giovedì 4 ottobre 2007

Paul Auster is playing at my house

presente blue in the face e smoke?
la poetica della bottega sotto casa che smette di essere solo negozio per divenire luogo di incontro e di chiacchiera di quartiere? quando il gestore non si limita ad interpretare la parte del commerciante ma assume le vesti dell’intrattenitore o confessore?
nella vita vera, nella milano delle vetrine infighettate, quell’atmosfera la puoi trovare da un vecchio barbiere situato nel mezzo di chinatown, in via giusti
il proprietario, sergio, è un auggie/keitel che da 40 anni gestisce gli affari con un fedele collega-amico, ciascuno con la propria postazione-poltrona
la prima volta entri e ti siedi ad aspettare, acchiappando dalla cesta il primo settimanale che ti viene a tiro, rassegnato a far passare nella noia quei minuti d’attesa
all’inizio infatti pare tutto nella norma, e il silenzio nella stanza, movimentata dai gesti esperti e concentrati dei due barbieri, è rotto solo dal giornale radio che in sottofondo dà le ultime notizie
poi la voce che riporta un patetico fatto di politica interna fornisce la scusa, e col tuo capo ancora chino sulle figure del giornale, odi una frase inaspettata: "chel lì, me la conta minga giusta"
è il segnale, lo spettacolo ha inizio: in un crescendo che pare orchestrato dalla sapiente mano di uno sceneggiatore, i due si scatenano, quasi fossero un'affiatata coppia di consumati attori comici
il fatto che uno sia milanese/interista e l’altro pugliese/juventino fornisce ai due materiale inesauribile su cui ricamare schermaglie a tratti esilaranti che non sconfinano mai in volgarità gratuita
gli astanti sono interpellati e coinvolti con grazia negli scambi portati avanti con verve dai due e spesso intervengono quindi a dire la loro
è un piccolo miracolo a milano e la gente se ne è accorta; infatti non è mai vuoto e si percepisce chiaramente che i clienti non sono lì solo per tagliarsi i capelli (mi è capitato di notare che spesso palesemente non ne hanno necessità) ma per evadere per 40 minuti dalle proprie frenetiche vite accedendo a un mondo diverso e fermo nel tempo chissà dove
intendiamoci, non si tratta di discorsi filosofici di alto livello, e per fortuna; altrimenti l’ultima volta sergio, fuori dai soliti scherzi e in un momento di calma, non mi avrebbe per esempio raccontato, con lucidità e semplicità popolana, portandomi quasi alle lacrime, di quanto gli manchi la sorella recentemente scomparsa, la sorella tra dieci fratelli con la quale c’era un rapporto speciale, la sorella che al lago aveva la casa a fianco alla sua e bussava tutti i giorni alla finestra per proporgli un caffè insieme, la sorella che ora lui al lago dalla sua morte non ci va più perché “senza di lei mi viene la tristezza”
comunque, al momento di pagare gli 11 euro del taglio, non hai così voglia di tornare fuori mentre dentro lo show continua, ma tanto poi sai che loro sono sempre lì e gli dai appuntamento alla prossima, con un calore reciproco raro da trovare negli asettici esercizi commerciali predominanti nel panorama meneghino
hey, aspetta un attimo; dal riflesso dello schermo del computer da dove scrivo si capisce benissimo che ho proprio bisogno di una spuntatina
ragazzi, sto arrivando

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