lunedì 3 dicembre 2007

Viaggio al termine della strada

Uomo e bambino, padre e figlio, senza nome, denutriti e scheletrici, camminano lungo la strada diretti a sud, attraversando una terra devastata da un evento apocalittico non meglio precisato, il sole oscurato dalla cenere, l’inverno perenne, le piante bruciate, le case depredate e sventrate, gli animali estinti, incontrando solo bande di cannibali che mangiano i loro stessi figli.

Questa, e niente altro, è la trama de La strada, di Cormac McCarthy, lo scrittore americano premio Pulitzer considerato l’erede di Faulkner, qui dalla prosa meno ricca che nei precedenti (capo)lavori ma non meno emozionante nella sua asciuttezza; brevi quadri di azioni quotidiane, di dialoghi indimenticabili.

Non c’è speranza, non c’è meta, non c’è ragione di vivere, perché se anche sopravvivi a tutto, cosa c’è ad aspettarti? Il mondo non c’è più.

Ma uomo e bambino continuano a lottare istintivamente per vivere, anche se sarebbe più facile farla finita, in uno struggente e lirico viaggio che pone al lettore le grandi domande della vita e che respinge (a volte è insopportabile) e attira morbosamente allo stesso tempo

Non riesco a scrivere di più, sento già la fatica di quando si banalizzano le cose grandi che ti hanno emozionato.

1 commento:

  1. Il post giusto al momento giusto. Il libro è li', sul comodino. Pensavo proprio di iniziarlo stasera!!
    Mi "firmo", giusto per non essere anonimo, dato che ti leggo da un pò: http://unpostoperscriverci.splinder.com

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