Stati Uniti (la fobia nucleare dei '50/60); soprattutto svela molto di piu’: l'assurdita' del pianificare, del prefissarsi obiettivi, del guardare al futuro, della vita insomma -- paradossalmente, di cose assurde grazie (anche) alle quali si prova a rendere meno assurda una cosa assurda.

A proposito, qualcuno mi dice che cazzo ci sto facendo a Mosca?

lunedì 22 ottobre 2007

country branding, blending, bleeding

Noi italiani dobbiamo starci parecchio sul culo e/o odiare fortemente il Belpaese. Non spiego altrimenti sto pezzo di repubblica ove una notizia, in se' molto brutta, nessuna scusa eh, viene riportata con errori madornali per farla suonare ancora piu' brutta e catastrofica.

"La mafia? E' la prima azienda italiana"
Per "Sos Impresa" 90 mld di utili l'anno
ROMA - L'"Azienda Mafia" è la prima industria azienda italiana e fattura oltre 90 mld di euro di utili. E' quanto è stato annunciato oggi alla presentazione del decimo rapporto di 'Sos Impresa' sulla criminalità. Le organizzazioni criminali di stampo mafioso esercitano il loro condizionamento in tutto il tessuto economico del Paese. Il giro d'affari dell"Azienda Mafià, con oltre 90 mld di fatturato, è rappresentato in primo luogo dall'usura, con 30 mld di euro e che colpisce 150mila commercianti. Al secondo posto, sempre secondo il rapporto di Sos Impresa, l'abusivismo commerciale con 13 mld di euro, segue il racket con 10 mld, l'agromafia con 7,5 mld, la contraffazione e la pirateria con 7,4 mld, furti e rapine con 7 mld, appalti e forniture con 6,5 mld, truffe con 4,6 mld, giochi e scommesse con 2,5 e contrabbando con 2 mld. Il fatturato dei 90 mld della mafia rappresenta il 75% del Pil nazionale, pari a 5 manovre finanziarie. Gli imprenditori e i commercianti subiscono 1.300 reati al giorno, ovvero 50 ogni ora.
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Lasciamo stare che l'autore (forse un mestierante?) andrebbe iscritto al piu' presto a corso intensivo di ragioneria, giusto per farsi spiegare in cosa differisca il fatturato dall'utile (possibile che non abbia mai venduto nulla in vita sua per capirlo?). Lasciamo anche stare che nel dato sul Pil manchi, a occhio e croce, una virgola tra il 7 e il 5 (il dato e' comunque molto alto, lo so, ma diamine come si fa a essere cosi' sciatti nel riportare dei numeri ...).
Piuttosto, ma non sarebbe anche ora di smetterla di peggiorare ulteriormente le cose e sputtanarci piu' di quanto meritiamo, tanto per il gusto di farlo? E' vero, la mafia e' un cancro gigantesco di questo Paese e purtroppo lo sappiamo tutti molto bene. Ma da qui a dire che e' la prima azienda, semplicemente perche' si aggregano dati, ce ne passa, scusate. E' come dire che i romani ce l'hanno piu' lungo dei veronesi, bastando appunto aggregare i dati. Ma vi pare che la mafia sia un'azienda sola? E allora perche' non aggregare i dati della "non-mafia spa"? Non e' che forse cosi' vincerebbero i buoni? Avrei capito (ma comunque non approvato) un'operazione del genere (for the greater good) nel periodo del governo Berlusconi, ma ora c'e' pure un governo che Repubblica sostiene ...
Gli inglesi (a tacere dei francesi) hanno capito che spararsi sistematicamente nei coglioni crea danni collaterali enormi ed e' oramai piu' di dieci anni che si vendono molto meglio di quello che sono. Questo, guarda caso, ha degli effetti virtuosi: la gente ha piu' senso di appartenenza ed e' meno triste di vivere in un posto con squallide periferie e tempo e cibo infami. A noi costa tanto, quanto meno, non danneggiarci piu' del dovuto? Non mi si venga a dire che fesserie del genere sensibilizzano: sappiamo come stanno le cose, senza che ci sia bisogno di calcare la mano -- ci manca solo che adesso passi per un nazionalista, invoco semplicemente fair press.

domenica 21 ottobre 2007

reading ...

... Fabio De Luca dire parole sante (che novita') su M.I.A.: "Se vogliamo parlare di modelli di ruolo, qui ne abbiamo uno serio, uno realmente costruttivo (un po’ più del triste mascherone felliniano che certi dibattiti di pidgin feminism stanno costruendo attorno a Beth Ditto, per dire. E soprattutto, M.I.A. con Beyoncé non ci andrebbe mai a fare lo shopping)."

Qui bella recensione di Mattehew Perpetua (che novita') del concerto che la nostra ha tenuto al Terminal 5 in occasione della CMJ newyorkese (che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende).

Qui articolo di qualche mese fa sul fenomeno M.I.A. (on politics, arts, etc.).

Qui sotto video di canzone che ci sta sfacendo sgambettare da quest'estate (la Tribulations del 2007?).


listening to ...

... il fratello maggiore che mi sarebbe piaciuto avere: Britt Daniel sulla Minnesota Public Radio qualche giorno fa. Performing "Don't You Evah", "The Beast And The Dragon, Adored" e "Black Like Me" (canzone dell'anno per quanto mi riguarda) ai Current Studios di St. Paul, MN. Good interview attached. (via Culture Bully)
Sorry I missed you guys last night -- I had worse things to do.
Larger view
Spoon (Photo courtesy the band)
p.s.: certo che pero' l'intervistratrice avrebbe potuto fare un minimo di ricerca prima di commettere gaffe chiedendo come mai Britt Daniel da Austin si fosse trasferito a Portland -- lo sanno anche i muri che ci e' andato per seguire la propria fidanzata (toh guarda!) e che purtroppo la storia e' andata male ("was ... "). Black Like Me e' stata scritta proprio a seguito del break-up.

i conti della serva

Estimates: Radiohead Made $6-10 Million on Initial Album Sales (thx Wired)

giovedì 18 ottobre 2007

best way to write your 100th post

(illustration by Jason Edmiston)

Once upon a time, architect Frank Gehry had some cred among progressives. The postmodernist's image probably began fading as his designs started repeating themselves, his style descending into cliché—all those buildings that look like they've already fallen down.

Che cosa avra’ fatto di male il piu’ celebrato degli architetti per meritarsi un trattamento simile? Ma che domande: sta facendo chiudere un bar, no?

… Gehry's pact with developer Bruce Ratner to design the megalithic Atlantic Yards project in Brooklyn torpedoed whatever remained of his alterna-rep. The community issues involved with Atlantic Yards are larger than the survival of one neighborhood bar, but those who know and love Freddy's may be some of the most hostile to the Gehry-Ratner axis … The bar's Prospect Heights corner is slated to be leveled to make way for the arena and housing towers.

mercoledì 17 ottobre 2007

lui oramai si crede briatore; lei in bancarotta per il cofanetto dei radiohead?

CANDIDATI AI SEGGI: BINDI VERSA 2 EURO, LETTA 21, VELTRONI 100
(thx dhinus)

stupid white indie men (and women)

Nel New Yorker di questa settimana puo' leggersi questo articolo di Sasha Frere-Jones, in cui si sostiene come il cosiddetto indie rock avrebbe perso la sua anima (gioco di parole: "lost its soul") a causa del sempre piu' marcato distacco dalla musica nera. Mentre i padri spirituali dell'indie (da Elvis agli Stones, dai Led Zeppelin ai Clash) fecero della contaminazione con blues, soul, reggae, dub, etc. le loro caratteristiche distintive, gli indierockers si sarebbero progressivamente allontanati da questi generi per abbracciare sonorita' sempre piu' bianche. Ad esempio vengono presi i Pavement, ossia la quintessenza della indieband degli anni novanta (decennio in cui il fenomeno avrebbe preso piede), nonche' Arcade Fire e Sufjan Stevens, ossia gli artisti che piu' rappresentano il genere nei giorni nostri. E si aggiunge inoltre che, piu' in generale, siano stati ben pochi (tre soli, dice) gli artisti bianchi a sfondare, con successo e credibilita' diversi, nel mondo dell'hip-hop: Beastie Boys, Vanilla Ice ed Eminem (e adesso chi lo va a dire a Cristicchi, Mike Skinner ed El-P?).
Personalmente trovo l'articolo provocatorio e godibile, ma con un'analisi essenzialmente sbagliata. L'articolo e' interessante perche' pare scritto da persona che ha appena fatto un viaggio di andata e ritorno 1999/2007 con la macchina del tempo: la cura, conoscenza e passione con cui il nostro parla della musica fino alla fine del secolo scorso sono notevoli, mentre della musica dei giorni nostri non pare gliene freghi poi parecchio (vedi le decostruzioni assai facilotte che volendo sono utilizzabili con qualsiasi artista). L'analisi e' comunque sbagliata perche' prende le mosse da una premessa che non sta in piedi, ossia ritenere l'indie rock un genere alla stessa stregua del blues, reggae o del soul. E questo non solo perche gli "ismi" sono sempre definizioni semplificatrici e impressionistiche at best (e con questo rintuzzo chi potrebbe darmi del razzista ignorante perche' considererei in maniera piu' monolitica blues, soul e reggae). Ma soprattutto, e non dico proprio nulla di nuovo, perche' il "genere" indie rock non esiste per niente: "indie" anche altro non e' se non una definizione per esclusione, come peraltro il prefisso "in" suggerisce e per di piu' una definizione che non si riferisce a elementi artistici, bensi' a modalita' operative di promozione degli artisti. In altre parole, sotto questo ombrello ci finisce cosi' tanta roba (e cosi' eterogenea), che parlare di distacco del genere dalla musica nera e' del tutto inutile e parzialmente sbagliato: davvero si puo' pensare che il c.d. indie rock di, chesso', Go! Team, Spoon, Afghan Whigs, Antony & The Johnsons, White Stripes, Jon Spencer, Cat Power, Feist, Fugazi, Walkmen, Primal Scream, LCD Soundsystem, Rapture, etc. etc. etc. proprio non abbia nulla a che fare con la musica nera? Che poi ci sia tutta un'altra frangia di artisti che ne e' influenzata di meno, e' cosa tanto vera quanto perfettamente compatibile con la naturale continuita' del mondo reale e delle preferenze e delle scelte che al genere umano per fortuna vengono (o per lo meno dovrebbero essere) date.

You go Oviesse and I’ll go my way

AA mi eccita solo a pronunciarne il nome: a-me-ri-can ap-pa-rel, con la punta della lingua che alla fine solletica il palato.
Quindi mentre io mi faccio fregare, voi regalate pure alle vostre fidanzate questa stupenda felpa nu-rave o questa sensualissima maglina cardigan.

martedì 16 ottobre 2007

arretrato da smaltire (sia pure in parte): Blonde Redhead, LCD Soundystem, Arcade Fire live @ Randall's Island (6 ottobre 2007) - Prima Parte

Tra uno sbattimento e l'altro per il pseudo trasloco, una settimana fa ho buttato giu' qualche (si fa per dire) riga sul concerto del 6 ottobre a Randall's Island (isolotto tra Harlem, Bronx e Queens) dove in una splendida giornata/serata post-estiva ho avuto la fortuna di vedere in un colpo solo Blonde Redhead, LCD Soundsystem e Arcade Fire. (Si', lo so, c'erano pure i Les Savy Faves, peraltro reduci da un ottimo ultimo disco, ma a causa di segnalistica inesistente e traffic officer assolutamente inflessibile, ci e' toccato uscire e rientrare al casello e perdere mezz’ora, mentre in coda sulla sopraelevata ascoltavamo i LSV dilettare i fans puntuali.) Ora pero' ho da fare un fracco di altre cose e non ho molto tempo di portare a termine il post. Tenendo conto della lunghezza, finirlo vorrebbe dire occupare un'intera pagina di blogger e non e' proprio il caso. Per cui, vai di spezzatino. Oggi mi gira di parlare di quanto sta sotto, prossimamente integrero', con calma.

I Blonde Redhead sono stati il primo gruppo che ho visto e a chi interessa solo di musica e non di me, delle mie sfighe e di Finanza 101, consiglio di saltare il prossimo paragrafo.

Causa ennesimo pacco di Icepick, avevo un biglietto di cui disfarmi. Peccato che, invece del biglietto per concerto dalla line-up perfetta, mi sembrava di avere per le mani dei Cirio bonds nel 2003: fuori dall'ingresso avro’ contato una ventina di venditori disperati come me con la patata bollente in mano e nessuno degli avventori che ci si filava minimamente (del tipo che non ti guardavano nemmeno in faccia quando gli chidevi se serviva biglietto, very humiliating). Con un c.d. face value di 40 dollari gli unici compratori erano bagarini che riacquistavano a 10 dollari, non un cent di piu’. E dagli torto: sapevano bene che quelli come me che arrivavano presto con un biglietto in piu', per non perdere nulla del concerto, volevano assolutamente chiudere una vendita al piu’ presto, anche se a valori rovinosi. I bagarini contavano di rivendere i biglietti qualche ora dopo, quando si sarebbero presentati degli sbigliettati, indecisi fino all'ultimo momento se andare al concerto, e disposti a pagare una trentina di dollari... Tipico delle situazioni di non scarsita' (o, a girarla, di caduta di valore) del bene negoziato (il posto avrebbe potuto tenere anche 50.000 spettatori e se ne stimavano solo 22.000/25.000 in arrivo), in cui il mercato e' in mano ai compratori (l'opposto di quello immobiliare, insomma), sono i piu' bravi e scafati gli unici che riescono a fare soldi (e tanti). Per quanto mi riguarda questi bagarini avrebbero potuto andare tranquillamente a lavorare al desk di Lehman Brothers (o forse, a bene vedere, erano appena stati licenziati da LB). Resomi conto che quella era la situazione, mi sono rassegnato a vendere il biglietto per un pugno di dollari. Forte di un’umiliante $30 loss, entro nell'immenso field e anche qui, ancora una volta a mie spese, sperimento the consequences of poor decision-making. Dopo essermi scolato tutto l'East River la sera precedente e aver passato l'intera mattinata con un hangover che mi pareva di essere un eroinomane in crisi di astinenza (si’: pruriti endocutanei e voci inesistenti, quella roba li’), il mio stomaco iniziava a batter cassa lamentando una fame bovara. A un buon duecento metri abbondanti di distanza dal palco, mi sono avventato verso il primo degli svariati baracchini che mi si paravano innanzi. Ma che bel pirla: non potevi immaginarti che avresti fatto una fila piu’ lunga, essendo quello piu’ vicino all’ingresso? No, eh? E in piu' ha insistito: nonostante ti sia stato detto che sono ancora nella friggitrice, hai chiesto pure le french fries, che ti stufano sempre dopo la terza! Risultato: i Blonde Redhead partono senza di me e iniziano, come per punirmi (e giustamente), con il mio pezzo preferito dal loro ultimo disco, l'evocativa e melanconicissima Dr. Strangelove. Io mi riesco a sgangiare dal kiosko-sulla-240-yarda solo quando gia' suonano il pezzo successivo e, dopo goffa corsetta mentre mi ingollavo hot dog e patatine, raggiungo infine una postazione con distanza dal palco assai piu' civile.

Come sono stati i Blonde Redhead? Una grande prova in territorio potenzialmente ostile, con fans non li' per loro e suono che si temeva si sarebbe perso con estrema facilita' in uno spazio cosi' ampio. Invece il trio ha in serbo un set superbo e tirato: sia i suoni sia l'esecuzione sono eccellenti (non sembra di essere ad un evento all’aperto), la presenza scenica e' ottima (Kazu che sopra abito corto bianco cantava imbracciando una fender jaguar era veramente molto sensuale). Su tutte, ho trovato fenomenale la resa di 23. E devo ammettere che, saranno la vecchiaia e/o la lontananza da casa che hanno reso i miei nervi piu' deboli di quelli di Dave Mustaine, mi sono sorpreso a nutrire un bel po' di orgoglio patrio (e meneghino) a vedere i gemelli Pace suonare con cosi' tanto carattere davanti a ventimila persone con skyline al tramonto sullo sfondo. Ma essendo io un epigone di quel genere che al liceo fracasso' i maroni a tutti, ossia del romanticismo lombardo (i.e., continuazione dell'illuminismo mascherata da romanticismo, una roba un po' nu-metal insomma), tronco subito con il melodramma per occuparmi di cose ben piu' importanti: tempo e denaro. Terminato il concerto dei Blonde Redhead mi fiondo a ordinare delle birre e constato come il "mercato" della vendita della birra presso gli stands alla sinistra del palco sia in preda alla totale irrazionalita' (che io avevo abbracciato poco prima per l'hot dog e le french fries): file sterminate presso i primi venditori (roba da cinque/dieci minuti) e nessuna attesa presso gli ultimi in fondo, distanti si' e no quaranta metri. E chissa' quante cose nella vita sono la' dietro e noi non le acciuffiamo perche' siamo nella fila sbagliata e non abbiamo occhi per vedere.

Okay, scusate, la greediness si e' impossessata ancora di me e mi ha fatto dimenticare che qui si parla di musica, non di grana. Perfetto, avanti allora con gli LCD Soundsystem. Che dire? Per ora niente. Torna a leggere nei prossimi giorni e ti dico. Anche degli Arcade Fire. (Ma se mi paghi ti scrivo e-mail dettagliata.)
UPDATE -- For all the bastards who happen to be in NYC tonight, you should really go here.

lunedì 15 ottobre 2007

la fortuna di essere i Radiohead

Mi ero ripromesso di scrivere, come tutte le persone perbene, una pseudo recensione dell'ultimo disco (se fossi un giornalista mi permetterei di dire fatica) dei Radiohead, l'iperhyped In Rainbows.
I Radiohead sono per me un terreno assai difficile. Mi piacciono (e non poco) ma non posso, by any means, considerarmi un loro fan, perche' essere un loro fan e' come essere un devoto di una vera e propria religione pagana: te lo devi sentire dentro. Se non lo sei, sai benissimo di non esserlo e ti senti quasi intimorito a parlarne: non mi sono beccato mai cosi' tanti insulti come quando anni addietro provai a dire a dei veri fans che ritenevo (cosa che continuo a fare) Kid A il loro disco piu' riuscito. (Del resto nemmeno i talebani dei Beatles e dei Led Zeppelin digerirono mai fino in fondo il White Album e Physical Graffiti ...)
Alla fine sono giunto alla conclusione che io non capisco i Radiohead appieno e cosi' mi spiego perche' parlare di loro mi mette sempre tanta soggezione. Essi' che sono outspoken piu' o meno su tutto il restante mondo musicale. E' che i Radiohead mi fanno sentire un po' scemo. Il loro art rock e' come se fosse li' a puntare il dito sulle mie lacune fondamentali. Non ho letto Proust, ne' Einstein, ne' Wittgenstein (non penso che Luca Sofri valga) e le loro canzoni sembrano scritte apposta per ricordarmelo a ogni pie' sospinto. Ne' loro hanno fatto mai alcunche' per farmi sentire meglio e/o per rendersi simpatici, anzi: partirono facendo il verso al grunge con un esordio bruttino, dopodiche' accettarono di buon grado l'etichetta di quelli che fanno il brit pop intelligente, fino a ... demolire il brit pop stesso con OK Computer. (Vabbe', non furono gli unici: senza considerare l'impatto storico che ebbe Homework, proprio nello stesso A.D. 1997 a uccidere il brit pop ci pensarono pure i Blur con la svolta americana dell'omonimo disco, gli Oasis con quel disastro di Be Here Now e soprattutto i Verve con l'album di brit pop perfetto, Urban Hymns.) Comunque, personalmente mi e' sempre spiaciuto perche' con un solo anno extra di vita per il brit pop, si sarebbe prestata mooolta piu' attenzione a In It For The Money dei Supergrass che per quanto mi riguarda e' uno dei dischi piu' belli degli anni novanta.
Ma parliamo di In Rainbows. Ascoltandolo ieri sono sobbalzato quando il mio iPod ha passato l'undicesima traccia. Come, non ce l'avete? Si chiama Everything In The Right Place. Uhm, vabbe' niente scherzi. In Rainbows e' un disco si' interessante, ma che non so quanto riascolterei (per capirlo meglio) se non fosse un loro disco. Ritengo sia due spanne sotto i loro dischi a mio avviso migliori (The Bends, OK Computer e Kid A) e trovo abbia un impatto meno intenso di Hail To The Thief. Ma non demordo: sento che ha un fascino implosivo che chiede maggiore attenzione e gliela daro', magari cercando di capirlo meglio partendo dalle canzoni che mi piacciono di piu', Nude e The Reckoner, che e' proprio bella e non so come ma in un passaggio mi ricorda i RHCP di Other Side. A proposito di somiglianze, l'inizio di Bodysnatchers a me ricorda l'attacco di The Number of The Beast. Poi trovo assai bello l'effetto da macchina del tempo di All I Need, che potrebbe stare senza vergognarsene in OK Computer e mi fa ripiombare di forza nei late nineties. E infine Videotape, pensa a un Aphex Twin beat (periodo I Care Because You Do) e un piano alla Sigur Ros, e' una chiusura molto riuscita. Insomma, qui come non mai, sono combattuto e loro, che continuano a farmi sentire inadeguato, non hanno fatto nulla per agevolare il mio giudizio: la scaletta, ad esempio, non e' affatto user friendly.
Resta comunque il fatto che, non fossero loro, nei prossimi giorni avrei ascoltato tutt'altro. E mi chiedo quanto questo sia giusto e quanti dischi abbia archiviato prematuramente perche' i loro autori non si chiamano Radiohead. Ma tanto sono parole di uno che parla di gente che lo fa sentire scemo.

domenica 14 ottobre 2007

spleen any given sunday

e così finisce la settimana, con l'immagine di due ragazze straniere (ovviamente) che si collegano a internet da parco sempione e tu che passi accanto con all i need negli auricolari dirigendoti verso un cinema
quello di cui hai bisogno è tutto qui, momenti solitari come questi, o in compagnia come quelli passati con un caro amico in auto sino alle sei di mattina ad ascoltare tutto il disco degli spoon commentando ogni singola traccia e a parlare dei propri sogni, dei progetti da realizzare e degli obiettivi già raggiunti; di come non ci si accontenti giustamente mai e si voglia sempre di più e di meglio
poi passa un papà con l'aria felice e il bambino nel seggiolino della bici, e a un tratto pensi che hai sbagliato tutto, che hai dato troppa importanza alle cose sbagliate; ma è solo un attimo
o forse no

fashion victims

non so se è peggio una tripletta louis vuitton da parte di una donna o una singola da parte di un uomo

ass parade

milano, piazza duomo

giovedì 11 ottobre 2007

today i'm going east ...

Found a lot of trouble out on Avenue B
But I tried to keep the overhead low
Farewell to the city and the love of my life
At least we left before we had to go

not so sure bout the last line though. hope it goes fast.
love,
matte

the day i went east

una volta, sono stato in pakistan, e ho visto posti di una bellezza mozzafiato
una volta, forse, ne scriverò ampiamente, pubblicando il filmino integrale del viaggio
per ora, solo un estratto piccino piccino, per evadere tre minuti dagli uffici in cui siamo ingabbiati
file under: "montagne della madonna" e "musica dei film di michael mann" (la stessa che i peruviani suonano coi "pifferi multipli di legno" in corso vittorio emanuele, senza pagare la siae)

dico anch'io la mia su american apparel, more or less

E' in corso un dibattito interessantissimo su American Apparel. Senza saperlo, lo scorso sabato sera non mi son trattenuto dal girare sta ventina di secondi, dicendo anche io la mia.
Biascicavo un po', lo so. Comunque, non dico "special", in realta' dico "facial".

mercoledì 10 ottobre 2007

hard to beat? you bet!


per gli hard-fi era difficile battere l’esordio alla prova del secondo album, e in definitiva pare che i cavalieri dei sobborghi abbiano perso la battaglia, per lo meno quella con la critica più esigente
è infatti giudizio sostanzialmente unanime che once upon a time in the west sia inferiore al debutto, e non di poco
alcuni se la prendono con il “look pseudo-alternativo” e con la copertina da “anticonformismo di facciata per darsi una'aurea indie”
altri li bacchettano per il “solito sound furbetto, a metà tra il pop melodico e l’indie-rock”, figlio della “faccia più commerciale dell'indie” e intriso di “ritornelli talmente ruffiani da provocare istantanee crisi diabetiche”, propri di “scialbi e ruffiani gruppi radio-pop”; tanto da appioppare alla band di staines l'irridente etichetta di “Take That con una chitarra tra le mani”
il gruppo a cui ora più spesso vengono associati è quello dei maroon 5, mentre prima si spendeva senza avarizia il nome dei clash
insomma parrebbe che, là, il tentativo di miscelare sonorità indie con roba più pop e patinata funzionasse meglio e si mantenesse efficace per più tracce; qua, le cadute di tono sarebbero troppo frequenti per non dare la nausea o causare problemi di digestione al delicato stomaco indie

è interessante osservare gli effetti che le venature pop e il sound radio-friendly di certi gruppi sortiscono nell’animo del fanatico, il quale, se da una parte strizza l’occhio contento al pop più spudoratamente commerciale, perché tanto non è roba sua e può quindi serenamente confessare le proprie guilty pleasures (di cui anzi va fiero e che sbandiera, come il nobile che si diletta a mischiarsi – però solo ogni tanto – con il popolino), dall’altra parte, tuttavia, non perdona e abbatte la scure della massima severità su chi si macchia della colpa di non aver avuto il coraggio di saltare definitivamente sulla sponda giusta del torrente, e ha solo illuso per un attimo tutti, prima di non poter più nascondere al mondo la propria vera ed intima natura di mestierante
per poi abbassare il livello critico quando si tratta di prodotti certamente più coesi e riusciti, ma forse anche meno genuini e più studiati a tavolino da chi è legato a doppio filo a nme e all’hype che genera, come arctic monkeys e kaiser chiefs

per la cronaca, sono d’accordissimo con le severe critiche mosse ai nostri; anzi, a questo punto direi vostri, restituendo questa gengha di quattro al mittente come fossero damaged goods
eppure... la indie persona si porta dietro sempre un sacco di dubbi e fisime, e anch’io oggi continuo a chiedermi con una certa vergogna e imbarazzo perché non riesco a smettere di ascoltare questo pezzo appiccicoso come la carta moschicida, o-o-o/e-e-e inclusi [notare come, programmaticamente, strappano l’insegna della tv a circuito chiuso, la cctv del primo disco, per mandarsi in onda urbi et orbi con la trasmissione satellitare: “ah coming out of the shadows/ay yeah yeah we rock the satellite”]



Don't screw it up, Radiohead!

che il destino dell'umanita' e' a quanto pare nelle vostre mani ...

... In just these past ten days, In Rainbows has received more hype than Cloverfield, Halo 3, and the second coming of Christ combined (approximately). Sure, everyone agrees that it's going to topple the record labels, inspire world peace, and bring Tupac back to life … but that's all based on the assumption that the songs are actually good. What if they're not? What if all the buildup amounts to nothing, and Rainbows turns out to be the Snakes on a Plane of British krautrock-y electro-pop albums? Will bands just go back to the old methods of music distribution? Maybe Trent Reznor will re-sign to Interscope and people will abandon file-sharing networks. Then Clive Davis will jack up the price of CDs to $50 apiece, all concert tickets will cost as much as ones to see the Police, and the sky will collapse, we figure.

There's a lot riding on this, Radiohead! Don't screw it up! (thx NY Magazine)

According to Colas' first impressions, they didn't screw it up. Thoughts?

martedì 9 ottobre 2007

l'evento più importante

la città più influente


il teatro più blasonato

il direttore più bravo


la musica più sublime


il compositore più geniale


biglietti in vendita dal 5 novembre

Prendersela coi piu' deboli, ossia i mestieranti

Il NY Magazine ha raccolto le dieci interviste piu' incomprensibili mai rilasciate da Bob Dylan. Quella che segue si e' classificata solo decima -- durante la visione in me si sono alternati i piu' svariati stati d'animo: profondissima pena per il giornalista, ma al tempo stesso sadico divertimento per il culo che gli viene fatto; ammirazione per Dylan e la sua parlantina, ma anche irrefrenabile voglia di prenderlo a schiaffi tanto e' stronzo e supponente con uno che guadagnava una frazione ridicola rispetto a lui (un mestierante, appunto). Ovviamente, trattandosi del Dylan del 1965, gli si perdona di tutto e gli si vuole un gran bene. Le restanti nove interviste qui.

(thx You Aint No Picasso)

DO


bello cazzeggiare per corso vittorio emanuele quando sei pieno di groupies che ti vogliono scopare e alla sera devi suonare un sold out al rolling stone; signori e signore: i bloc farty a milano.

copying colors in the air, oh everywhere#2


Cacchio, pare che non abbiano scopiazzato solo la musica ... (thx Gorilla Vs. Bear via MBLOGCHANNEL)

lunedì 8 ottobre 2007

Boris live @ Music Hall of Williamsburgh

La settimana scorsa il sottoscritto e il compare Fred sono andati a farsi deliberatamente violentare i timpani dalla band piu' rumorosa del pianeta, il cult-act giapponese Boris. Il concerto e' stato intenso e spettacolare, merito di una band che suona in maniera perfetta e della straordinaria partecipazione del pubblico in totale adorazione (quasi non sembrava di essere a NYC ... ma tutto si spiega se pensi che c'erano metalheads involved ...). Lascio spazio alla ben piu' competente penna del compare Fred, che anche in vista dell'imminente e sciagurata campagna di Russia del sottoscritto, ci terra' aggiornati nel corso dei prossimi due mesi su quel che succede da queste parti a NYC.

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Green Matamps.

Doubleneck Guitar/Bass combos.

Sunn Model Ts.

Ringing Ears.

Rattled lower intestines.

These are the trademarks of a Boris show. The amazing, and amazingly diverse, japanese Doom/Drone/Experimental kingpins Boris tore through a show that (somewhat predictably) went light on Sunn/Earth guitar strokes, but heavy on the heavy. And by heavy, I mean it all: reflective metalgaze-y passages taking full advantage of the honorable Michio Kurihara (of Ghost fame), as well as riffs to make Matt Pike as giddy as a school child.

Wata, who is probably pound for pound, the baddest riff-meister in existence (cause lets face it, how many 100lb japanese female guitarists are there?), set her amps ablaze as they opened with "Rafflesia", digging deep through tracks from Pink, Akuma No Uta, and their ridiculously prolific catalog. In between multiple stage-dives, ridiculous fills, and resonating gong hits (yes, that is G-O-N-G) drummer Atsuo added a touch of personality to their otherwise stoic stage presence. The guy is a maniac. Takeshi, plays a doubleneck guitar/bass combo ala Jimmy Page..... is anything cooler than that?

The real treat though was seeing the great Michio Kurihara single-handedly take the show from great to monumental with his creeping feedback, sustained e-bow notes, and interstellar solos....

If you missed the show at the Music Hall of Williamsburg, get your ass to the Bowery Ballroom on October 28th. If you can't, get a copy of Akuma No Uta, some headphones, turn it up to 11, and swallow a vibrator. It'll be close, but not the real thing.

For those unfamiliar with Boris's daunting discography, check out this amazing tutorial.

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Una postilla assai faceta: dopo l'ultimo pezzo prima dei bis, quel fantastico invasato del batterista Atsuo si e' cimentato in un eccellente esercizio di stage diving e crowd surfing. Peccato che la folla che lo trasportava (ancor piu' invasata di lui) non ha calcolato bene forza e misure e ha letteralmente scaraventato il nostro malcapitato con faccia sullo spigolo del palco, travolgendo l'equipment della deliziosa chitarrista Wata (equipment che vedi nella foto sotto). Come Atsuo non si sia fracassato il viso e' evidentemente un segreto da samurai (scusate, ci ho provato, ma proprio non sono riuscito a trattenere l'orrendo luogo comune).(pic: thx bosbos)
La scena e' stata un capolavoro di drammaticita' metal e l'esilarante epilogo della (questa volta involontaria) rivolta del pubblico contro il proprio idolo mi ha vagamente ricordato questo:

Spero che nei prossimi giorni qualche buon anima si decida a mettere su you tube il filmato dello schianto di Atsuo, che peraltro, come se niente fosse, si e' rigettato senza indugi sulla folla anche al termine dei bis! Ecco: stavolta l'ho scampata e non ho parlato di un volo da kamikaze ... D'oh!

(thx Fred)

abbiate un po' di fede

il grande bill frisell interpreta live to tell di madonna
il brano è contenuto in un bellissimo disco il cui acquisto è caldamente consigliato

bill frisell - live to tell

domenica 7 ottobre 2007

i was there


(thx Melissa via Brooklyn Vegan)

More soon...

sabato 6 ottobre 2007

vi tengo d'occhio

venerdì 5 ottobre 2007

Kele Okereke spinning @ Hiro Ballroom

Ieri sera Kele dei Bloc Party era a mettere musica alla Hiro Ballroom. Reduce dal concerto della sera prima al Madison Square Garden (dove i BP han suonato il nuovo singolo Flux) e dalla registrazione da Conan O'Brien, Kele sostituiva in console James Ford dei Simian Mobile Disco, che ha dovuto defezionare all'ultimo per un infortunio procuratosi giocando a pallone con gli Arctic Monkeys.

La serata e' stata molto divertente e Kele si e' confermato persona disponibilissima e assai simpatica. Senza assumere alcun atteggiamento da star, e' stato estremamente amichevole nei confronti dei fans e non ha fatto nessuna piega - e anzi si e' pure sciolto - quando meta' del locale (sottoscritto incluso) e' salita a ballare sul palchetto dove lui metteva musica. Il set di Kele ha incluso Pump Up The Jam, One More Time, Smack My Bitch Up, Atlantis To Interzone, Since You've Been Gone (che Kele ha confessato al tizio che gli stava accanto, con il sottoscritto che origliava, di voler sempre ascoltare quando e' ubriaco -- in effetti e' un guilty pleasure che e' difficile levarsi di dosso, chiedi a Ted Leo), Gimme More, S-Express e una manciata di altri pezzi. Sfruttando la vicinanza, sono riuscito a girare questa trentina di secondi -- mi scuso per la (mancanza di) qualita', colpa mia e della digcam "della Mattel" che possiedo (cit.).


L'ora alquanto tarda mi ha impedito di seguire come avrei voluto il set del DJ/produttore danese Kasper Bjorke, che spero di ribeccare tra una settimana in occasione del concerto degli Shitdisco all'Annex.

copying colors in the air, oh everywhere



(via Inkiostro)

P2P downloading: vincono le case discografiche, per ora

"The recording industry won a key fight Thursday against illegal music downloading when a federal jury found a Minnesota woman shared copyrighted music online and levied $222,000 in damages against her.
The jury ordered Jammie Thomas, 30, to pay the six record companies that sued her $9,250 for each of 24 songs they focused on in the case. They had alleged she shared 1,702 songs online in violation of their copyrights."

Il resto qui (via Product Shop NYC).

Who's next?

giovedì 4 ottobre 2007

Paul Auster is playing at my house

presente blue in the face e smoke?
la poetica della bottega sotto casa che smette di essere solo negozio per divenire luogo di incontro e di chiacchiera di quartiere? quando il gestore non si limita ad interpretare la parte del commerciante ma assume le vesti dell’intrattenitore o confessore?
nella vita vera, nella milano delle vetrine infighettate, quell’atmosfera la puoi trovare da un vecchio barbiere situato nel mezzo di chinatown, in via giusti
il proprietario, sergio, è un auggie/keitel che da 40 anni gestisce gli affari con un fedele collega-amico, ciascuno con la propria postazione-poltrona
la prima volta entri e ti siedi ad aspettare, acchiappando dalla cesta il primo settimanale che ti viene a tiro, rassegnato a far passare nella noia quei minuti d’attesa
all’inizio infatti pare tutto nella norma, e il silenzio nella stanza, movimentata dai gesti esperti e concentrati dei due barbieri, è rotto solo dal giornale radio che in sottofondo dà le ultime notizie
poi la voce che riporta un patetico fatto di politica interna fornisce la scusa, e col tuo capo ancora chino sulle figure del giornale, odi una frase inaspettata: "chel lì, me la conta minga giusta"
è il segnale, lo spettacolo ha inizio: in un crescendo che pare orchestrato dalla sapiente mano di uno sceneggiatore, i due si scatenano, quasi fossero un'affiatata coppia di consumati attori comici
il fatto che uno sia milanese/interista e l’altro pugliese/juventino fornisce ai due materiale inesauribile su cui ricamare schermaglie a tratti esilaranti che non sconfinano mai in volgarità gratuita
gli astanti sono interpellati e coinvolti con grazia negli scambi portati avanti con verve dai due e spesso intervengono quindi a dire la loro
è un piccolo miracolo a milano e la gente se ne è accorta; infatti non è mai vuoto e si percepisce chiaramente che i clienti non sono lì solo per tagliarsi i capelli (mi è capitato di notare che spesso palesemente non ne hanno necessità) ma per evadere per 40 minuti dalle proprie frenetiche vite accedendo a un mondo diverso e fermo nel tempo chissà dove
intendiamoci, non si tratta di discorsi filosofici di alto livello, e per fortuna; altrimenti l’ultima volta sergio, fuori dai soliti scherzi e in un momento di calma, non mi avrebbe per esempio raccontato, con lucidità e semplicità popolana, portandomi quasi alle lacrime, di quanto gli manchi la sorella recentemente scomparsa, la sorella tra dieci fratelli con la quale c’era un rapporto speciale, la sorella che al lago aveva la casa a fianco alla sua e bussava tutti i giorni alla finestra per proporgli un caffè insieme, la sorella che ora lui al lago dalla sua morte non ci va più perché “senza di lei mi viene la tristezza”
comunque, al momento di pagare gli 11 euro del taglio, non hai così voglia di tornare fuori mentre dentro lo show continua, ma tanto poi sai che loro sono sempre lì e gli dai appuntamento alla prossima, con un calore reciproco raro da trovare negli asettici esercizi commerciali predominanti nel panorama meneghino
hey, aspetta un attimo; dal riflesso dello schermo del computer da dove scrivo si capisce benissimo che ho proprio bisogno di una spuntatina
ragazzi, sto arrivando

post che mi sono imposto di scrivere dopo avere appreso notizia della finta morte di Ian MacKaye

Se la guerra fredda fosse stata vinta, come ci si augurava un po' tutti (per lo meno allora), dalla socialdemocrazia, invece di organizzare dischi celebrativi per gli indierockers da bere, ossia i radical chic Radiohead e i carrieristi R.E.M., Stereogum premierebbe la band che ha dimostrato a tutto il mondo come il socialismo reale possa funzionare eccome, i Fugazi. Chiedo in ginocchio ai ben piu' influenti m-bloggers delle regioni rosse di iniziare a darsi da fare che In On The Kill Taker il prossimo luglio compie quindici anni pure lui. E senti un po' che roba.

martedì 2 ottobre 2007

Bo(llo)x

In tanti si e' apprezzata l'idea di dare musica fondamentalmente gratis alle masse. In tanti compreremo il box da quaranta sterline. In tanti si e' gridato alla genialita' dell'intera operazione. In tanti si e' pensato che questa sia, forse, la mazzata finale per l'odiatissima industria discografica, cui non restera’ che portare a termine le ignomignose 20.000 e passa cause contro filesharing moms e poi, finalmente, tutti a casa che e' finita la cioccolata. Tanti altri fanno i giusti distinguo e ci spiegano che se lo possono permettere solo perche' sono loro e non necessitano di promozione.
Gia’. A me invece sembra che sta rivoluzione fantastica venga piu’ semplicemente fatta pagare a quelli chi li amano di piu', che verosimilmente compreranno il discbox che costa come una escort.
Economicamente tutto questo non fa una grinza, se sei un venditore. Infatti, discriminare sui prezzi e' quello che ogni venditore vorrebbe fare, anche se corre il rischio di essere espulso dal mercato dai propri concorrenti. Ma non credere: il piu’ delle volte ci si riesce eccome. La raccolta di buoni sconto e' l'esempio tipico, con la massaia che ha tempo di raccimolarli e paga di meno, mentre paga di piu' chi ha una vita indaffarata e non ha tempo di stare dietro ai punti. Il problema e' che loro fanno pagare di piu' non chi ha una vita indaffarata e quindi presumibilmente piu' soldini. Loro fanno pagare il conto a chi e' accecato d'amore per loro. Giocano coi miei sentimenti, avresti detto in terza media. Grazie, lo so che nel discbox c'e' un fracco di altra roba, ma e' roba che normalmente non comperi (o che se comperi, comperi separatamente, se e quando vuoi tu). Dice ma allora scarica, paghi un penny e non rompi piu' i coglioni. Certo che potrei, ma non e' questo il punto.
Semplicemente sottolineo che chi adesso passa come un figo immane in realta' sta spremendo i piu' deboli di cuore. La legge della domanda e dell'offerta ha di bello che, in mercati tendenzialmente conorrenziali, paghi poco cose che saresti disposto a pagare molto molto di piu': pane e acqua sono gli esempi classici, ma in fondo anche la musica, piu' o meno. E con i soldi che risparmi ti compri altre cose, risparmi, mandi i figli all'universita', etc. Fare gli esosi con i propri fans piu' sfegatati e' una bassezza, non una cosa geniale. Perdipiu' perche' camuffata da cosa figa, ‘che ti danno la possibilita' di comprare il tutto a prezzi stracciati, sia pure nell'inferiore qualita' digitale. Mi chiedo se i compratori del box che costa come un'escort avrebbero fatto l'acquisto con cosi' tanto slancio se non ci fosse stata la parallela offerta quasi gratuita, di cui comunque non ci si avvarra' perche’ appunto si e' optato per il box. Penso che si sarebbe gridato allo scandalo per il prezzo esorbitante e si sarebbe scaricato il disco illegalmente e con tanto rancore. Invece no, (quasi) tutti a fare le genuflessioni e chiamarli geni, visionari, etc., mentre il conto viene pagato dai fans piu' leali, con un mind-trick degno di uno scadente cavaliere jedi: farti credere che sei libero mentre ti viene fottuto il portafoglio. Che e' un po' la base stessa del capitalismo e alla fine va bene cosi'. Basta fare meno i fighi e dire le cose come stanno.

ask me anything

1. Ma in metropolitana gli occhiali da sole si tengono o vanno tolti?
2. Costa molto ai cantanti di gruppi indie italiani, che pero’ cantano in inglese, studiare un po’ meglio la pronuncia?
3. Perche’ nessuno si lamenta mai che, tra le varie cose che la mamma sinistra ci ha costretto a ingoiare in questi tredici anni di contenimento di Berlusconi, ci tocca rassegnatamente accettare qualsiasi vaccata imposta dalla Comunita’ Europea?
4. Capito perche’ dicevo che comprare casa non era poi questa buona idea? (Si’, lo so che e’ bello averne una, ma di questi tempi (ultimi sette anni almeno) le case avevano prezzi piu’ cari degli occhiali di Lapo e, si’, anche il mercato delle case scende – so sorry.)
5. Hai deciso se l’espressione che ti irrita di piu’ nel corporate jargon e’ effettivamente “I just wanted to make sure we’re on the same page”? (Peraltro, mi duole dirti che, a meno che anche tu, caroclientecaposuperioreburocrate, stessi gustandoti il nuovo tlog di Fabio De Luca, la risposta e’ “WE ARE NOT”.)
6. Chi e' cosi' gentile da spiegarmi che fanno i New Young Pony Club che i CSS non abbiano gia’ fatto (e assai meglio)?
7. Come ti senti dopo che la ricerchina google “Moscow+concerts+rock” ti ha dato questo esito?
--
Fabio De Luca - Ask Me Anything (Strokes cover - mp3 - via)

lunedì 1 ottobre 2007

master mind games

Ho sempre voluto essere quest'uomo.

E' stato la mia immagine guida sin dall'infanzia, quando gli adulti ci giocavano in continuazione.
Recentemente ho anche mandato il mio CV alla Spectre, ma non ho ancora ricevuto risposta.

Qui
un interessante post con l'interpretazione della - per me geniale, in particolare il riflesso - copertina del noto gioco da tavolo.

Non mi resta che linkare Mind Games di John Lennon, un altro che si intendeva non poco di asian chicks, cantata da Kevin Spacey in questa occasione.