martedì 20 novembre 2007

Talkin' about revolution (maybe)

Cinque giorni fa c’è stato il lancio dell’etichetta/blog (?) RCRD LBL, che ha l’assetto di un m-blog e da lì trae l’idea base di mettere in rete degli mp3 gratuiti; cambia (ma l’operazione ha un respiro molto più ampio) “solo” un piccolo dettaglio relativo al download: è legale. Gli artisti saranno quelli a contratto con rcrd stessa o con etichette consociate che hanno aderito all’iniziativa, che si propone, oltre di far soldi, anche di "take things to a different level and try to help the artists participate in the upside of creating a site that has an audience".
L'aspetto che più mi intriga della musica postata in rete è il consenso degli artisti indie, spesso sì più o meno rilasciato, ma obtorto collo; è anche questo che rcrd si prefiggerebbe di evitare, cioè impedire agli artisti di dover ingoiare rospi, far bion viso a cattivo gioco o mordere il proiettile: "not feeling like they have to bite the bullet and put it out there and not make any money from it" perché, come noto, "the artists like actually getting paid"; chissà allora se sarà questa, come pensa Wired, una grande risposta al problema (personalmente ho due o tre dubbi relativi alla natura umana, e in particolare all’individualismo, alla fame di emergere e alla libertà da qualunque vincolo, incluso quello della legge, che a mio modestissimo parere fanno parte della formula vincente degli m-blog "illegali"). Mi sembra però chiaro che ci sia voglia di cambiamento e se unisco mentalmente questa e l’operazione In Rainbows mi chiedo quale sarà il panorama tra, diciamo, due anni (cioè un lungo periodo, di questi tempi). In assenza di risposte o teorie decenti, ascoltiamoci: D.A.N.C.E. – ft. Mos Def & Spank Rock (link a mp3, così come gentilmente richiede rcrd) [via]

4 commenti:

  1. Chissa', chissa'. La musica e' oramai diventata un bene pubblico, tipo la difesa, le strade etc. Nessuno e' disposto a pagarla, tutti sono pronti ad appropriarsene e il fatto che io me ne appropri non limita la tua capacita' di fare lo stesso. Anni fa Terry Fischer di Harvard proponeva, come soluzione per gli Stati Uniti (ma ecco il problema: come fai a limitare?) di tassare tutti i cittadini per la musica e redistribuire il gettito sulla base degli ascolti/downloads. Ho semplificato moltissimo, ma questo era il succo. Se ti piace il tema, e divrebbe, visto quello che fai/ti accingi a fare, FONDAMENTALE il libro di Benkler (http://www.benkler.org) The Wealth Of Network, il miglior libro giuseconomico in materia (sponsorizzato in primis da Larry Lessig, ossia il legal guru di Internet). Chissa', chissa'.

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  2. Quello che dice fischer non mi sembra particolarmente nuovo, almeno in Italia.

    Il canone RAI funziona un po' così.
    Paghi per ascoltare/vedere "gratis" la radio e la TV.
    E paghi in base a quanti mezzi di ricezione hai in casa.

    Sao.

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  3. al di la' che usa la tassazione, che ovviamente e' uno degli strumenti con cui tradizionalmente si remunera chi fornisce piublic goods, non c'entra: il canone (che comunque e' insufficiente a sostenere un'industria, comunque completamente diversa da quella musicale) se non hai una tv non lo paghi. qui paghi con le tasse. In piu' c'e' un sistema per decidere come remunerare.

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  4. Ok, avevo letto male.

    Sao

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