giovedì 8 novembre 2007

i wanna be your blog

dublino è una città importante, per me.
non in quanto dublino; non ha un carattere così forte da essere essa stessa fonte di esperienza in quanto tale, come per esempio, cito a caso, new york.
anche se non ci metto piede da un bel po’, il fatto è che nella capitale irlandese mi sono successe cose che non si ripeteranno mai più e che mi hanno segnato per sempre; certo, detta così suona un filo melodrammatica; ma il senso letterale non lo posso smentire.
ad esempio c’è stata lei, a dublino; nadège la francese, una ragazzina che bazzicavo e che si spacciò per 16enne per tutto il tempo in cui andammo assieme, per poi confessare al momento dei pianti e dei saluti di fine vacanza che di anni in realtà ne aveva solo 13 (e che, di nascosto, fumava 3 pacchetti di goluàs al dì); sono rimasto nei confini legali stabiliti dal nostro codice penale (quello irlandese ho paura a consultarlo) per un soffio, visto che l’eccezione al nostro limite di 14 anni è proprio quando l’altra persona più grande ha non più di tre anni di differenza e cioè 16; fiuuu. in seguito mi ha scritto lettere involontariamente esilaranti che da ragazzo più cresciutello e stupido ho malignamente riletto in compagnia di amici per farci un sacco di risate stonate; contengono perle come “i sorry for my english. i’m bad”, “you can go in my house when you want. my parents are ok”, “you me lacking”, “you have a girlfriend now? tell me please. me no because i love a boy his name is dario”, “i’m kiss you a lot. you kiss me? you love me?”, “i like italia because my mother is italia”, “excuse me for my ritardo”, “he’s ti somigliare”, “my family ti tell hello” ma soprattutto “va gang cool” (vaffanculo).
in realtà quando facevo lo sbruffone a posteriori, ai miei amici non ho mai detto che una volta separatici maldestramente senza scambiarci alcun recapito, confidai tutto il mio panico per la perdita apparentemente irrimediabile a una sconosciuta italiana su un autobus e su suo impulso feci poi un giro impressionante di telefonate disperate a amiche e alla scuola della ragazza, che finalmente, alla faccia della privacy che al tempo non aveva tutta sta importanza e si era tutti più umani, mi comunicò l’indirizzo francese di lille per la mia gioia e sollievo massimi. ah, le donne francesi e i loro costumi liberi! son convinto che se ci scambiassimo e i maschi italiani vivessero nello stesso paese delle femmine francesi e viceversa staremmo tutti meglio. o almeno, i like di pensare so.
questo sarebbe un bel quadretto romantico, e io sono ora un partner fedele, almeno credo; però al tempo giocavo a fare il finto mascalzone latino, e in concomitanza con la suddetta francese stavo con una spagnola e con un’italiana; quest’ultima, diabolica, mi spinse a baciarci in discoteca non appena la francese si allontanava in un altra sala e la spagnola era andata a casa. capite ora perché dico che son cose che non mi capiteranno più? tre ragazze contemporaneamente, e nello stesso posto, tipo film comico che poi giustamente finisce a schifio. dicevo dell’italiana: questa tizia era al tempo un’emule della glenn close di attrazione fatale, insomma era un po’ inquietante nel suo ossessivo innamoramento adolescenziale: infatti una mattina entro in classe per la lezione di inglese con tutti già seduti e l’insegnante alla cattedra che mi guardano e poi guardano la lavagna: era coperta fittamente della stessa frase, tipo jack nicholson in shining o bart simpson nei titoli di testa: “dario, i wanna be your dog”; la sera prima qualcuno le aveva detto che mi piacevano iggy and the stooges e così si era intrufolata nella mia classe al mattino presto per mandarmi un romantico messaggio; solo che non credo che nella classe in molti conoscessero quel pezzo e chissà che cosa devono aver pensato; a ben guardare non ero per nulla imbarazzato, facevo solo finta; in realtà ero orgoglioso come un piccolo e vanitoso maschietto qualunque.
qualche anno fa l’ho incontrata a milano: è stata simpatica, ma si vedeva che non era più presa come allora. portava in giro il cane.
oggi il tempo di dublino è lontano, lavoro da sette anni e mi sembra che sia l’unica cosa che faccio, l’unica che mi accade.
a parte aver aperto un blog.

5 commenti:

  1. Non mi fare quello depresso!!!
    E' pieno di francesi là fuori che aspettano!
    Perchè non potrebbe ricapitarti?
    Potrebbe ricapitarti eccome se potrebbe ricapitarti!

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  2. perché allora avevo i capelli lunghi.
    scherzi a parte, la chiosa in effetti dà al tutto un sapore malinconico che non era nelle mie intenzioni.

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  3. Non sei l'unico che è stanco di questa monotonia...

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  4. va gang cool! ahahah meno male che ho letto sto post a casa chè posso ridere liberamente!!!

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  5. molto intiresno, grazie

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