giovedì 22 novembre 2007

...playing at my House

























Vorrei dire due parole su quello che c'è nella foto qua sopra. Sarò breve ché i post lunghi annoiano, a meno che non siano di Leonardo.
A proposito, questi ha recentemente proprio parlato a suo modo di House, la serie televisiva culto mandata in onda per la prima volta nel novembre del 2004; ieri anche Junkiepop ha detto la sua, confessando peraltro apertamente il proprio ritardo.
Naturalmente sul soggetto ormai è stato nel tempo detto di tutto e di più, ma se dovessi basarmi unicamente sui due post menzionati direi che non centrano con precisione il punto o, comunque, non sono esaustivi; è vero, il pezzo di Leonardo è tutto da ridere, è scritto da par suo e per ciò solo non dovrebbe contare, e infatti avevo solo voglia di dire che un post di Leonardo non centrava un punto di un qualunque argomento; così, tanto per provare il brivido; comunque molte altre volte mi sono sorpreso a sorprendermi di come ognuno vedesse in House una cosa diversa dagli altri e soprattutto da me, sebbene si tratti quasi sempre di differenze sottili (a volte solo apparentemente terminologiche, uno dice “stronzo” e l’altro “cinico”, cose così), ma importanti; la sorpresa deriva dal pensare che i motivi del perché il diagnosta americano (scusa per l'americano, Hugh) ci piaccia così tanto, a noi milioni di spettatori in tutto il mondo, siano in verità facilmente identificabili in pochi, saldi e incontrovertibili punti (e già non sono più breve, mannaggia, ché quando si parla di cose serie e temi vitali che ti appassionano va così, scusatemi).
Ecco i punti, semplici e puliti:
- House è un genio.
Un genio in assoluto ma, soprattutto, un genio nella sua professione; il fatto, ci dice lo script, è internazionalmente riconosciuto in tutto il mondo della medicina; questo fatto, da solo, in me suscita un’eccitazione di base già piuttosto alta: adoro i geni, ne sono attratto, capisco chi fa di tutto per frequentarli, mi succede nella vita vera, capisco chi li trova sexy e se li vuole magari pure scopare, insomma, il genio garantisce a chi ne è portatore un potere ed un’influenza assimilabili a quelli generati dalla estrema bellezza (vedi Dorian Gray) o dal potere/soldi (vedi uno tra i primi dieci nella classifica di Forbes): siamo umani, siam fatti così, che ci vuoi fare; e tutto ciò, giova ripeterlo, a prescindere da qualunque altra caratteristica, vale a dire anche se il genio in questione fosse pelato, basso, brutto, antipatico etc.; io quando sento che uno ha finito fisica quantistica a diciannove anni con tutte lodi, ecco, mi vien voglia di conoscerlo; io vorrei essere un genio, ma son solo un pirla, non è colpa mia, chiedete semmai a mia madre.
- House è un bell’uomo.
Ma non bellissimo, più sul tipo affascinante, che piace alle donne e non irrita per invidia gli uomini; si veste in modo informale, ha la barba di due giorni; è zoppo e usa il bastone, e pur odiando la cosa nel profondo, non perde occasione per giocare col suo vincastro o di farci air guitar su un pezzo rock anni settanta.
- Ecco, la musica.
House è appassionato di musica, rock e jazz in particolare, e chi non impazzisce sulla sua performance di air keyboard su Baba o’Riley può smettere di guardarlo; insomma, è figo sotto molti aspetti che girano attorno ai gusti e all’immagine; solo che è anche...
- ...stronzo, e parecchio.
Ma non la stronzaggine di chi è cattivo perché meschino e mediocre ed ha un cuore piccino piccino (come nelle telenovele) o perché è il male gratuito, come il personaggio interpretato da Kevin Spacey qui; fa lo stronzo, gioca a tirare la corda e nel farlo, gli escono comunque battute molto intelligenti e divertenti, e se una volta bersaglio delle battute sei proprio tu, chissenefrega! la battuta è bella, il resto non conta; e poi, più che veramente stronzo è straordinariamente ed esageratamente cinico (dice le cose come stanno); per esserlo ha delle ragioni gigantesche che non specifico per non fare spoiler, ma fidatevi.
- House non fa del male appositamente se non quando pensa che sia per un bene superiore, prendendo decisioni che gli altri buonisti non hanno il coraggio di considerare nemmeno e questo mi affascina in quanto ex studente di Law & Economics: mai farsi influenzare dall’emotività quando devi compiere una scelta "tragica".
- House ha un cuore.
É qui che ti conquista (quasi) definitivamente senza remore: lo sappiamo, perché non si è mai davvero ripreso dalla rottura con la sua ex donna; questa è la parte sentimentale, quella forse meno interessante; ma House è un romantico in senso più alto, perché è quando si arriva davvero al dunque, a temi come la morte e la vita, che House, dopo aver fatto pubblicamente il cinico e stronzo ad uso e consumo della platea di colleghi, è l’unico a prendere decisioni etiche; è in lui che il bambino autistico guarito uscendo dall’ospedale riconosce un cuore, lasciandogli nella mano il giocattolo preferito; è House che, dopo aver sparlato dei feti dicendo che “even fetuses lie” (geniale), in sala operatoria ha un’esitazione e uno sguardo incantato davanti alla manina del feto (la vita) che afferra il suo ditone inguantato (ma non si risparmia la battutaccia), mentre la madre incinta è a pancia aperta sul tavolo; è lui che non vuole che il musicista nero smetta di suonare capolavori; piccoli grandi momenti, non troppo frequenti e piazzati al punto giusto, che ti ricordano chi è dentro nel profondo House, sotto alla corazza pluristrato che si mette addosso ogni mattina prima di andare in ospedale; anzi, forse quella non se la toglie nemmeno per andare a letto; e comunque non arriva di mattina, ma avete capito;
- quel “quasi” del punto precedente è importante.
É una sotterranea e inconscia voglia di avere quella conferma sulla natura di House che mi fa tifare sempre per lui puntata dopo puntata, così come impedisce a chi lo circonda nella finzione della serie di abbandonarlo e mandarlo affanculo per sempre;
- i casi medici.
Nelle intenzioni dei creatori dovevano essere i protagonisti delle puntate, un po’ come se fossero dei puzzle polizieschi da rimettere assieme, e invece sono secondari e hanno poi lasciato il passo alla straripante simpatia e bravura di Hugh Laurie, lasciando come strascico delle originarie intenzioni solo quelle immagini di interni del corpo e batteri che si appiccicano alle pareti di qualche organo e così via; sono secondari, sì, ma fondamentali, perché danno il ritmo a tutto il resto;
- Cameron
Perché Cameron.

Ci sono sicuramente almeno altre grosse e ancor più piccole ragioni del successo planetario che ora io non ho più tempo di buttare giù, o che più semplicemente non mi sono venute in mente: sparate pure.

ps
Junkie, House è il bene, non il male (non funzionerebbe, altrimenti)

7 commenti:

  1. House a me piace, tra le altrs cose, perché parla del corpo umano.

    Un po' come "Siamo Fatti Così", il cartone animato che guardavo quando ero studente.

    Alla fine per me i casi clinici contano, come la personalità di Dr. House.

    Sao

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  2. purtroppo io in house vedo il male che sembra bene
    nel senso, nel mio lavoro purtroppo mi è troppo facile immedesimarmi in una situazione particolare (leggi CHASE con le lucine lampeggianti intorno) e le vessazioni ti assicuro che su quel livello, rivederle, riderci sopra, e alla chiusura della puntata dirsi cavolo, quando mi succede a lavoro mica ci rido così tanto
    quindi in un certo senso, come dicevo per me house è il male, ma in fondo mi piace.
    aggiungo al tutto che non trovo altra ragione al masochismo, in aggiunta ai punti che hai menzionato te (tolgo Cameron, semmai preferisco come tipo la Warner)

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  3. personalmente all'università o nel lavoro mi è capitato di incontrare qualcuno in posizione di superiorità che mi facesse sentire cretino e sono quelli che preferisco; le persone il cui cervello va 10 volte più veloce del tuo sono quelle che ti fanno crescere. è una sfida. se invece a vessarti è un idiota prepotente devi solo sputargli nel caffè.

    ice

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  4. ecco pensa se quello lì è il tuo capo, anzi capA. fai te

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  5. leggere l'intero blog, pretty good

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