venerdì 28 settembre 2007

random thoughts while hippie chick sings

In attesa di loro tra poco e tutti loro tra una settimana, ecco il resoconto del concerto di mercoledi' scorso di Bat for Lashes, un quartetto di ragazze di Brighton vestite come delle sciamane veterohippie (leggi: disgraziate), che fanno un indie pop dal sapore fiabesco che richiama Bjork, Siouxsie & the Banshees, ma anche un poco Nico e i Led Zeppelin del periodo folk. Il disco di esordio ha un tre/quattro pezzi belli e i restanti che filano via un po' anonimi. Il concerto e' stato piacevole anche se non clamoroso. Le ragazze sanno intrattenere il pubblico (pare uscirono gran bene dallo scorso Glastonbury), per cui lo show e' stato a tratti divertente, anche se l'esecuzione ogni tanto ha lasciato a desiderare (il sincrono ragazze!). Curiosa e variegata la strumentazione che le nostre utilizzano roteando, ovviamente, i ruoli (dai, lo sai che di sti tempi per essere qualcuno nel mondo indie, se proprio non riesci a suonare per almeno un quarto d'ora coi Broken Social Scene, devi come minimo scambiarti gli strumenti con gli altri bandmates). Tra arpe, clavicembali, campanellini, carillon e diverse altre diavolerie, ho particolarmente apprezzato il bastone di un paio di metri che, percosso con violenza sul palco, e' stato il beat di un pezzo intero. Quanto alla loro leader, l'anglopakistana Natasha Khan, oltre a confermare che ha una gran bella voce e tiene con dignita' il palco, aggiungo che e' effettivamente una bella figliola, come anticipatomi da un caro amico che confesso' di avere contratto una cotta per lei la scorsa primavera.
Ma a me in realta' sarebbe premuto parlar d'altro, precisamente della Bowery Ballroom, luogo del concerto. E non di come la' abbia assistito a shows sempre molto belli (su tutti: Voxtrot, Yeah Yeah Yeahs, nonche' un immenso Rob Pollard con la sua ventina di Coors Light di ordinanza). E nemmeno di come, sara' l'atmosfera intima, sara' non so che altro, sia una delle venues che i musicisti che suonano da ste parti preferiscono: gli Interpol ci hanno fatto il warm-up show per il loro attuale tour -- pare bello, dicono quelli che ci sono stati, ma chi si fida piu' della loro clientela... Comunque, non di questo volevo scrivere. Mi piaceva l'idea di parlare della Bowery Ballroom perche', forse complici i tre bellissimi bars, li' la mia mente e' solita partire sempre per la tangente e fare scintillanti considerazioni che spaziano dalla bassa cucina (dove ritengo di eccellere) ai massimi sistemi (dove ritengo di fare cagare). Anche l'altra sera mi ero lanciato in considerazioni che li' per li' mi parevano assolutamente fondamentali. Ecco alcuni dei temi trattati: degli italiani e di quanto in questi tempi correnti si stiano sempre piu' sul cazzo a vicenda, sentimento che Bush e' riuscito a importare pure qui tra gli ammerigani (tra di loro, che a noi ci adorano e pensano che siamo i piu' fighi del mondo); dei blog musicali e di come facciano quasi sempre endorsement e quasi mai critica (Dario: che concerto del cazzo che hai postato sul blog!); del come tutta la puppa che si e' letta sul fatto che Grillo non sia un vero blogger puzzi di chiacchera da conventicola accademica che non si capacita di come tutto quel traffico di buzzurri vada solo da lui; degli indierock kidz dell'ultimissima generazione, una massa informe di scenesters, mi dice la vecchia che c'e' in me, mentre qualcos'altro che c'e' in me soggiunge che perlustrerebbe volentieri l'80% delle scenesters che lo circondano; del perche' la stella artois sia molto piu' buona qui che in Italia e del perche' a Milano le birre vengano spillate da cani; del perche' convenga sempre essere generosi con le mance nei bars; e un fracco di altra roba. Il problema e' che le considerazioni me le sono dimenticate tutte, vecchio fulminato anacoluto che non sono altro. E tutto sommato mi dico chissenefrega: perche' no, il parossismo di tornare a casa e scrivere tutto subito, proprio no. Che senno' questo diventa un altro dovere di cui il mio-senso-del proprio non ha bisogno.
Per cui, come ogni m-blogger di quarta, vi lascio con la fotina in alto a sinistra e due video di iutiub. E buone cose sto weekend!
(pic: Getty Images)
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Bat for Lashes - What's A Girl To Do

Jesus & Mary Chain - Just Like Honey

giovedì 27 settembre 2007

$17 Noise Among Friends

Ieri sera ho visto Thurston Moore dal vivo a Williamsburgh. Gran concerto, come c'era da aspettarsi: ha suonato quasi tutto il suo nuovo disco solista e la titletrack del precedente Psychic Hearts. Trovo che la "virata" folk dell'ultimo disco sia credibile e ben riuscita, il che non stupisce se pensi al suo spessore musicale e culturale.
Per un (purtroppo) early-nineties kid come me, scorgere tra il pubblico Lee Ranaldo, Mark Ibold e Rob Sheffield e' stato come sentirsi nella citta' del sole di Campanella, per un'ora e mezza. A chiaccherare coi fans prima dello show c'era anche Steve Shelley, che poi e' dovuto scappare ... a suonare. (E poi dice che il batterista non e' il ruolo piu' importante in una band -- just ask Pete Townshend and Jimmy Page.)
In mezzo a tutta quella bella gente, ieri sera invecchiare faceva assai meno paura. Long live Thurston Moore.
(pic: Gaelenh)

sound and vision

Dal Guardian la gradita notizia che Scorsese girera' un documentario sulla vita di George Harrison e una ricca storia su cinema indipendente e punk rock di Mick Jones (thx Colas e Icepick), da cui riporto: "Looking back, it strikes me that the Clash were always a very cine-literate group. People always talk about punk as this Year Zero thing, whereas all popular culture is always stealing from itself, feeding off itself - like Soylent Green. When the Clash first went over to New York we were lucky to get into the editing suite when Martin Scorsese was putting the finishing touches to Raging Bull. Later we appeared - very fleetingly - in one of the street scenes in King of Comedy. Blink and you'll miss us."

teniamo tutti famiglia

Miss Modernage sullo spot che Gondry ha appena girato per il Motorola Razr 2:
"You loved his LEGO-infused White Stripes video, you adored Eternal Sunshine, were captivated (yet confused) by The Science of Sleep, now you will be a little sad with Michel Gondry’s latest project–a commercial for Motorola’s Razr 2. I guess you can’t make a living just by making whimsical films that critics and indie snobs love…or posting YouTube videos of you solving the Rubik’s Cube…or shilling HP products."
Eccolo.

mercoledì 26 settembre 2007

I am Icepick, and this is my heart

Caro T.,

oggi per esempio a Milano piove; vedi? anche qui, a un certo punto, dopo l’estate, giunge l’autunno (e poi l’inverno, sia chiaro a scanso d’equivoci): lo chiamano clima continentale. L’Italia non è nei Caraibi, non c’è sempre il sole, e le donne non sono affatto tutte beauuutiffful (a parte quelle che stanno leggendo, le loro amiche e le parenti sino al terzo grado in linea collaterale).

E poi: sì, abbiamo la MIGLIORE CUCINA DEL MONDO; i Francesi ci fanno una pippa, hanno solo secondi e formaggi (ma non quelli freschi, peraltro), quei mangia-lumache. Io adoro la nostra cucina, e faccio risse nei cinque continenti per difenderne il primato. Ma sappi che è colpa tua. Sarai tu il responsabile dell’omicidio che commetterò quando, al prossimo concerto a cui assisto, scatterò come un giaguaro alla gola del cantante al primo minimo accenno a quanto è buona la pasta italiana. Una volta per tutte, per favore, non ci trattate come dei baluba: è una cosa che è riservata a noi, che ci guadagniamo il sacrosanto relativo diritto vivendo qui ogni giorno (ma in Germania tu e i tuoi colleghi fate gli spiritosi sui wurstel o avete paura che quelli vi aspettino fuori con le spranghe? me lo chiedo da sempre).

Però. Però. Se però ci tieni davvero, a questi cliché, guarda, fai pure: basta che ci fate un concerto splendido come quello di ieri sera.

Sì, perché salire sul palco e vedere quei quattro gatti – tutt’altro che ammassati, ma anzi belli comodi – che riempivano a stento solo metà pista del Rainbow, non dev’essere stata cosa particolarmente esaltante. Vallo a dire agli organizzatori di concerti, che vi sovrappongono all’Evento della stagione con l’Artista Che Viene Citata Tipo Anche Dal Corriere Della Sera (cit.). Ciò nonostante, avete dato l’anima, tu e lei e loro. Lei, la donna brutta-bella, come il caldo-freddo di Totò e Peppino, con la quale convolerei a nozze domani stesso, se solo ci stesse.

E io pensavo che era un vero peccato e mi dispiacevo per voi, che fate del pop sublime, che tocca nel profondo corde comuni, come conferma quel “I’m not sorry there’s nothing to save” da brivido non tanto cantato, ma urlato all’unisono quasi con rabbia da tutti noi lì sotto.

Si fanno pensieri strani, a volte. Quando è arrivato il momento di Personal, ascoltata con le mani rigorosamente in tasca e dondolando impercettibilmente, le prime note mi hanno ricordato – chissà perché – l’inizio di Bohemian Rapsody. E allora ho fatto un collegamento strambo e in quel momento ho pensato che vi meritavate l’arena di Wembley.

Ma forse è stato meglio così, perché ci siamo guardati in faccia e siamo diventati amici, noi di qua e voi di là a fare quello per cui vivete, come hai detto tu.

Buona pasta,

tuo Icepick

PS

Visto che l’hai chiesto ti rispondo: sì, zona Bande Nere a Milano è proprio un “fashionable district in the middle of nowhere”. Tranne che per il fashionable.

martedì 25 settembre 2007

the clubbing tail

Turntable Lab apre finalmente il suo digital store. Per ora il catalogo e' ancora mingherlino (anche se si fa apprezzare una consistente presenza di artisti Ed Banger), ma col tempo se ne vedranno delle belle. Il costo cada pezzo e' di poco piu' caro di quanto praticato dall'iTunes store, ma col dollaro che sta diventando piu' cheap della vecchia amata lira direi che si potranno fare dei buoni affari. Eppoi si tratta di pezzi che non e' proprio facilissimo trovare in formato digitale... Comunque, la cosa piu' apprezzabile dello store e' la durata dei samples: due minuti invece che i 30 secondi di quei braccini di amazon/apple, etc. Giusto per fare un primo ascolto "in civilta'", come direbbe un mio caro amico. Per il resto: 320 bitrate mp3s (ma anche wav files, per coloro cui servono), assenza di drm (ovvio oramai, direte) e un sito molto ricco e curato (check out production tools and clothing sections, se ne avete voglia).

le passeggiate al campo di Matte

MATTE: ieri ho fatto la cosa piu' bella del mondo
ICEPICK: cioe'?
MATTE: alle cinque e mezza esco di casa con ipod
compro e mangio focaccia mentre mi dirigo a ovest verso il tramonto
ICEPICK: non continuare, ti prego
MATTE: spoon's girls can tell nelle orecchie
ICEPICK: muoio
no, vai avanti
MATTE: percorro la decima, che tra bway e sesta ha le case piu' meravigliose di ny
arrivo ai piers sull'hudson
ICEPICK: svengo
MATTE: c'e' un sole caldo
finito un disco, metto su un altro disco
spoon's a series of sneaks (quello che li fece cacciare dalla elektra -- then you wonder why fucking record industry is dying)
inizia il tramonto
meraviglioso
poi il colpo di genio
vedo che da nord dell'hudson arriva un water taxi
salto su al volo
ICEPICK: no.....
MATTE: settembre
tramonto
ICEPICK: no....
MATTE: giornata calda
cielo super blu
ICEPICK: basta
MATTE: sul tetto del water taxi
da chelsea a battery park city
ICEPICK: ti ammazzo
quella e' la mia tratta!
MATTE: a quel punto che disco mette?
ICEPICK: matte mette?
MATTE: Plans
ICEPICK: cristo
MATTE: opening track: marching bands of manhattan
ICEPICK: hai pianto?
MATTE: stavo per scoppiare a piangere
davvero
ICEPICK: io ho pianto quella volta
MATTE: avevo il cuore gonfio
ero felice come mai non lo sono stato
ICEPICK: lo so. ti voglio bene per questo racconto.
MATTE: ho ascoltato tutto il disco che sappiamo essere meraviglioso
mi avvicinavo alla statua della liberta'
ICEPICK: hai spiegato cosa puo' fare una città
MATTE: e vedevo new york da dove non l'avevo mai vista ma da dove tutti una volta la vedevano per la prima volta
e mi e' venuto in mente il piccolo vito andolini
che la vide da li'
prima di passare a ellis island e divenire vito corleone
e poi siamo andati a redhook a brooklyn
dietro a bkl heights
zona industriale
ICEPICK: ma nn eri solo?
MATTE: e poi siamo tornati, costeggiando governors island a sinistra e...
... "noi" siamo il water taxi
ICEPICK: ok
MATTE: tempo di arrivare a southstreet seaport
il cielo aveva settecento colori diversi
e poi dumbo
passati sotto i due ponti
e poi il terzo ponte
notte
tutta midtown illuminata
empire bianchissimo
ICEPICK: aspetta un secondo
MATTE: li' per li' mi sono maledetto per l'assenza della cam
invece sticazzi -- me la sono goduta di piu' cosi'

ICEPICK: sai una cosa?
la cosa più bella
è sentire uno che
in un posto come il tuo
che a non conoscerlo si porta dietro dei luoghi comuni
di rampantismo etc
rolex a compagnia
che mi dice che era felice come non mai
e stava per piangere per una passeggiata
mi sono immedesimato, come puoi immaginarti
tu forse sei l'unico che ha capito cosa intendevo
quando ho parlato di illuminazione
l'ultima volta che sono stato li'
MATTE: si'
infatti pensavo proprio a quello che mi avevi detto
ICEPICK: era fortissimo e mi stava urlando: "QUESTA E' LA TUA CITTA', AMICO!"
MATTE: gia'
e io provavo giuro affetto verso la citta'
te l'ho detto varie volte
ICEPICK: be', champ, ti abbraccio dopo questo bello scambio
ciao
MATTE: a presto


l’anno scorso mi trovavo a new york ospite del mio amico matte

quando, tanti anni prima, avevo per la prima volta messo i piedi a manhattan scendendo dal taxi proveniente direttamente dall’aeroporto di newark ci ero rimasto secco (che buffo, da giovane e squattrinato avevo preso il taxi, oggi non riesco a prendere in considerazione altro che il comodissimo treno). l’auto aveva imboccato l’holland tunnel e quando era improvvisamente sbucata dall’estremità che dà sull’isola ci eravamo trovati catapultati nel caos più esaltante che sino allora mi fosse capitato di vedere (in seguito però ho visto kathmandu...)
lasciato sul marciapiede nelle vicinanze dell’appartamento preso in affitto, avevo le vertigini; ma invece di provare ansia, mi cresceva dentro un’incontenibile eccitazione che mi lasciava stranamente a mio agio, come se fossi da sempre stato parte di quel quadro in movimento che è broadway intorno alla 57esima. mi sembrava di essere nel set di saranno famosi, in una scena di esterni. quasi a conferma di quella folle impressione, dopo due minuti mi passa accanto, in infradito, jakob dylan; barboni e celebs che calcano lo stesso palcoscenico: welcome to new york, baby.
quella sensazione non mi ha mai abbandonato: negli anni, io e un mio amico che condivide la mia stessa passione per gotham, ne abbiamo parlato letteralmente per ore e ore, senza mai stancarci o ripeterci, interrogandoci sul perché sortisse quell’effetto così potente su di noi, senza mai peraltro giungere - scartate le ipotesi più banali - ad un’univoca ed esaustiva spiegazione; forse new york è davvero unspeakable, come sosteneva melville (o forse era un altro grande scrittore); d’altronde basta aprire un libro dedicato, magari fotografico, per rendersi conto che di quella città si parla in termini grandiosi, che spesso mettono in gioco persino la metafisica.
new york is a state of mind.

be’, l’anno scorso, dicevo, mi trovavo ospite di matte
all’east village mi sono sentito subito a casa (e che ci vuole?); i negozianti, i passanti, mi salutavano, ed avere le chiavi dell’appartamento in tasca mi faceva vivere l’illusione di appartenere a quel posto molto di più di quanto avrebbero dovuto giustificare tre giorni di vacanza, la classica toccata e fuga con shopping violento
la gente là si cerca; sarà forse anche più sola, come diciamo noi in questi casi tipici da volpe e l’uva, ma forse proprio per questo si cerca, con gli occhi e con gli approcci diretti; essere abbordati in pubblico, diverse volte, in modo tanto sorprendente quanto semplice e spontaneo, è un’esperienza piuttosto affascinante per uno come me che non è un adone in patria né altrove.
la domenica prima della partenza, in uno stato di malinconia mista a hangover, mi sono incamminato senza una precisa meta, e mi sono ritrovato a dirigermi verso i chelsea piers, come guidato da una calamita che mi attraeva verso ovest
non dimenticherò mai la pace, il benessere, la felicità che mi accompagnarono in quel fantastico tragitto (ho addirittura chiamato in italia al cellulare, spendendo un botto, quel mio amico appassionato per descrivergli il momento, per il resto passato in silenzio e solitudine), culminato verso sud con lo spettacolo di un commovente tramonto sul new jersey e con il passaggio quasi meraviglioso, sull’hudson, nel crepuscolo che si fa notte in battery park city, di una gigantesca nave da crociera con le luminarie che mi ha ricordato amarcord; d’accordo, no, forse love boat, ma tant’è.
buio a ground zero, tanto per terminare coi brividi, e poi mi sono infilato in metrò, esausto dopo ore di passeggiata (devo aver percorso in semi trance non so quanti chilometri).
a quel punto tutto tornava, il mio innamoramento a distanza, costellato da intense ma brevi incursioni, non era l’ennesima infatuazione...mi aveva fatto stare bene solo con la sua presenza, solo perché era là......quella era la MIA CITTA’!

oggi scrivo da milano, e le prospettive di attraversare con le valigie l’oceano, che nel frattempo mi sono creato muovendo alcune pedine, sono per il momento svanite

ma so che, prima o poi, in un modo o nell’altro, scriverò un post su quanto ami e mi manchi milano:
smanettando sulla tastiera da una stanza all’east village.
ma mi accontenterei di brooklyn, credo.


Griffin Stellari

il primo episodio della VI^ stagione di Family Guy è un capolavoro
quagmire che ha fatto sesso con una stampante anni ’90 molto geeky
il pedofilo herbert che dichiara il suo amore per chris sulle note e sui passi di the time of my life di dirty dancing
la voce di sean connery quando appare il sommergibile di caccia a ottobre rosso
e molto altro
il tutto come parodia di guerre stellari
ecco un piccolo assaggino tanto per stuzzicare l’appetito



video

lunedì 24 settembre 2007

gli Spoon con Black Like Me da Leno

disco dell'anno, titolo che fa ca ca ca ca caGare (thx mate matte)

titled: hate corner

questa rubrica dell'odio viene pubblicata con frequenza allacazzo, cioè quando mi gira
essa trae ispirazione dall’arcinota scena de La 25a Ora in cui Ed Norton sfancula l'universo mondo, lui compreso, con uno strepitoso e indimenticabile monologo davanti allo specchio; non la linko perché, se non la conoscete, potete cominciare ad andare a cagare voi per primi

oggi per quanto mi riguarda possono quindi serenamente andare a cagare:

>blogger, che ti pubblica un post in bozza se schiacci il tasto invio mentre sei nella striscia Titolo

>i feed, che non funzionano tranne quando si tratta di pubblicare bozze non approvate e che anzi si stavano per cancellare

>quelli che ricevono una email collettiva in blank copy in cui chiedete, per esempio, se “conoscete qualcuno che affitta..." e ti rispondono "no, mi spiace". falsi gentili del cazzo. mica mi sento più solo di quanto già sono se non ho risposte. se su 50 destinatari 35 fanno come voi mi rovinano la giornata, che era già partita di merda

>gli accattoni che sono più eleganti/più robusti di me. cos’è, una presa per il culo? assumetemi/andate a lavorare (tra l’altro non vi si riconosce subito, e con quel barbour penso sempre che siate un mio vecchio compagno di scuola che odiavo: ecco perché parto in quarta passandovi sul piede)

>le ex rancorose di grandi uomini, come Mia Farrow (col volto di... Patsy Kensit in un film che mi capitò di vedere) o la moglie di Philip Roth; avete voluto la bicicletta? tra parentesi non ce ne può fottere di meno se un grande regista o scrittore umanamente è una merda; mentre voi finite davvero in bruttezza passando pure per delle idiote che hanno sopportato l’insopportabile

>gli italiani (son solo LORO) che hanno un negozio con l’insegna “sexy shop”: prima di appendere una fottutissima cosa luminosa con su scritto in bella evidenza una cazzata, vi costa molto prendere in mano un dizionario? o le mani le avete entrambe impegnate a farvi delle pugnette? ah, no, scusate, ci state dicendo che il vostro negozio è talmente bello che ce lo fa rizzare....come ho fatto a non capirlo?

>american apparel: non stavo così male a guardare per ore tutte le thumbnails con le vostre piggy testimonial della porta accanto da quando mi portavo postal market in bagno, sezione lingerie, tre volte al giorno

>wikipedia che quando sbagli una virgola ti dà zero risultati e zero aiuto. “forse cercavi...vaffanculo?”

>gli automobilisti che col semaforo giallo rallentano invece di accelerare/che col semaforo verde e la coda davanti si mettono in mezzo all’incrocio;queste sono anche metafore dell’italianità in cui c’è tutto: fare i furbi fregandosene degli altri per poi scoprire di esser stati dei coglioni

>microsoft word che vorrebbe correggere coglioni in “ciglioni”: i ciglioni di tua madre

ma no, in culo a te, icepick; avevi tutto e l’hai buttato via, brutto testa di cazzo

venerdì 21 settembre 2007

Yacht TV: My Awesome Mixtape live @ Milano Film Festival

Ieri sera una squadra composta da bdd (la mente), dhinus (l'altra mente) e il sottoscritto (il braccio) si è data appuntamento davanti al Teatro Strehler di Milano, munita di macbook, rete wifi, videocamera, cavo fire wire e treppiede, per mettere in piedi in due minuti un esperimento-blitz in prima mondiale che è stato salutato con entusiasmo da autorevoli commentatori che ne hanno sottolineato subito la rivoluzionarietà.
Oggi, dato che effettivamente le immagini in ricezione non sono esattamente ad alta risoluzione, rimediamo con il video integrale del concerto. Pardon, quasi integrale: una piccola esitazione dettata da una timidezza poi tramutatasi col passare dei minuti in foga registica à la Brian De Palma, ha comportato un buco iniziale di circa 15/20 secondi.
Enjoy.

mercoledì 19 settembre 2007

radical shit


Non riesco proprio a prendere una posizione ferma nei confronti della vecchia ma sempre attuale polemica attorno ai radical chic, gauche caviar, o lobster liberal (sic). Da una parte ci vedo del vero: l'ipocrisia c'è eccome in certi personaggi di sinistra, pubblici o di tutti i giorni, che predicano bene e razzolano male. O come dicono oltreoceano "Do As I Say (Not As I Do)". Eppure, d'altra parte, mi è sempre sembrato illogico e forzato voler privare tout court chi è benestante della legittimazione a sostenere cause sociali. Ho sentito anche troppo spesso la frase: "Vota rifondazione, e ha la casa a Stintino". Fare le pulci alle contraddizioni dell'uomo è un gioco sin troppo semplice, soprattutto se si rimane nell'ambito delle idee espresse a parole: in fondo quanti sono che davvero impegnano la loro vita, al di là del momento eiaculatorio del voto e dunque della delega ad altri, a trasformare le parole in fatti? Si sa, per essere conservatori basta opporsi al cambiamento; è il progressista che deve fare una fatica boia per interrogarsi su cosa sia giusto e cosa sbagliato, cosa equo e cosa discriminatorio, cadendo in frequenti ed inevitabili contraddizioni. Per questo, pur stimolandomi intellettualmente, gente come Ferrara o Christian Rocca non mi piaceranno mai sino in fondo: con il loro cinismo sornione di fondo, non fanno altro che sostenere dei delinquenti immatricolati sulla base del fatto che almeno loro dicono di esserlo, sono meno falsi, insomma, sono dei simpatici mascalzoni.

Allora, se un giorno vi dovessero definire "radical chic", siatelo almeno sino in fondo sfoggiando la vostra conoscenza sull'origine di tale espressione.
All'uopo, scaricate in pdf [3,45MB] l'articolo del nymag che ha l'ha introdotta nel nostro linguaggio comune; l'ha scritto Tom Wolfe, mica il primo pirla.

Ma se quelli ribattono che lo sapevano già, allora potete essere ancora più radical, e precisare che comunque:
In 1970, before Tom Wolfe used the phrase, Seymour Krim accused The New Yorker of ''stretching its now rubber conscience to include tokens of radical chic'' by publishing Baldwin's essay after years of ignoring racial issues. (*nytimes account required)



ps
Lenny scusami, non ce l'ho con te, io a te ti adoro, lo sai.


martedì 18 settembre 2007

Gimme Shelter

Gimme Shelter e' una delle mie dieci canzoni preferite di sempre. Non so quante volte ho pronunciato questa frase. Se pero' mi si chiede quali siano le altre nove, o per lo meno alcune di esse, faccio sempre scena muta, cosa che mi turba parecchio. Da un lato perche' le scene mute mi infastidiscono, dall'altro perche' mi viene il dubbio che il silenzio abbia un qualche significato. Che forse Gimme Shelter, in questa top ten, occupi una delle posizioni piu' alte. E come tutti gli invasati di musica sanno, ammettere che un pezzo e' il tuo preferito (o uno dei preferiti) e' scelta tanto difficile quanto una proposta di matrimonio: piu' si puo' rimandare la decisione, meglio e'. Di certo non prendo impegni cosi' importanti in questa sede.

Gimme Shelter e' la prima traccia di Let It Bleed, secondo disco del poker d'assi degli Stones a cavallo tra fine sessanta (Beggars Banguet e Let It Bleed, appunto) e primi settanta (Sticky Fingers ed Exile On Main Street) e da molti ritenuto il loro miglior album. Come ha detto bene Greil Marcus, Gimme Shelter e' una canzone sulla paura e segna meglio di ogni altra la fine degli anni sessanta, in particolar modo la fine della spensieratezza, dei sogni e delle utopie che ne caratterizzarono la seconda meta'. Jagger canta un mondo completamente diverso da quello contemplato dai suoi colleghi qualche anno prima a Monterey e Woodstock: guerra, terrore, omicidio, tempesta, inondazioni ... la fine, insomma. La canzone coglie (e anticipa) i tempi che cambiano: la guerra in Vietnam, l'imminente scomparsa di Brian Jones e l'imminente concerto maledetto di Altamont: quattro morti, di cui un omicidio ad opera degli Hell's Angels, che sulla carta dovevano garantirne la sicurezza -- il tutto documentato nel film sul tour americano del 1969, che appunto si chiama "Gimme Shelter" (qui una preview) e pare avesse George Lucas nella crew. Scorsese ha utilizzato il pezzo addirittura in tre films, tutti violenti e che parlano di parabole discendenti: Goodfellas, Casino, The Departed. Quasi fosse un segno del destino, Richards, che scrisse Gimme Shelter mentre Anita Pallenberg lo tradiva con Jagger sul set di "Performance", distrusse la chitarra proprio mentre ne registrava le ultime note.

La canzone ha un incastro di parole e musica perfetto e un arrangiamento da manuale. Rendere un unico parole e musica e' da sempre una delle migliori doti degli Stones. Tra le tante, penso a come le chitarre e la sessione ritmica accompagnino alla perfezione la marcia da guerriglia urbana di Street Fighting Man, nonche' all'andamento appiccicoso e suadente di Sympathy For The Devil. Gimme Shelter suona come l'apocalisse, avrebbe detto anni piu' tardi Jagger. In effetti ti spaventa e ti fa muovere, scappare. L'arrangiamento e' in perfetta tradizione stonesiana. Melodicamente, la canzone e' abbastanza semplice (il giro di accordi del riff e del ritornello e' utilizzato da un'infinita' di altri pezzi), ma per magia gli Stones la rendono un monumento con un arrangiamento essenziale ma (o meglio, proprio perche') curatissimo.

L'attacco segue una struttura in crescendo tipica degli Stones: riff di chitarra dal suono particolare, grazie a un utilizzo del riverbero che da ne da' un effetto quasi percussivo, che ricorda vagamente il pull di un basso. Dopo il primo giro, la chitarra solista si inserisce con un fraseggio che dialoga alla perfezione con la ritmica. Allo stesso tempo, una percussione latinoamericana (un guiro) e un coro (sembra una voce femminile ma potrebbe essere anche il falsetto di Richards) di sottofondo accompagnano il riff fino al poderoso innesto di Charlie Watts e Bill Wyman, un duo che in modo subalterno e da antistar ha influenzato le sezioni ritmiche di migliaia di rock and roll bands. Qui il basso di Wyman ti rimbomba nel petto e Watts pesta come un dannato, quasi fosse Keith Moon. L'attacco di Jagger e' a sorpresa: avviene un giro prima di quanto ti aspetteresti (il rock and roll e' una forma d'arte piu' ordinata di quanto si possa pensare e ragiona quasi sempre in termini pari e non dispari). E questo fa capire che proprio non c'e' tempo da perdere ("a storm is threatening my very life today"). Infatti, dopo una strofa molto breve (quattro battute serrate) si viene catapultati nel ritornello, in cui Jagger viene affiancato dalla cantante gospel Merry Clayton per tuonare: "war, children, it's just a shot away, it's just a shot away".

Il coro della Clayton (pare svegliata nel cuore della notte e presentatasi in studio in bigodini) e' memorabile e rende la canzone ancora piu' drammatica. Come ha scritto Marcus, la Clayton e' donna agli antipodi con gli stereotipi cantati dagli Stones negli anni precedenti (dalle socialites londinesi a qualsiasi altra flirty/dirty girl del periodo): qui abbiamo una donna tostissima che, a costo di farsi scoppiare i polmoni ci grida in faccia l'orrore che ci circonda. (A 3:01, dopo che la sua voce nell'urlare "murder" raggiunge non senza fatica una nota veramente altissima, si puo' sentire in sottofondo una voce maschile - Jagger? - che urla in risposta; piccolo gioiello live. La leggenda narra che a seguito della fatica acculmulata mentre registrava il pezzo, la Clayton perse purtroppo il bambino che aveva in grembo.) Chiaramente, da solo Jagger non sarebbe bastato per descrivere la paura e il nuovo mondo che di li' a poco ci saremmo trovati dinnanzi.

Il finale moderatamente ottimista suggerito da Jagger ("I tell you love, sister, it's just a kiss away") appare un tentativo di autoconvincimento lodevole, ma velleitario, visto che la voce di Jagger suona assai meno perentoria che a inizio pezzo. Ma amore ed autoconvincimento sono spesse volte tutto quello cui aggrapparsi per salvarci e Jagger fa bene a ricordarcelo. Gimme Shelter e' una delle mie dieci canzoni preferite di sempre.

lunedì 17 settembre 2007

Importante comunicazione di servizio

Chiunque e' da queste parti a NYC e' fortemente consigliato di partecipare all'evento qui sotto, che tratta di temi che a noi stanno personalmente a cuore.
Ronaldo, uno dei fondatori di Creative Commons (aveva 25 anni quando il tutto parti' e coordino' il progetto per il Brasile), oltre a essere uno dei miei migliori amici e una persona di una simpatia coinvolgente, e' anche un genio. Ne' piu', ne' meno. Ed e' riuscito addirittura a sconfessare Morrissey. E a farmi conoscere i Guided By Voices. Ci si vede giovedi' a NYU, back to the lake.
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Sept 20, 4:30-6:30PM, 245 Sullivan (Room 210) [NYU School of Law]
"From Legal Commons to Social Commons: Brazil and the Cultural Industry in the 21st Century"
Speaker: Ronaldo Lemos
Professor of Law and Coordinator of the Center for Technology and Society
Getúlio Vargas Foundation, Rio de Janeiro, Brazil
Responses:
"Social Versus legal commons: contrasts between Colombia and Brazil"
Ana Maria Ochoa Gautier, Associate Professor, Music Department, NYU. Professor Gautier works on issues of music, circulation of sound and cultural policy. She is currently conducting research on alternative modes of music production in Colombia.
"Majority Rules? The Multinational Recording Industry versus Developing Musical Economies"
Sam Howard-Spink, Ph.D. Candidate, Department of Media, Culture, and Communication, NYU. Howard-Spink, North America Editor of Music & Copyright magazine conducts research in the political economy of global IP regimes, musical industries and practices, globalization and cultural hybridization. Brazil is a central aspect of his dissertation research.
Cosponsored by the Information Law Institute, Humanities Council, Department of Media Culture and Communication, and Music Department, NYU.

The Night Star(t)s Here

Milano
Settembre

19, mercoledì
> Ex-Otago, Milano Film Festival, Sagrato Teatro Strehler

20, giovedì
> My Awesome Mixtape, MFF, Sagrato*

21, venerdì
> A Classic Education, MFF, Sagrato**
> A Toys Orchestra, MFF, Parco Sempione, Piazza del Cannone
> Nuccini!, MFF, Cannone
> Canadians, MFF, Cannone

22, sabato
> You/Me, Rocket
> Hot Gossip, MFF, Cannone
> Art Brut, MFF, Cannone

23, domenica
> David Sylvian, Conservatorio
> Caribou, Rocket
> Casino Royale, MFF, Cannone
> Le città viste dal basso, MFF, Cannone

24, lunedì
> Architecture in Helsinki, Transilvania Live

25, martedì
> Joanna Newsom, La Casa 139
> Stars, Rainbow Club***

* a questo punto, imprescindibili; o dovrei dire imprescindibile?
** ma stasera non dovevano aprire per i White Stripes?
*** c'è chi inspiegabilmente è indeciso con la concomitante Newsom

sabato 15 settembre 2007

Chiacchere da discaio

Ogni tanto mi sorprendo a difendere cose e/o persone di cui non me ne frega niente e, guarda caso, perdo sempre (mica e' facile difendere cose e/o persone, sai: non e' mica come coi dadi blu del risiko).
Sono come ogni sabato pomeriggio dal discaio di Avenue A tra 5th e 4th East Street. In procinto di pagare il conto, guardo svogliatamente lo scaffale delle riviste (le solite magnet, wire, paste, fader, filter, etc.) e due tette sotto una canotta bianca - non troppo inspiegabilmente - mi convincono di prendere e sfogliare PLANET°, la rivista che ha messo in copertina quelle tette sotto canotta bianca. Dopo una frazione di secondo mi accorgo che le tette sotto canotta bianca appartengono ad Asia Argento. Inizio a sfogliare la rivista, che mi pare bella e dal layout artsy ed accativante (figo l'articolo in bianco su sfondo nero coi margini fatti a forma d'Africa). Ma poche palle: ho una soglia d'attenzione pari a zero (tutta colpa del volere fare il mid-life nu-raver la sera prima) per cui vado subito all'articolo sulla concittadina che tanto piace agli hipsters (mai cosi' tanto come il suo papa', pero'). Non appena trovo la pagina giusta, il simpatico commesso del discaio (un quarantenne muscoloso gay borchiato che mi vuol sempre far comprare artisti che non ho, per mia profonda ignoranza, mai sentito nominare prima e ha quasi sempre ragione), mentre si accinge a mettere nel sacchetto una mezza dozzina di cd (tra cui il primo lp+ep degli spoon e, perdonatemi il momento snob, una compilation della Soul Jazz Records sul periodo post-Tropicalia), mi fa:
"She is talentless"
"?", faccio io.
"SHE - indicando l'Asia - is talentless. I am sorry but she is talentless".
"Ehm", mi sforzo a trovare un mezzo argomento ma quello incalza.
"Don't you think?"
"Well, I guess", la metto sul fatalista.
"She is horrible at acting, let alone directing. Don't you think?"
"Fair enough", gli concedo, dopo avere fatto ricorso a tutto l'arsenale dialettico che il mio cervello spento e svogliato mi offriva.
Ma poi, con un guizzo degno del miglior Mollica, per un attimo spero che dicendo "She has good musical taste, though" magari riesco a fare un po' di giustizia all'arte dell'Asia (su cui, lo debbo ammettere, non ho un'opinione, anche sei lei mi e' sempre stata simpatica).
E invece il commesso tuona:
"SO-DO-I". Pausa. "And so do YOU. And neither of us pretends to be an actor, let alone a director!".
"You have a point", concordo infine, non sapendo se essere felice per il complimento o risentito per la mancanza di fiducia in una mia eventuale nuova carriera da attore o da regista.
---
Qualche minuto dopo, leggendo un libro molto interessante che parla, tra l'altro, del "winner-take-all", ossia del fenomeno specioso che fotte il 99.9% di quelli che vogliono fare gli artisti, mi chiedo che cosa sarei diventato, avessi avuto l'opportunita' di essere figlio di Dario Argento. Domanda che, con complemento di specificazione variabile, mi faccio spesso. Magari avrei un'altra carriera, in un'altra citta'. E penso che, pur senza Dario Argento, gli eventi stanno comunque portandomi in quella direzione: quasi di sicuro verso un'altra citta' (e, quindi), probabilmente anche verso una nuova carriera. Tanto io resto sempre ottimista, come del resto mi hanno sempre insegnato queste note:

giovedì 13 settembre 2007

Andata a Cold Mountain

Caro Icepick,
spero tu stia bene. A proposito di quando qui dicesti: "vorrei andare a vivere a NY (pochi mesi fa ero a un passo): ma poi dovrei cambiare l'URL del blog e così ci rinuncio", mi tocca segnalarti che, causa imminente e (mi vien detto) temporaneo spostamento, l'URL del blog andra', ahime', cambiato per un qualche mese in questo modo.
Spero che nonostante tutto si sara' in grado di replicare il successo (se non proprio di pubblico) di critica sinora ottenuto. Intanto, cantiamo insieme.
Tuo,
mat(t)e

martedì 11 settembre 2007

Bentornato, Black Francis.

Per una volta, una questione nominalistica fa la differenza. Senti un po'.
(thx to Michael Goldberg)

Oggi pioggia

Addio Joe...
...e grazie



Weather Report - Birdland [m4a]

Ora vi swatto al brucio skizzo la storia ipertesa che mi è capitata e che vi ingripperà un casino


Avevo anche pensato di metterlo su e-bay. Alla fine però ho deciso di condividerlo col mondo intero. Ecco alcuni stralci del Super Paninaro n. 11/1988. Sono scannerizzati alla kazzo, sorry, ma con quell'attrezzo sono un gino di legno.

> la copertina, con l'hamburger al posto della "o" di Paninaro [jpg, 512k]

> il Primo manifesto paninaro [pdf, 101k], il de bello gallico, col suo incipit super-mega galloso: “Basta! Ci hanno massacrato i boxes. Non se ne può più! Ci hanno troppo cipponato i padreterni della sociologia da portineria. É ora di gridarlo forte. IL PANINARO NON É SCEMO!”; pare che l'ispiratrice del suddetto manifesto fosse una certa sfitinzia di Bologna a nome Nicoletta Giusti. Sarà mica la Nicoletta Giusti che ora insegna Sistemi e comunicazione della moda alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna? Dalla foto look vagamente anni '80, potrebbe anche essere: troppo...Giusti!

> I più tosti del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Milano [pdf, 211k], che si candidano alla lista più galla della scuola; io sono dalla loro parte, in fondo vogliono solo studiare divertendosi, magari con un pizzico di edonismo che non guasta mai e chiamare a raccolta i paninari regular ma anche i loro sostenitori, ossia chi semplicemente pensa che i teen non debbano farsi stravolgere da problemi più grandi di loro; ma due semplici proposte come una mega festa da sballo a fine anno e una sfilata di bellezza per panozze e galli gli attira - poveri - le ire dei ciaina che "ci hanno dato dei razzisti; le femministe dei maschilisti e degli antifemministi; le virago più inviperite sono anche arrivate al punto di appendere cartelli di denuncia... Ma denuncia di che cosa, della nostra voglia di divertirsi?". Come dargli torto?

> Infine la Panino- e la Preppy- Posta [pdf, 815k], dove tra le tante val la pena di ricordare almeno La preghiera del paninaro parmense:

Ave o Tiberland,
piena di caldo,
il Moncler è con te.
Tu sei benedetta tra le scarpe
e benedetto è il frutto del tuo
timbro, quercia.
Santa Tiberland,
madre dei Camperos,
prega per noi paninari,
adesso e nell'ora della nostra scomparsa.
Amen.

e robe tipo " 'iao a tutti, sono un manico di Busto Arsizio (VA). Nella mia città di panozzi c'è ne sono molti, forse anche troppi, ma quelli giusti come me sono veramente pochi. Infatti le fiocchette di B.A. io me le sono passate tutte. Così ho deciso di allargare il mio mega elenco di squinzie nella zona di Varese e dintorni"; la risposta del giornale: "Sempre lieti di accogliere tra le noste file dei super mazzulatori come te!"; un altro che però afferma: "La differenza che passa tra un sanbabilino original e un povero gino di Busto è che il sanbabilino è un vero gallo di Dio"; l'ex-dark che si converte al pan-look perché "stufo della vita che facevo con quei cinghios"; il geniale "panozzo della city plus galla of Durango (Italia = Durango = Boot = stivale)".

Ma ora vi lascio, mi è venuta fame e vado a smerigliarmi il gargarozzo. Buona lettura arrapation very original.
[qualcuno si ricorda la marca Johnny Lambs=Giovanni Agnelli?]

lunedì 10 settembre 2007

scusa, posso suonare le tue cosce?


chissà se a battere in certi punti non vengano dei suoni del c***o

via

You hand in your ticket and you go watch the geek


Del film su Dylan non ho intenzione di scrivere; lo hanno fatto e lo faranno altri molto, molto meglio di quanto io sia in grado. Magari mi spiegheranno anche perché "there" è divenuto "qui" nel titolo italiano. Dev'essere una spiegazione banale, è che son troppo stanco ora per andarmela a cercare. Di tutto il film (che mi è piaciuto molto) oggi continua a passarmi per la mente la (per me divertente) scena onirica in cui componenti delle Black Panthers, mentre si sottopongono a una seduta di massaggi, si interrogano sul significato del testo di Ballad of a Thin Man (nella versione del film interpretata da Stephen Malkmus and the Million Dollar Bashers), come del resto nel tempo hanno fatto in molti, me compreso. E poi mi torna in mente anche Richard Gere, non perché sia particolarmente bravo nel film, ma perché ogni volta che ne vedevo il volto sullo schermo mi veniva in mente Moni Ovadia. Scherzi del cinema e della stanchezza.


Death of a Party


http://gothamist.com/attachments/arts_jen/2006_09_arts_misshapes.jpg
Alle 4am di questa domenica mattina, si e' chiusa l'ultima nottata di Misshapes, probabilmente il party piu' importante che New York City ha conosciuto in questo decennio, sicuramente quello che piu' ha fatto parlare di se' (se ne accenno' qui). Per chi volesse farsi un'idea di cos'e' stato, come e' nato, chi sono e che faranno i suoi tre djs e promotori, rimando a questo articolo del New York Magazine. Io non sono mai stato un assiduo frequentatore, premetto. Ma come tutte le celebrities che muoiono, e' doveroso buttare giu' qualche pensiero, che senno' che ci stanno a fare i bloggers.
Misshapes nacque dopo una festa di capodanno di tre roommates: Leigh (minorenne quando l'avventura parti'; oggi, a 23 anni, e' considerata una delle giovani piu' potenti di Manhattan, con svariati stilisti a contendersela), Geo (il "trent-reznoresque" disfunctional kid di Toronto, appassionato di "fucked-up" streetwear, mente e businessman della ciurma) e Greg (il bravo ragazzo del gruppo, col padre dentista che cura tutti e tre). A quella festa di capodanno si presentarono circa trecento persone che, la leggenda racconta, ebbero "the best time ever". Cosi' i tre decidettero di fare le cose sul serio, fuori casa. Il botto avvenne piu' o meno subito. Dopo poche settimane il party inizio' a fare parlare di se', merito di guest appearances di gente tipo Boy George e i The Rapture. Nei mesi successivi i tre misshapers vengono affiancati in consolle da Jarvis Cocker (sua una delle prefazioni al libro che celebra il party), The Killers, Carlos D, Axl Rose, nonche', nell'anno d'oro 2005, Madonna.
Che e' stato Misshapes? Nella citta' in cui tutti da un paio di decenni si lamentano della fine dei fasti che la resero celebre a cavallo tra fine sessanta e meta' ottanta (tra i vari motivi, a scelta: la scomparsa di Warhol, la comparsa di Giuliani, l'AIDS, la svendita buonista di Sex and the City, la gentrification, il voler imitare L.A.), Misshapes ha fatto tornare in mente l'epoca d'oro dello Studio 54. Certo, cambiano molte cose: il tipo di folla (formata essenzialmente da street kids e ben diversa dall'international jet set dello Studio), la scala, assai minore e cosi' piu' cozy (Misshapes e' stato ospitato da venues molto piccole: l'oggi defunto Luke & Leroy e il Don Hill's), la musica (non piu', ovviamente, la neonata disco, bensi' indie, post-punk, new-wave, britpop, electro, sixties). Ma le somiglianze sono molte: gay e straight sotto lo stesso capannone (perche' isolarsi e' da frat house e militanze varie che sono distanti anni luce da New York), artisti e fan, potenti e perdenti, bellezza, bravura, fama e lussuria, oltre agli immancabili alcol e droga. Il tutto partendo da un'offerta musicale che gia' da un decennio buono si trovava in citta' (Motherfucker, Tiswas, The Box, etc.) e non solo: queste cose si sentono un po' dappertutto e tutti influenzano tutti (nel novembre 2004 portai Geo di Misshapes al Rocket di Milano e il nostro impazzi' per l'accostamento di Samantha Fox ai Joy Division - poi ti chiedi perche' ho abbandonato Milano ...).
Chissa' quale diventera' il prossimo rock and roll party di downtown. Di sicuro qualche cosa prima o poi saltera' fuori, speriamo vagamente originale (non bisogna illudersi pero': e' pieno di proposte, ma tutte piu' o meno identiche). Difficile comunque immaginare che il nuovo party riesca far parlare di se' come Misshapes, che ha goduto di una copertura mediatica enorme. Il che in fondo e' un bene, 'che lontano da scenesters e riflettori mainstream questa citta' ha sempre dato creativamente il proprio meglio. Forse.

sabato 8 settembre 2007

heavy metal in baghdad

video
(via viceland)

venerdì 7 settembre 2007

jack bauer goes to law school

(Bauer si rilassa con i suoi nuovi amici dopo una dura giornata di lezioni)
* * *
A Georgetown Law offrono il seguente corso (via WSJ Law Blog).

The Law of "24"
Professor W. Sharp
LL.M Course 853 (cross-listed) 2 credit hours


The award winning Fox Television drama series 24 explores America’s fictional response to international terrorism through the eyes of Jack Bauer, a U.S. counter-terrorism agent. Oftentimes without remorse or regard for the law, Agent Bauer is willing to do what has to be done when faced with the threat of kidnappings, assassinations, nuclear detonations, and bioterrorism on U.S. soil – despite traitors in his family, his unit, and the White House; partisan politics; sleeper cells; and hidden agendas. This course provides a detailed understanding of a very wide-range of U.S. domestic and international legal issues concerning counterterrorism in the context of the utilitarian and sometimes desperate responses to terrorism raised by the plot of 24. Course requirements include active classroom discussion and a paper of approximately 25 pages.
--
Dirai: ma e' per sta roba che i futuri avvocati ammerigani pagano 35 mila dollari l'anno in tuition? Eh, ci sono in gioco scelte importanti, sai; che poi devono decidere se pensarla cosi' o cosi'. Ad ogni modo il corso pare molto piu' interessante di quella vaccata della sesta stagione (e fortuna che ogni martedi' ci salvava il 24 absurd-o-meter del New York Magazine).

giovedì 6 settembre 2007

Dos & Don'ts (Sept. 2007)

Dos
  • aprire un blog tardissimo, anni luce dopo avere iniziato a leggere i primi ed esserti per cinque anni chiesto "pero', ma dove cazzo lo trovano tutto sto tempo questi bloggers?";
  • allontanarsi bruscamente da conversazione con l'ennesima persona che ti dice "ah, you are from Milan! I have only spent half a day there and then went to Rome, Florence and the Cinqui Terri. But I love Italy so much";
  • bere su skype in videoconferenza con gli amici, soprattutto se in pieno hangover da serata precedente;
  • chiudere un blog dopo neanche due mesi che lo hai aperto.

Don'ts

  • ordinare nero d'avola -- no, dico, ma e' possibile che adesso ci sia solo il nero d'avola?;
  • dire "mail" quando ci si riferisce all'"e-mail" -- al di la' del diverso significato che puo' fuorviare chi ti ascolta (anche se uno che sta ad ascoltare chi dice "mail" non merita alcuna pieta'), scommetto che quando lo dici ti senti anche un po' figo che parli tipo in slang, quasi fossi il cantante dei Subsonica; poi pero' quando qualcuno ti tocca la tua di lingua, ecco che subito mi diventi un filologo di serie c, che compiaciuto della propria' superiorita' culturale corregge quegli ignoranti che dicono "macaroni" o pronunciano "bruscetta";
  • parlare di cibo quando si sta mangiando -- porca miseria, almeno ti rendi conto che come perversione e' peggio che guardare un film porno dopo aver fatto sesso?;
  • portare i figli all'aperitivo -- no, non fa spiritosi e moderni, e' una rottura di palle per tutti gli altri avventori ed espone troppo prematuramente i pargoli ad esempi di umanita' piu' o meno pietosa. Eppoi, scusa, nessuno te lo aveva detto che una volta che hai fatto un figlio, B.A.S.T.A., la tua vita sociale fara' cagare fino a che non divorzierai e inizierai a uscire con shampiste ignoranti che manco sanno chi sono i Franz Ferdinand?

mercoledì 5 settembre 2007

non voglio questo oggetto

Sixteen giga? Gimme a break. Mi consolo con l'I. Pop.

Iggy Pop - Sixteen (video, live)

voglio questo oggetto



da qui

martedì 4 settembre 2007

Leave you when the summer comes a-rollin' (volevo solo essere la tua unica scarpa; o il tuo unico piede, al limite)

credo che dovremmo prendere questa situazione di lontananza come una opportunità per capire davvero fino in fondo cosa vogliamo

che figata! non ci avevo mica pensato, sai?! hai ragione tu, come al solito. ora sì che sto meglio.

sai quante volte ho dovuto reprimere la tentazione di alzare il telefono?

no. ma dev'esser stata davvero dura: povera cucciola...ti sono vicino

..mm..però, aspetta un secondo, il cellulare non si alza, al limite si apre, se è a conchiglia. questo dettaglio mi insospettisce. non è che hai un altro e non hai il coraggio di dirmelo? se è così, ti dico subito che non ti permetterò di tenere il piede in due scarpe (preferirei si dicesse tenere entrambi i piedi in una scarpa, renderebbe meglio il dolore che si prova; scusa la digressione)

mi sono innamorata come una ragazzina di un collega. così ti va bene?

effettivamente, no.

lunedì 3 settembre 2007

spoon & cherry (bomb)

Questa alternate version del pezzo della band di Austin è un po' come venisse cantata a un concerto in cui è saltata la corrente. Mancano solo i nostri cori.
Da ascoltare sino in fondo, c'è una piccola sorpresa.

domenica 2 settembre 2007

Ritorno da cold mountain

Ho pensato a questo momento diverse volte; a quando avrei scritto il post del rientro dalle vacanze. Sì, perché frattanto mi erano venute in mente idee e spunti, anche profondi e acuti; almeno, a me sembravano tali, allora. Ora invece non so che cazzo scrivere. E' per questo che sono praticamente costretto a ricorrere al vecchio e infallibile rimedio dei "nonni": il post a punti. Chi l'ha inventato non se ne abbia a male e sia al contrario orgoglioso di aver creato un classico:

_ dopo 20 gg. di assenza, non riesco a riconnettermi con l'amata Milano e la realtà in cui vivo e mi muovo ca. 340 gg. all'anno: la circostanza, di per sé abbastanza comune, potrebbe rappresentare lo spunto per le più svariate riflessioni, profonde e acute, ça va sans dire; ma un post a punti, purtroppo, non lo consente;  
_ forse è perché in vacanza ho vissuto nei più bei posti rispettivamente di mare e di montagna d'Italia: sono stato qui e qui (in cima);
_ di Peter Cameron, dopo l'ottimo ultimo libro, ho letto anche Quella sera dorata, che mi è sì piaciuto, ma meno;
_ non importa se sei stato a Soho o Stoccolma, ogni volta che torni, hai la conferma che Milano è il posto con la più alta concentrazione di gnocca sulla faccia della terra, oggettivamente; lo afferma uno a cui piacciono le bruttine interessanti e occhialute;
_  vorrei andare a vivere a NY (pochi mesi fa ero a un passo): ma poi dovrei cambiare l'URL del blog e così ci rinuncio;
_ mi accorgo che il blog è un po' come una fidanzata: sei felice di averlo, ma ti mette ansia da prestazione;
_ in vacanza, ho sognato il blog; 
_ mi sono innamorato della giovanissima cameriera del mio albergo; una sera a cena, riferendosi inequivocabilmente al piatto vuoto da pietanza terminata davanti a me, mi ha chiesto "posso portarti via?" ed era esattamente la stessa domanda che le volevo fare io;
_ infine, chiudo con un po' di odio: disprezzo i ristoratori che hanno sostituito il balsamico a quello di vino come aceto di default e chi, quando devi firmare un modulo o la ricevuta della carta di credito, ti dice "ho bisogno di un suo autografo qui" . 

sabato 1 settembre 2007

autunno caldo #2

L'andare ai concerti e restare aggiornati sara' anche un lavoro, ma quanto a stakanovismo chi li batte i Caribou? Qui la lista di concerti che i poveretti si devono fare nei prossimi due mesi (dal 28/9 al 31/10 suonano tutte le sere).
Vedrei bene il loro booking agent a dirigere una dozzina di sweatshops della Nike nel sudest asiatico.